Una desolazione galoppante e la percezione del nulla sono le sensazioni con cui ci si scontra dopo aver visto Settlers.
Il film, scritto e diretto da Wyatt Rockefeller, è stato presentato in Italia durante la 21^ edizione del Trieste Science + Fiction Festival e alla scorsa edizione del Tribeca Film Festival.

Settlers inizia catapultando lo spettatore all’interno di una sorta di abitazione costruita nella frontiera marziana. In un’ambientazione completamente isolata vive una famiglia composta dal padre Reza (Jonny Lee Miller), dalla madre Ilsa (Sofia Boutella) e dalla piccola Remmy (Brooklynn Prince). Tutto sembra sospeso all’interno di un delicato equilibrio finché non iniziano a palesarsi alcuni abitanti del luogo ostili nei confronti dei colonizzatori.

Inizia così una guerra in cui difendere l’abitazione è fondamentale.
Uno degli indigeni, di nome Jerry (Ismael Cruz Córdova), riesce ad impossessarsi della casa sperando che il tempo lo aiuti ad instaurare un legame.
Solo in pochi sopravviveranno, mentre la sempre più adulta Remmy (Nell Tiger Free) dovrà affrontare il suo desiderio di spingersi altrove, oltre il confine e abbandonare il senso di desolazione che la circonda.

Il film trasporta i topoi della frontiera, propri del western, in un’era fantascientifica, adoperando una narrazione che rivela un tassello alla volta.
Si intuisce, ma non viene mostrato del tutto, che qualcosa non va e che i protagonisti hanno abbandonato la Terra per un valido motivo: si può liberamente pensare che l’atmosfera sia post-apocalittica e che l’unica salvezza sia stata quella di abitare e ripopolare un nuovo pianeta.

Malgrado l’interesse che nasce nei primi momenti di visione, Settlers non offre grandi spunti di riflessione. Non sono presenti ulteriori parentesi narrative o sotto-trame che aiutino a creare dei precedenti, inoltre si sente la mancanza di un background relativo ai protagonisti e alle loro scelte.

Nel guardare il film l’iniziale curiosità nello scoprire la trama va scemando, come se mancassero quei punti di vista utili e necessari a percepire la presenza di uno o più antagonisti.
Si gioca tutto su una narrazione in capitoli ritagliati su ogni personaggio e – allo stesso tempo – sembra che il tutto sia focalizzato sulla giovane Remmy e sul suo desiderio di fuga.

In Settlers è palpabile il concetto dell’isolamento e dello sconforto che ne deriva, ma è un peccato per tutto ciò che non viene raccontato.
L’idea di Wyatt Rockefeller era quella di poter comunicare una sensazione di vuoto, una dimensione in cui pullula l’assenza, tuttavia non basta a regalare un film di fantascienza dotato di quella completezza che lasci lo spettatore soddisfatto.