Nessun film di fantascienza probabilmente ha avuto un impatto sull’immaginario collettivo così profondo, così importante e, da certi punti di vista, anche così traumatizzante di Alien di Ridley Scott.
A distanza di decenni da quell’orrore fantascientifico in cui si citavano tematiche profonde e attualissime come lo stupro, il sessismo, la perdita di moralità ed empatia e di valori della società, la femminilità vendicatrice, ha ispirato e continua ad ispirare tantissime opere d’arte, non solamente cinematografiche o televisive.
Alien on Stage di Danielle Kummer e Lucy Harvey, è senza ombra di dubbio un documentario davvero folgorante sull’importanza del film di Ridley Scott, ma soprattutto sull’imprevedibilità dell’arte, su come essa sappia mutare, cambiare, rimanere se stessa eppure caricarsi di altri significati e di altri sogni, fino a talvolta cambiare completamente.

Protagonisti di Alien on Stage sono un gruppo di attori amatoriali del Dorset, in maggioranza autisti o impiegati dell’agenzia di trasporti pubblica locale, che nel 2020 hanno avuto la brillante idea di portare su un palco teatrale il film.

Quasi tutti di mezza età, assolutamente “improbabili” nei rispettivi ruoli, guidati da un regista ex militare e pieno di ansie, gli improvvisati attori, tra prove caotiche e improvvisazione daranno vita ad un’odissea che li porterà incredibilmente dal teatrino di provincia, ad uno dei palcoscenici più importanti di Londra, soprattutto in questo percorso dimostreranno l’amore per quel film e per lo stare insieme grazie all’arte.

La cosa più incredibile di questo documentario, non è solamente realizzare quanta creatività, quanto talento e quanta fantasia si nascondono nell’uomo comune, in chi magari incrociamo su un bus o in panificio, ma soprattutto come il cinema sappia rendere più ricca più bella e più varia la vita di chiunque.

Questi novelli attori, ognuno alle prese con i suoi piccoli problemi personali e con una mancanza cronica di talento per la recitazione però compensata da determinazione e spirito di gruppo, diventano simbolo non tanto di un pubblico creativo, ma del concetto stesso di artista, così com’era nei primi uomini.


Alien on Stage piacerà soprattutto a chi magari ha fatto parte di una compagnia teatrale amatoriale, di chi sa cosa vuol dire trovarsi su un palco senza una vera preparazione, il turbinio di emozioni, di attese, di tensione che può suscitare e che questo documentario rende tangibile e comprensibile in modo universale.

Realtà assolutamente incredibile, uno dei film più spaventosi mai ambientati nello spazio, su quel palco diventa allegria, commedia, rito collettivo ilare che ad un tempo decostruisce ed assieme innalza il film del 1979, palesando la sua iconicità, il suo essere patrimonio comune dell’umanità e quindi adatto per ogni occasione od interpretazione, sia dentro uno schermo che, per dirla come gli inglesi, “on stage”.