Flashback parte mostrandoci la vita di Fred (Dylan O’Brien) in un momento di assoluta depressione.
Solo, emarginato, alle prese con un lavoro monotono e grigio, deve far fronte alla grave malattia della madre, affetta da demenza, che lo lascia attonito e sconvolto.
All’improvviso, la sua psiche e la sua vita vengono riaccese dal ricordo di Cindy (Maika Monroe), vecchio amore dei tempi del liceo quando era un adolescente emarginato e bullizzato.
Nel momento in cui riabbraccia due suoi ex compagni di quegli anni e ritrova Cindy, per Fred comincia una ricerca che ha più le sfumature dell’ossessione, mentre la sua mente rimane sempre più vittima di visioni, flashback inquietanti e strane premonizioni.

Sempre più perso dentro un viaggio da incubo, incapace di tirarsene fuori, Fred in breve tempo comincerà a capire che la realtà che lo circondava non è mai stata come sembrava, che il mondo è incredibilmente più complesso e misterioso di quanto pensasse.

Christopher MacBride scrive e dirige con Flashback, un film sci-fi distopico, esistenziale e metaforico come non se ne vedevano da moltissimo tempo, in cui riecheggiano gli echi di ciò che le sorelle Wachowski, Proyas e numerosissimi autori di anime ci hanno già mostrato sulla lotta tra individuo e collettività, tra psiche e società.

Flashback di Christopher MacBride è una sorta di scatola cinese, in cui il concetto di quotidianità, viene sostanzialmente messo da parte e distrutto a mano a mano che fanno la loro comparsa i viaggi nel tempo, le dimensioni parallele e un orrore che si nasconde dietro la quotidianità apparentemente inoffensiva.

Christopher MacBride dimostra, se non altro, una notevole volontà di recuperare le atmosfere della fantascienza autoriale che fu, andare oltre la dimensione mainstream creando una metafora dell’individuo prigioniero nella apparente libertà della vita civile, come accadeva nel piccolo capolavoro Upgrade di Leigh Whannell.

O’Brien per gran parte della durata del film, riesce a nascondere la progressiva perdita di coesione dell’insieme che finisce col ridursi ad susseguirsi di citazioni e omaggi, senza dare sbocco ad altro che una perdurante sensazione di deja vu.

MacBride inj questa opera, forse presuntuosa, inserisce la teoria della relatività, quella dei blocchi e dei quanti, senza rendere perfettamente chiaro e potabile allo spettatore come il mondo di Fred sia composto, come egli arrivi soprattutto ad una rivelazione se non con il sotterfugio abusatissimo di una droga.
Altro problema è come la sceneggiatura ad un certo punto da minimal e progressiva, subisca un’accelerazione assolutamente incoerente, con una tinta horror che viene eccessivamente inquinata e sbiadita da un lato romantico privo del fascino e della malinconia necessari ad interessare lo spettatore.

Flashback è quindi di base un b-movie che però ambiva forse ad essere qualcosa di più, a porsi come opera di genere a metà tra recupero ed innovazione. Ma si tratta di un tipo di operazione che si può fare solo con la condizione di avere una scrittura abbastanza evoluta e con idee chiare. Qui entrambe mancano.