Dirigendo generi diversi, dal thriller alla fantascienza, dall’avventura alla commedia, Ridley Scott ci ha fatto viaggiare nel tempo e nello spazio con i suoi film.
Il regista e produttore britannico è noto per la sua versatilità, per la cura ossessiva delle immagini e per un talento straordinario nella direzione degli attori.
Nominato agli Oscar per Thelma e Louise, Il gladiatore, Black Hawk Down e Sopravvissuto-The Martian Ridley Scott non ha ancora portato a casa la statuetta, ma nella sua carriera ha vinto diversi premi tra cui due Golden Globe per Sopravvissuto- The Martian.

Ridley Scott ha studiato pittura per sette anni e ha esordito nel mondo cinema in qualità di scenografo, per poi passare alla regia di telefilm per la BBC e spot pubblicitari.
Il più noto è quello per il lancio dell’Apple Macintosh, intitolato 1984, come l’omonimo romanzo di Orwell. Queste esperienze gli sono servite per creare un proprio stile e a trasformarlo da regista in un vero e proprio autore.

“Il regista è il regista: tutto deve passare per le sue mani e sta a lui dire sì o no, e suggerire miglioramenti. Questo è un vero regista.” Ridley Scott

Ridley Scott è un vero regista. 
Disegna personalmente i dettagli delle scene del set; le sceneggiature vengono riscritte più e più volte per assecondare le sue esigenze; molto spesso gira in prima persona dietro la cinepresa facendo da operatore aggiunto. Ama i suoi film e si vede. Certo, non sempre si tratta di opere pienamente riuscite e, a volte, ha fatto qualche passo falso. Ma al creatore di Alien e di Blade Runner, si perdonano anche i film meno belli.

Nel 1977 Ridley Scott ottiene i finanziamenti per dirigere il suo primo film: I duellanti, interpretato da Harvey Keitel e Keith Carradine tratto da un romanzo di Joseph Conrad. Una pellicola coraggiosa  incentrata interamente su un duello. Il tema è molto amato dal Ridley Scott ed è al centro della storia anche del suo ultimo film di prossima uscita The Last Duel che, invece, è basato sul romanzo The Last Duel: A True Story of Crime, Scandal, and Trial by Combat in Medieval France di Eric Jager.

I duellanti è un esordio notevole. Nonostante non sia un grande successo al botteghino, attira l’attenzione di un folto gruppo di appassionati che gli attribuiscono lo stato di film culto.
Al centro della storia c’è la lunga battaglia tra due ufficiali di cavalleria durante le guerre napoleoniche. L’opera prima di Ridley Scott conquista gran parte della critica e subito si guadagna il premio speciale della giuria (presieduta da Roberto Rossellini) al Festival di Cannes ed il David di Donatello che lo farà notare nell’ambiente cinematografico. Già da questo film, Ridley Scott brilla per il suo talento dietro la macchina da presa.

Nel giro di tre anni Ridley Scott ci regala  due capolavori assoluti che rivoluzionano l’idea della fantascienza: Alien e Blade Runner.
E’ difficile riuscire a superarsi dopo aver realizzato due colossi della storia del cinema. Ridley Scott, da quel momento, si porta dietro il peso di questi due cult sulle spalle che non è riuscito (ancora) ad eguagliare.
Dopo aver girato Legend (1985), Chi protegge il testimone (1987), Black Rain (1989) e Thelma e Luise (1991) , Ridley Scott torna al genere storico con 1492-La Conquista del Paradiso (1992).

Il film racconta i  viaggi di Cristoforo Colombo ( Gerard Depardieu) verso il nuovo mondo.
Fu realizzato su commissione da Paramount Pictures in onore al cinquecentesimo anniversario del primo viaggio di Colombo e della Scoperta dell’America. Per sua sfortuna, questo film debutta quasi in contemporanea con Cristoforo Colombo-La scoperta diretto da John Glen, creando spesso confusione tra le due pellicole. La storia del pioniere genovese secondo Ridley Scott, vanta sia una notevole fotografia sia una colonna sonora (di Vangelis) che è diventata celebre… probabilmente più del film stesso.

Celebre lo è diventato anche Russel Crowe nel 2000 grazie a Il Gladiatore in cui ricopre gli ormai leggendari panni di Massimo Decimo Meridio.
A parte qualche imprecisione (o meglio invenzione) storica, il film ha un forte impatto emotivo e visivo che lo fanno amare immediatamente dal grande pubblico.  
Il generale Massimo viene tradito quando Commodo (Joaquin Phoenix), l’ambizioso figlio dell’imperatore Marco Aurelio, uccide suo padre e s’ impossessa del trono. Ridotto in schiavitù Massimo ricompare nell’arena tre le file dei gladiatori per vendicare l’assassinio della sua famiglia e del suo imperatore.

Al mio segnale scatenate l’inferno!

