Quando pensiamo a un lungometraggio come l’ormai cult La Piscina,diretto da Jacques Deray nel 1969, non possono non venirci in mente i leggendari Romy Schneider e Alain Delon.
Belli, bellissimi, fin troppo perfetti, seppur segnati (analogamente ai personaggi da loro interpretati) dalle innumerevoli prove e vicissitudini a cui ci sottopone la vita.
Ex coppia che a suo tempo ha fatto sognare innumerevoli spettatori in tutto il mondo, Schneider-Delon è, come in molti hanno a loro tempo pensato, probabilmente, il motivo principale per cui Deray abbia deciso di realizzare questo suo lungometraggio, riproducendo sul grande schermo quella tensione e quel non detto tipici di numerose relazioni non finite nel migliore dei modi. Ma sarà stata sufficiente tale gloriosa (ex) coppia a far sì che l’intero lungometraggio funzionasse? Cerchiamo di darvi un’occhiata più da vicino.

Thriller psicologico interamente ambientato all’interno di una lussuosa villa in Costa Azzurra, La Piscina ruota sostanzialmente intorno a quattro personaggi.
Jean-Paul (Delon, appunto) è uno scrittore di poco successo che lavora come pubblicitario per una ditta. La sua compagna Marianne (Schneider), invece, è giornalista. Durante una delle loro giornate trascorse a oziare a bordo della piscina della suddetta villa, i due ricevono una chiamata dal loro amico Henri (impersonato da Maurice Ronet), il quale sta per andarli a trovare insieme alla sua figlia diciottenne, l’affascinante e maliziosa Pénélope (Jane Birkin). Cosa comporterà questa inaspettata convivenza?
Ciò che caratterizza il presente La Piscina, come già precedentemente accennato, è una continua, costante e logorante tensione ulteriormente accentuata e portata all’estremo dalla vicinanza dei quattro protagonisti. I precari rapporti interpersonali non hanno bisogno di molto tempo prima di implodere. Litigi, lacrime, frasi non dette, chiacchierate rivelatorie a bordo piscina, mentre tutti sono impegnati a divertirsi a una festa, ma anche cene improvvisamente interrotte contribuiscono a dar vita a un buon crescendo di tensione, lasciando, al contempo, presagire il peggio fin dai primi minuti. Fin da quando vediamo Jean-Paul e Marianne soli nella loro villa, visibilmente annoiati all’interno di una relazione che sembra andare avanti (quasi) solo per inerzia.

Eppure, nonostante ciò, La Piscina è caratterizzato altresì da una forte, fortissima tensione erotica. La sempre presente (sebbene a volte dormiente) tensione erotica tra Jean-Paul e Marianne, così come la tensione erotica tra Marianne ed Henri e la tensione erotica viva e pulsante nella precoce Pénélope.
Jacques Deray, dal canto suo, conosce bene il potenziale di tale tensione, al punto da decidere di farne la sua protagonista principale (scelta, la presente, che ha inevitabilmente fatto perdere di mordente alla componente thriller).
E così, dunque, La Piscina (ricordato ancora oggi nell’immaginario collettivo principalmente per le scene d’amore tra Schneider e Delon in costume da bagno) è principalmente caratterizzato da corpi esteticamente perfetti e statuari, da sottili, algide e ambigue espressioni, da un profondo senso di solitudine di fianco a una sceneggiatura che, considerata scevra dai sopracitati elementi, risulta, purtroppo, tanto, troppo debole.
Eppure, nonostante ciò, questo lungometraggio di Jacques Deray è diventato immediatamente cult. Nel 2015 il regista Luca Guadagnino ha persino voluto realizzarne un remake: A bigger Splash. Ma questa, naturalmente, è un’altra storia.
