Presentato alla Festa del Cinema di Roma, Conclave di Edward Berger è un thriller esteticamente splendido che mescola sacro e profano dentro le porte della Santa Sede.
Tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris, Conclave di Edward Berger è un thriller che si muove tra le stanze e i corridoi del Vaticano, microcosmo chiuso e impenetrabile in cui una schiera di uomini in abito talare decidono del futuro spirituale (ma purtroppo spesso anche quello politico) del mondo esterno.
Un mondo fuori dal mondo, il loro, ma popolato da figure fin troppo umane, piene di segreti, scandali, fame di potere, invischiati in assurdi intrighi e troppo, decisamente troppo corruttibili. Berger, dopo Niente di nuovo sul fronte occidentale, che gli è valso il Premio Oscar, torna al cinema per raccontare un’altra guerra, stavolta silenziosa, tra cardinali in “divisa”, nessuno spargimento di sangue, ma moltissimi nemici.
Conclave: trama del film di Edward Berger

“Sede vacante!”, bastano solamente due parole per dare inizio alla narrazione, il Papa è morto e urge eleggerne uno nuovo, questo significa solamente una cosa: Conclave.
La stanza del Papa viene sigillata, come a voler testimoniare che i suoi segreti sono morti con lui, ma il chiacchiericcio che serpeggia tra gli uomini di chiesa sembra riuscire a penetrare anche attraverso i muri e raggiungere l’orecchio di tutti i cardinali riunitisi lì per votare il futuro Papa.
La Santa Sede si barrica in uno spazio ancora più piccolo, nessun contatto col mondo esterno è permesso durante il Conclave, ci sono solo quegli uomini, vestiti tutti uguali, che nascondono di tutto dietro le loro mani giunte e i coreografici gesti tipici di rituali secolari.
Nessuno entra e nessuno esce. Costretti con loro, tutti insieme in un unico luogo, dove il loro vero io viene a galla.

Ralph Fiennes, che qui veste i pesanti panni del cardinale Thomas Lawrence, è colui che dirige i “giochi”, quello che presenzia il Conclave e che cerca di tenere a bada le mire di tutti gli altri, come se non ne avesse anche lui stesso.
Il film di Berger passa al microscopio tutti i personaggi principali, dal cardinale statunitense Tremblay, John Lithgow, ultimo ad aver visto il Papa vivo ed enigmatico sin dall’inizio al cardinal Bellini, Stanley Tucci, uomo benvoluto ma che di diventare Pontefice ne farebbe volentieri a meno (forse); e ancora il cardinale Adeyemi, Lucian Msamati, con un passato che vuole nascondere a tutti i costi e, a chiudere, il cardinale Tedesco, Sergio Castellitto, uomo schietto e che da voce ai suoi pensieri senza troppi giri di parole, un conservatore assetato di potere che svapa anche durante il Conclave.
Sono tutti lì a salutarsi con gentili cenni del capo per poi detestarsi come comuni mortali, tutti insieme, come una bomba pronta ad esplodere (e qualche esplosione ci sarà davvero).
Questa sensazione di angoscia, di brusio continuo, di sospetto e sfiducia nei confronti di tutti i personaggi, crea un senso di claustrofobia che permea tutta la narrazione del film Conclave che diventa velocemente un gioco di potere, uno scambio di voti, una sorta di convention politica in cui di sacro c’è ben poco se non l’apparenza.
Non troveremo mai un candidato senza macchia
Questa è la verità profonda del film Conclave: non c’è nessuno degno di essere definito puro, nessuno che non abbia segreti o scheletri nell’armadio, non c’è nessun santo lì dentro, solo semplici uomini. E mentre ognuno scopre le sue carte davanti lo schermo, un solo cardinale sembra essere all’altezza del suo ruolo: il cardinale Benitez, Carlos Diehz, nominato in pectore dal Papa, che arriva da Kabul e sa cosa significa vivere la sofferenza, soprattutto quella della guerra.
Sarà proprio lui a fare da specchio per tutti gli altri, come fosse un filtro che rende visibile la meschinità, la fallibilità e la piccolezza di tutti quei cardinali che ronzano per la Santa Sede come fossero smarriti, ma quello che hanno smarrito davvero è, sicuramente, il senso profondo della fede. Tutto sembra uno sporco do ut des, una guerra di sguardi tra fazioni opposte tra uomini che predicano l’uguaglianza ma di uguale hanno solo l’abito che portano. Benitez è l’outsider, l’indecifrabile, la pietra dello scandalo che fa tremare e, allo stesso tempo, rassicura tutti gli altri.
Le mille sfaccettature dell’uomo

Quello che Berger, con Conclave, pone in bella vista sin dall’inizio della narrazione è la stridente dicotomia tra realtà e apparenza, tra uomo e uomo di fede e, se di pellicole ambientate nelle sale del Vaticano ne avevamo già viste, come Habemus Papam di Moretti e I due Papi di Meirelles, dove la fede vacillava e il lato umanissimo dei protagonisti era alla luce del sole, Conclave aggiunge un tassello in più, facendo piombare il racconto in un thriller ben strutturato.
Una sceneggiatura stratificata che scopre i suoi molti livelli piano piano, una musica tensiva che accompagna tutta la pellicola trascinando lo spettatore in quel turbine di bugie, scandali e sopraffazione in cui si prova la stessa sensazione di incertezza che vivono i cardinali. A fare da traino, però, è la fotografia di Stéphane Fontaine, maestosa ma anche asettica, precisa, senza sbavature, come a voler trasmettere che tutti i personaggi rispecchino l’arredamento di quelle stanze fredde e ferme nel tempo.
Le inquadrature poi rendono il film un bellissimo spettacolo per gli occhi, alternando piani strettissimi sugli sguardi di ognuno a campi lunghi che mostrano la moltitudine di uomini che popolano quel luogo. Tutto è simmetrico, tutto è impeccabile, in netto contrasto con la natura dei subdoli cardinali (chi più chi meno).
Il senso profondo del film Conclave

Conclave è fede che vacilla, è politica che serpeggia sotto gli abiti talari, è maschilismo all’ennesima potenza, con l’unica incursione femminile di una splendida Isabella Rossellini, nei panni di suor Agnes che sembra riportare tutti alla ragione; e ancora è continua riflessione, il pubblico viene chiamato più volte in causa per porsi delle domande interiori, sia al fianco di Ralph Fiennes, alle prese con le indagini sui suoi colleghi, sia sul finale che chiude il cerchio di un film che s’interroga sulla moralità, sull’umanità tutta e su quel senso di fede che sembra dimenticato, anche nel luogo dove dovrebbe risiedere.
Conclave è un film sicuramente da vedere, un intricato thriller che ricerca la verità mentre si chiede cosa sia la verità stessa: un ottimo lavoro!