Massimo Decimo Meridio

Alcune frasi de Il Gladiatore sono diventate talmente famose che le pronunciamo quotidianamente nelle nostre vite, quasi dimenticando da dove provengano. Tra l’altro, quando le troviamo scritte e le leggiamo, è impossibile non sentirle nella nostra testa con la voce di Luca Ward.
Il successo planetario di questo film è dovuto sicuramente alla forza del racconto epico, dalle grandissime interpretazioni di Russel Crowe e Joaquin Phoenix, dalla potenza visiva della fotografia, della scenografia e dall’indimenticabile colonna sonora. Il film è ispirato al romanzo di Daniel P.Mannix del 1958 Those about to die (Quelli che stanno per morire).

Il film ha vinto numerosi premi, tra cui cinque Oscar alla 73ª edizione: miglior filmmiglior attore protagonista per Crowe, migliori costumimiglior sonoro e migliori effetti visivi.
Ha anche ricevuto quattro premi BAFTA al 54° British Academy Film Awards per il miglior film, la miglior fotografia, la miglior scenografia e il miglior montaggio.
Sin dalla sua uscita Il gladiatore è stato anche accreditato per aver riacceso l’interesse per il genere peplum e per l’intrattenimento incentrato sull’antica cultura greca e romana. A proposito degli effetti speciali, i film vanta delle notevoli sequenze.

Un lavoro eccezionale è quello legato alla  creazione di un doppio digitale.
L’attore Oliver Reed , che interpretava Proximo, morì improvvisamente sul set a Malta prima che tutte le sue scene fossero state girate. Il tragico evento obbligò la produzione a trovare una soluzione per  le scene rimanenti che coinvolgevano il suo personaggio con un costo stimato di 3,2 milioni di dollari per soli due minuti di riprese aggiunte. Riuscirono a realizzare questa piccola magia fotografando una controfigura in ombra e mappando una maschera tridimensionale fatta di immagini al computer del volto di Reed.  Il film stesso è dedicato proprio alla sua memoria.

Una pellicola potenzialmente simile a Il Gladiatore in struttura e impostazione  è Le crociate. Nonostante vanti una parte tecnica di altissimi livelli (fotografia, costumi, scenografie, musiche, effetti speciali) questo film del 2005 di Ridley Scott non ricalca i livelli del film precedente a causa di un protagonista non carismatico come Massimo Decimo Meridio.  
Le crociate-Kingdom of Heaven è ambientato nell’epoca delle Crociate ed è incentrato in particolare sul personaggio storico romanzato di Baliano di Ibelin prima e durante l’assedio di Gerusalemme.

La storia parte dal 1184. Baliano (Orlando Bloom) è un maniscalco francese rimasto da poco vedovo. Ricercato per l’omicidio del prete del villaggio, tenta di fuggire e ritrova il suo vero padre, il cavaliere Goffredo di Ibelin (Liam Neeson), diretto in Terra Santa per raggiungere i suoi possedimenti. Baliano si unisce a lui, ma al punto d’imbarco Goffredo viene ucciso da dei gendarmi francesi che erano alla ricerca del figlio. Prima di spirare, il padre fa pronunciare al figlio il giuramento del Cavaliere:

Non avere timore innanzi ai tuoi nemici, sii impavido e retto cosicché Dio possa amarti, di’ il vero sempre, anche se ti conduce alla morte, salvaguarda gli indifesi e non fare torti.
È il tuo giuramento.

Goffredo ordina al figlio di proteggere gli indifesi e servire il re di Gerusalemme. Giunto in Terra Santa, Baliano eredita i possedimenti del padre e si unisce alla crociata contro Saladino ( Ghassad Massoud) , dimostrando come la guerra religiosa sia risolvibile senza violenza.
Ridley Scott ha ricevuto molte lettere di ringraziamento e congratulazioni dai gruppi musulmani per la sua rappresentazione uniforme della religione. Infatti, dal film viene fuori un chiaro messaggio di rifiuto degli estremismi, dei dogmi religiosi e di strumentalizzazioni culturali. E’ un inno alla rettitudine, quello del regista britannico.

Nel 2010 Ridley Scott torna al genere storico continuando la collaborazione con Russel Crowe.
L’attore australiano questa volta veste i panni (anzi la calzamaglia) di una leggenda inglese: Robin Hood. L’omonimo film ha aperto la 63esima edizione del Festival di Cannes e ha avuto un buon successo al botteghino.

Il film era originariamente stato concepito con il titolo Nottingham e la storia avrebbe dovuto incentrarsi sulla figura di un simpatico sceriffo alle prese con un Robin Hood più brigante che eroe; entrambi erano coinvolti in un triangolo amoroso con la bella Lady Marian. Crowe avrebbe dovuto interpretare lo sceriffo.

In un secondo periodo di sviluppo del progetto, però, la sceneggiatura è stata riscritta e il progetto riavviato. Così, Russel Crowe da sceriffo si è trasformato in eroe virtuoso e nel film si racconta la crescita del protagonista durante gli anni trascorsi a Nottingham. 
Probabilmente la prima versione della sceneggiatura avrebbe reso questo film più originale.
Destreggiarsi tra storia e leggenda è impresa ardua, soprattutto quando si cerca di raccontare una versione inedita di un mito.  
Ridley Scott fa una scelta intelligente: ci mostra le origini di Robin Hood in chiave realistica grazie alla penna dello sceneggiatore Brian Helgeland (collaboratore di Mel Gibson e autore dello script di Mystic River).

