Il mito di Dracula non muore mai e si presta a tantissime trasposizioni: lo sa bene Robert Eggers, regista del nuovo horror che nel 2024 ci regala Nosferatu, la sua opera post-moderna dedicata al vampiro di Bram Stoker.
Nosferatu, di che cosa parla

Nosferatu prende piede nei primi anni ‘20 del 1800 in una fittizia cittadina tedesca, quando una notte la giovanissima Ellen (Lily-Rose Depp) prega e piange per la sua profonda solitudine, fino ad avere un contatto ultraterreno con uno spirito che le rivela di doversi unire a lui. Ellen, soggiogata, accetta e per questo soffrirà di incubi e visioni.
Passano dieci anni ed Ellen vive insieme al suo amato marito Thomas Hutter (Nicholas Hoult), agente immobiliare che accetta un incarico da parte del suo datore di lavoro, il signor Knock (Simon McBurney): deve vendere una dimora al Conte Orlok (Bill Skarsgård) che vive in Transilvania. Quello che non sa Thomas, è che lui fa parte di un patto occulto tra Knock e Orlok.
Ellen sente che c’è qualcosa che non va e scongiura il marito di non partire, peró Thomas sottovaluta e va incontro il suo torbido destino, lasciando la moglie alle cure della benestante coppia Friedrich e Anna Harding (Aaron Taylor-Johnson e Emma Corrin) e del dottor William Sievers (Ralph Ineson). Quest’ultimo, vista l’isteria di Ellen, chiede aiuto ad Albin Eberhart von Franz (Willem Dafoe), un ex professore ossessionato dall’occulto.
Ma le intenzioni di Orlok sono maligne e sussistono sin da quel pianto disperato della Ellen prepubescente.
Robert Eggers e le sue scelte di forma

Robert Eggers è un regista statunitense e amante del gotico, una delle nuove voci del genere horror/thriller insieme ad Ari Aster e Jordan Peele che, proprio come i colleghi citati, si basa sulla destabilizzazione degli individui e sulle reazioni più viscerali.
Tra le sue opere troviamo:
- The Witch (2015), esordio del regista che parla di folklore e del male che pervade un personaggio femminile che cerca di sfuggire a una società maschilista e religiosa del 1600;
- The Lighthouse (2019), totalmente in bianco e nero, è un meraviglioso film su una convivenza forzata che porta in superficie demoni personali, in un crescendo di follia e claustrofobia;
- The Northman (2022), un racconto epico vichingo dedicato al principe Amleth e alla sua vendetta per il padre brutalmente assassinato.
Come ogni regista, Eggers ha la sua firma e in Nosferatu la mette in risalto: la pellicola è visivamente impressionante, con composizioni che ricordano i ritratti fiamminghi.
L’uso di candele e luce naturale negli interni è non solo realista per il tempo, ma anche funzionale alla storia, dove la doratura fuoriesce solo sul finale, sul bene che trionfa sul male, e si contrappone alla luce verde, grigia e blu delle scene più disperate.

La scena nella quale Ellen viene posseduta, o meglio, ha un attacco epilettico dato dall’adrenalina della sua confessione, ha una luce soffusa ma calda, color seppia. Questo perché nell’orrore del momento, Ellen e Thomas sono attratti l’uno dall’altro, finendo per congiungersi. Dunque, non c’è solo disperazione in quello che si vede. È evidente, inoltre, l’onnipresenza delle ombre, che mangiano parte dell’inquadratura ricreando l’inquietudine.
Nonostante la matrice del genere, Nosferatu è un film realista, con riferimenti storici accurati, una scenografia e costumi precisi. Per fare un esempio, la scena di esumazione del vampiro in Romania si rifà a leggende del ‘700 (come quelle dei serbi Arnold Paole e Peter Plogojowitz) e a rapporti medici (es. Visum et Repertum).
E, ancora, una delle scelte fatte dallo scenografo Craig Lathrop è l’utilizzo dell’esterno del Castello di Hunedoara, in Transilvania, dove fu brevemente imprigionato Vlad l’Impalatore. Inoltre, i costumi (a cura di Linda Moore) sono dettagliati e vengono usati per raccontare anche le differenze sociali, tra chi è ricco e meno. Differenze che sono importanti per Thomas e che costituiscono una delle sue principali preoccupazioni. Ad esempio, Friedrich Harding ha dei vestiti con tessuti lucidi, fantasie complesse e dettagli d’oro. Possiede anche diversi cilindri, diversamente da Thomas che ne ha uno solo. E sua moglie Ellen possiede un corsetto con i lacci davanti, poiché non può permettersi il lusso di pagare una servitù che glielo allacci.
Nosferatu, il tono è impostato da un cast eccezionale

