Dopo numerosi successi, il tema dell’esplorazione nei videogame si fa portatore di nuove avventure. Un passaggio quasi inevitabile che parte dalla consolle, per giungere fino alla sala cinematografica. A sostituirsi ai toni più realistici e – forse – drammatici dell’ormai “storica” saga di Tomb Rider ci pensa Uncharted.
Diretto Ruben Fleischer e in sala dal 17 febbraio, il film aggiunge, all’ormai sdoganata caccia di tesori, un’ironia trascinante unita a una buona dose di amore fraterno.

Nathan Drake (Tom Holland) giovane barman metropolitano viene coinvolto da Sully (Mark Wahlberg) a prendere parte alla ricerca del perduto tesoro di Ferdinando Magellano, del valore di cinque miliardi o forse più.
In realtà Nathan decide di partecipare solo nella speranza di riabbracciare suo fratello Sam, che lo aveva abbandonato quando era bambino, per dedicarsi alla caccia di tesori.
Fin da subito la ricerca appare un po’ goffa ma efficace, così i due protagonisti raccolgono i pezzi necessari e si ritrovano a fare i conti con il ricco Moncada (Antonio Banderas), che ritiene di essere il degno discendente del tesoro. Come se non bastasse si sommano all’avventura due scaltre cacciatrici: Braddock (Tati Gabrielle) e Chloe (Sophia Taylor Ali) che daranno non pochi problemi rendendo la missione più complessa.

Uncharted è sicuramente una buona trasposizione cinematografica che riporta al suo interno la stessa dinamicità che si può trovare all’interno del videogame stesso.

La storia è semplice ma abbastanza efficace dato che, un’ampia fetta di film viene infarcita di effetti speciali necessari e coerentemente finalizzati al genere.
Ecco che ogni tentativo di fuga e di lotta si trasforma in epiche azioni e cadere da un aereo cargo si tramuta in qualcosa di “consueto” per un esploratore.

Il grande dinamismo del film non è l’unica leva su cui il film fa perno, ma la tematica famigliare occupa un ampio spazio. Il desiderio di Nathan di ritrovare il fratello con una matura speranza di poterlo rincontrare, sono un po’ una sorta di forza fondamentale per il protagonista. L’assenza deve essere colmata e Sully finisce per diventare un secondo punto di riferimento per il giovane Nathan. Il legame fraterno si alterna alla curiosità per il passato e per i tesori che ne derivano, mentre ogni azione compiuta dai protagonisti è accompagnata da un’ironia che va a braccetto con gli imprevisti.

In Uncharted, l’umorismo mantiene una certa spontaneità e protrae avanti per tutta la storia, lasciando che il protagonista mantenga il suo ruolo di “bravo ragazzo” e che si alterni ad un Sully che si trasforma – man mano – in un “amico-mentore”. Gli attori sono perfettamente inseriti nei loro ruoli e Holland si dimostra un Drake davvero convincente.

Uncharted è un film che diverte e lascia passare in fretta il tempo, un adattamento che adempie perfettamente alla sua funzione: intrattenere grazie a scenari in cui non vengono risparmiati neanche degli antichi galeoni.
Tutto sommato vale la pena dedicare un paio d’ore alla visione anche se non si conosce il videogame di riferimento.