Con le note di una delle colonne sonore più belle dell’animazione moderna, Il Castello Errante di Howl è un’opera animata del 2004 firmata dal maestro Hayao Miyazaki e prodotta dallo Studio Ghibli. Tratta dall’omonimo romanzo del 1986 di Diana Wynne Jones, il film continua, a distanza di vent’anni dalla sua uscita, ad essere un film incredibilmente discusso.

Premiato in concorso alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con l’Osella d’oro, e giunto nelle sale italiane un anno dopo, il film si addentra con delicatezza e profondità nello spettro dell’autostima. Lo fa sullo sfondo di un mondo in cui la stabilità non c’è.

Il Castello Errante di Howl, dunque, esplora le intricate dinamiche tra apparenza, identità e accettazione di sé e i buoni sentimenti che riescono a proliferare nei rapporti più complicati. 

Il Castello Errante di Howl: sinossi

La trama si snoda attraverso le vicende di Sophie, una giovane cappellaia che viene salvata dalle molestie di alcuni soldati  grazie all’aiuto dell’affascinante Howl, enigmatico mago.
Questo incontro scatena la furia della Strega delle Lande, potente, malvagia e ossessionata dal desiderio di possedere il cuore di Howl. Accecata dalla gelosia, la Strega lancia su Sophie una terribile maledizione, trasformandola in un’anziana donna e privandola della possibilità di rivelare la sua condizione. 

Sophie, che a fatica accetta la sua nuova, apparenza, abbandona la sua casa e intraprende un viaggio solitario verso le desolate Lande. Qui si imbatte in uno strano spaventapasseri animato, con una testa di rapa al posto del volto. Battezzandolo “Testa di Rapa”, Sophie gli chiede un riparo per la notte, e la creatura la conduce all’incredibile dimora del mago Howl: un castello capace di muoversi autonomamente attraverso il paesaggio.

Dentro questo errante castello, Sophie fa la conoscenza di Calcifer, un vivace demone del fuoco, cuore stesso della casa deambulante.
Tra i due nasce un tacito accordo: se Sophie riuscirà a spezzare il legame magico che tiene Calcifer prigioniero nel castello e al servizio di Howl, il demone in cambio la libererà dall’incantesimo che l’ha trasformata.

Il Castello Errante di Howl: la recensione 

“Ormai è la fine. Senza avere la bellezza non c’è alcuna ragione di vivere.”

– Howl

Alla luce del recente trend che vede l’appropriazione impropria dell’intelligenza artificiale delle illustrazioni di Miyazaki, non c’è molto da dire sullo Studio Ghibli e il suo stile inconfondibile, cui fama ha fatto breccia da un ventennio nell’immaginario collettivo popolare. Impossibile non essere colpiti piacevolmente dai colori, dal tratto, dagli sfondi, dall’incantevole musica di Joe Hisaishi e perfino dalle rughe della protagonista. Il film non sembra più vecchio di un giorno ed è ormai un classico e, per quanto riguarda lo storyboard, si tratta di un livello di narrazione a doppia lettura, che ruba gli occhi dei piccoli e intriga i grandi. Questo grazie ai personaggi che sono tridimensionali e non riescono mai ad essere banali. 

La critica cinematografica e tutti gli appassionati negli anni hanno raccolto tantissimo materiale su questo film, addirittura c’è chi dice che sia un commento sulla guerra in Iraq. Una delle teorie più accreditate è quella che vede l’amore come punto focale, in tutte le sue sfaccettature. C’è anche l’amore possessivo, quello della Strega per Howl, l’amore familiare di una famiglia che si sceglie e, il più importante, l’amore per se stessi.

Se si pensa alla cappellaia, questo messaggio è più evidente: nonostante Sophie possa ricadere nello stereotipo della donna passiva e “tradizionale” per il suo ruolo domestico, in realtà l’amore di Sophie è la forma di magia più potente del film perché ferma una guerra, salva vite, rompe un patto magico, fa volare il castello e redime persino i cattivi.

La relazione amorosa tra Sophie e Howl, a dire il vero, non è poi cosí eccezionale, ma è molto più interessante come si leghino attraverso le loro insicurezze, per poi superarle.
Howl e Sophie, sono due facce della stessa medaglia, sono due persone complicate e spaventate dall’essere amate che vengono unite dalle circostanze.

Entrambi i protagonisti iniziano con una forte insicurezza, soprattutto riguardo alla propria immagine. Sophie non si percepisce come bella, e questo ostacola la sua autostima. Lo si vede quando è scontenta di sé guardandosi allo specchio e quando si sorprende della gentilezza di Howl nel salvarla, più che dell’impatto del pericolo che ha corso. Per affogare questo pensiero, Sophie si rende utile, cercando – forse – validazione assumendo il ruolo di donna delle pulizie.

Dall’altro lato c’è Howl, che nasconde meglio le sue insicurezze e la sua bassa autostima dietro un’apparenza sicura di sé e misteriosa. Tuttavia, la sua facciata crolla quando i suoi capelli vengono tinti, facendolo sentire immediatamente ripugnante. Anche la sua sicurezza è legata al suo aspetto e ammette di essere spaventato e usa la magia per tenere gli altri a distanza. 

La maledizione che colpisce i due personaggi è significativa: Sophie viene trasformata in vecchia e deve imparare ad amarsi e accettare il suo valore al di là della sua utilità, mentre Howl, separato dal suo cuore, deve imparare che merita amore a prescindere dal suo aspetto.