Nosferatu è un bellissimo film non solo per la fattura, ma soprattutto per il tono della storia. Sembra quasi una tragedia pirallendiana, in cui il male più marcio è comunque limitato dalle leggi divine del matrimonio. Questo perché la pellicola è incentrata sull’abuso e la manipolazione (come se ne parlerà più avanti in questa recensione) e per attuare tali comportamenti, bisogna far leva su leggi morali e divine per far sentire in colpa la vittima.
L’eccellente cast è la chiave principale per la riuscita di questo film: Bill Skarsgård è un Orlok impeccabile, un vampiro cosacco con baffoni, marcio e distrutto dai millenni, cui male fuoriesce gutturalmente dalla sua bocca. Lily-Rose Depp dimostra di essere degna del suo cognome in questo forte e fragile personaggio di Ellen, dove mette tutta se stessa nel rappresentare un dolore più grande di lei. Anche Nicholas Hoult è il perfetto Thomas, che cerca di provvedere e migliorare la vita della moglie. E, ovviamente, menzione speciale a Willem Dafoe, cui eccentricità espressiva è perfetta per il ruolo dell’ex professore.
Nosferatu, l’abuso sessuale e i riferimenti cristiani

Nosferatu ricorda che l’horror è un genere che ha bisogno di esistere, perché mette lo spettatore nella condizione di assistere e provare cose spaventose che non tutti vivono. Più è viscerale, più è catartico ed istruttivo.
In questo film dove l’oscurità è protagonista, bisogna richiamare un concetto tipico del psicanalista Carl Jung, ovvero che l’ombra è la personificazione di tutto ciò che non si vuole essere, che viene nascosto e represso. Di seguito alcuni esempi:
- L’ombra di Thomas risiede nel suo complesso di inferiorità e pur di ribaltare la situazione finanziaria, inizialmente ignora i segnali di pericolo;
- Invece l’ombra di Ellen è Nosferatu stesso, è l’abuso a cui è stata sottoposta e la malinconia che si trascina. Le sue emozioni tristi da sempre vengono soppresse, svelate e trattate nel peggior dei modi, tipici dell’epoca vittoriana.
Orlok, dunque, è la vergogna di Ellen perché l’ha abusata da piccola approfittando del fatto che la ragazzine volesse solo parlare e che fosse in cerca di una connessione e accettazione, per superare la sua solitudine.

Superare un abuso è difficile, non tutti ci riescono, alcuni hanno bisogno di soluzioni estreme, qualcun’altro ha bisogno di accettare la sua ombra e, per questo, il finale di Nosferatu è triste, disperato quanto forte: Ellen comprende che non è portatrice del male, ma liberandosi dalla vita può essere salvezza, proprio come le ricorda il Professor von Franz.
Dunque, la donna si veste da sposa e si prepara volontariamente per la morte, si suicida – o meglio – si sacrifica. La consumazione del matrimonio con Orlok equivale a salvare gli altri dalla sua depressione e dal male, in quello che è un rito di stampo religioso. E se Nosferatu è visto come un negativo di Gesù Cristo, è Ellen che distrugge il male, proprio come la figura cristiana che versa il proprio sangue per la salvezza di tutti.
Eggers dirige un’esperienza visiva straziante
Guardare Nosferatu è come assistere a una persona cara che viene posseduta dalla malattia e che, purtroppo, cede. Robert Eggers regala un’esperienza spaventosa e dolorosa in un ambiente poco ignoto come le turbe della psiche. Di sicuro non una semplice visione da nerd dell’horror: per recuperare Nosferatu, è possibile ritrovarlo nel catalogo di Now Tv.