Il punto forte del film è Cate Blanchett che ci regala una delle sue migliori interpretazioni nelle vesti di Lady Marion
Questo blockbuster, però, sembra una brutta copia de Il Gladiatore, tanto da essere stato ribattezzato “Il gladiatore di Nottingham”.
Nonostante un ottimo cast e un’estetica di livelli altissimi, Ridley Scott copia se stesso, confezionando un prodotto dal grande impatto visivo, ma che scarseggia di empatia emotiva con i personaggi.  Non va molto meglio qualche anno dopo, quando con Exodus-Dei e Re, il regista britannico si cimenta nel racconto della storia di Mosè.

Questo film del 2014 è stato considerato un flop dalla critica e, tra l’altro, è stato anche accusato di whitewashing per il cast di attori caucasici nei ruoli di personaggi mediorientali.
Il kolossal è tutto fuorché biblico; ha un approccio quasi profano e moderno al racconto narrato nell’Esodo, il secondo libro della Bibbia Cristiana. Racconta l’avventura epica di Mosè (Christian Bale) un uomo che ha avuto il coraggio di sfidare la potenza dell’impero del Faraone egizio Ramses guidando quattrocentomila schiavi in un viaggio straordinario in fuga dalle piaghe d ‘Egitto.
Mosè li conduce verso la Terra Promessa attraverso il Mar Rosso.

Nonostante il perfezionismo tecnico tipico di Ridley Scott e la spettacolarità dal punto di vista visivo con un 3D strabiliante (nei campi lunghi, ma davvero fastidioso nelle figure intere) la pellicola non convince né pubblico, né critica.
La sceneggiatura non riesce a valorizzare minimamente il  cast stellare di contorno,  infatti è proprio l’inconsistenza drammaturgica che penalizza pesantemente questo film.  Pero’, qualche pregio lo ha.  Va premiato l’approccio laico (quasi scientifico) di Scott  che evita qualsiasi retorica o ridondanza teologica. Senza ombra di dubbio, il Mosè guerriero di Bale è una figura innovativa, così come la spiegazione scientifica dei fenomeni divini.

Le piaghe bibliche e l’apertura del Mar Rosso sono di un realismo impressionante: a tratti il film somiglia ad un moderno disaster movie. Exodus-Dei e Re ha, inoltre, un altro  pregio:  riportare  in vita l’antico Egitto grazie all’uso del digitale e del 3D. 

Però all’opulenza visiva, si contrappongono dialoghi superficiali e personaggi non definiti.  Probabilmente,  non si sentiva il bisogno di scomodare una storia millenaria per essere raccontata in questo modo… Exodus-Dei e Re è un film di cui si poteva fare tranquillamente a meno

E’ andata decisamente meglio con l’ultimo film storico diretto da Ridley Scott: The Last Duel. Il film è stato presentato fuori concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia e sarà nelle sale italiane a partire dal 14 ottobre.

Come nell’opera prima del regista britannico, al centro della storia c’è un duello. Nella Francia del XIV secolo, Marguerite de Thibouville (Jodie Comer) moglie del cavaliere Jean de Carrouges (Matt Damon), afferma di essere stata stuprata dal miglior amico del marito, lo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver). Jean allora sfida a duello l’amico e, per l’onore della moglie, combatterà l’ultimo duello di Dio legittimato dalla legge francese.

Il film si basa su tre punti di vista differenti, quelli dei personaggi principali del racconto; ciascuno di essi narra la propria versione dei fatti. E’ proprio la sceneggiatura uno dei punti forti del film (e meno male, visti gli ultimi film di Scott!) ed è stata scritta a sei mani da Matt Damon, Ben Affleck (che tornano a lavorare insieme nella scrittura dopo Will Hunting- Genio Ribelle) e Nicole Holofcener.
Ognuno di loro si è occupato della scrittura di un personaggio; i tre co-sceneggiatori hanno creato una storia articolata, mai scontata e retorica. Il risultato è che si finisce per empatizzare con tutti e tre i protagonisti e che nello spettatore si insinui scena dopo scena il dubbio su cosa sia realmente accaduto.

Le scene d’azione del film lasciano senza fiato. Ridley Scott dimostra la sua maestria nel dirigere sequenze di battaglie e duelli, questa volta dando anche molto spazio all’aspetto psicologico dei personaggi. L’aspetto estetico è impeccabile, rispecchia perfettamente lo stile del maestro britannico che, ancora una volta, dirige magnificamente un cast di stelle hollywoodiane. The Last Duel è un film da vedere assolutamente al cinema! Dovrebbe essere obbligatorio vedere il duello di Dio su un grande schermo. Perciò, per una sera, lasciate stare il divano con Netflix e Prime… Nessuna piattaforma può competere con un film d’epoca visto al cinema. Anzi, in questo caso… non c’è duello che tenga!