Se Sophie vede il valore negli altri indipendentemente dall’aspetto, come dimostra il suo rapporto con Testa di Rapa, Howl vede la bellezza innata negli altri, come quando vede la giovane Sophie addormentata.
La loro relazione, dunque, è basata su un rafforzamento reciproco dei loro lati peggiori, comprendendo che meritano amore anche quelle parti considerate brutte.

All’inizio del film, Howl, ossessionato dall’apparire un mago biondo (il suo colore naturale è nero), entra in crisi quando i suoi capelli diventano rossi a causa di Sophie. La sua depressione li ritrasforma magicamente nel suo nero naturale, ma con il tempo Howl decide di mantenere i capelli neri, il suo vero sé, perché Sophie lo ama per la sua vulnerabilità.

Il Castello Errante di Howl non si limita a riflettere un’ansia esistenziale dovuta al non sentirsi abbastanza per essere amati da qualcuno. Difatti, nella pellicola si cela una delle rare e potenti rappresentazioni del dismorfismo corporeo, disturbo ossessivo compulsivo dato da un’eccessiva preoccupazione per un difetto fisico non presente o solo leggermente osservabile.

I sintomi di Howl sono quelli comportamentali tipici del disturbo, come il controllo e ossessione per la bellezza esteriore. La scena clou è l’incidente con la tinta dei capelli, dove Howl afferma che la vita non ha senso senza bellezza. Questo ferisce Sophie tanto che scappa via e si sfoga in un grande pianto. Lei che “non è stata mai bella neppure una volta”, non tollera la disperazione di Howl. 

Per fortuna, grazie anche al conforto di Rapa, Markl e Calcifer, c’è un superamento di questo stallo. Nel corso del film, sia Howl sia Sophie evolvono perché Howl impara il valore delle qualità interiori innamorandosi di Sophie, tanto da smettere di tingersi i capelli. Sophie, dal canto sui, impara ad amarsi e ad accettare entrambe le parti di sé, la vecchia anima e la giovane donna, finendo con i capelli grigi, che Howl paragona alla luce delle stelle.

La risoluzione finale è un messaggio di speranza per qualcosa di difficile da superare anche con anni di terapia, illustrando una dolce rappresentazione di uno stato estremamente delicato quanto effimero, spinto dai standard tossici di bellezza a cui tutti siamo sottoposti.

L’emozione negativa di Howl che lo porta ad allontanare tutti finendo per diventare un anti eroe cattivo o apatico a seconda dei casi, può sembrare ridicola ma è una delle manifestazioni nei media più veritiere di chi non riesce a convivere pacificamente con il proprio aspetto. È un disturbo talmente invalidante nelle fasi più acute che nemmeno le tragedie che succedono attorno sono considerate importanti da chi ne soffre, pur essendo prioritarie per il resto del mondo. 

L’interessante scelta della storia è che Il Castello Errante di Howl ha tanti personaggi “doppi” che servono a comunicare la speranza del miglioramento. Lo stesso Howl è sia mostro che eroe, adulto affascinante e bambino capriccioso e perfino mostro alato. Cerca di evitare responsabilità facendo quasi dei capricci, ma al tempo stesso possiede un potere da adulto in grado di contrastare la guerra, si mostra eroico, ma si nasconde dietro Sophie.

Anche la Strega delle Terre è “doppia”, giovane e vanitosa all’inizio, ma poi trasformata nella sua vera età di donna debole e anziana. Questo perché nel film, l’età è un concetto relativo, quasi fluido e che non corrisponde mai né all’apparenza né ai comportamenti dei vari soggetti. Perfino Markl, il più piccolo di tutti, per molte sfaccettature sembra il più maturo.

Tale dualità dei personaggi ha un forte valore, poiché rappresenta come le persone siano esseri dinamici e in continua evoluzione, con diverse sfaccettature che compongono il nostro vero sé. Amare sé stessi significa accettarsi pienamente, cercando al contempo di migliorarsi, e anche dare e ricevere amore dagli altri è una grande forza nella vita. E spesso, per arrivare a questa conclusione, bisogna passare anche per estremi, per poi unirli insieme.

A dimostrazione di ciò, nel finale Sophie ha un aspetto giovane mantenendo i capelli grigi, come ad unificare il suo amore per Howl con l’amore per sé stessa e le sue nuove consapevolezze acquisite. In fondo, quando si parla di Miyazaki, questo simbolismo è una costante.

In particolare, ne Il Castello Errante di Howl, il simbolo più potente ed esplicativo di tutto ciò che è stato detto fin ora è proprio il castello, che dà il titolo al film. Si tratta di un non luogo che diventa metafora centrale: questo posto incantato si muove ma fa anche sosta, è imponente ma umile, straordinario e quotidiano, pieno di cianfrusaglie come qualsiasi casa.

Tali sfaccettature del castello non sono contraddizioni, sono tutte parte del tutto. E non sembrano riflettere proprio l’identità dei personaggi, che sono piccoli mondi di estremi e vie di mezzo da esplorare? I protagonisti non sono inscatolati, possono essere tante cose, maturare e regredire. Ed è questo il fascino di questo film, che ti permette di sperare malgrado tutto.
Il Castello Errante di Howl è presente nel catalogo Netflix