Da Trieste Science Plus Fiction Festival, l’anno scorso fu portato in trionfo dal pubblico Extra Ordinary di Mike Ahern e Enda Loughman, commedia fantastica e creativa in un’Irlanda dove venivano distrutti i cliché del genere.
Benny Loves You, scritto, diretto e interpretato da Karl Holt, invece non si può dire che sia riuscito nella stessa maniera, dal momento che al contrario del film irlandese, non sorprende più di tanto, infatti diverte poco e emoziona ancora meno il pubblico, che talvolta accusa la stanchezza.
La trama per la verità, a livello base, conterrebbe anche elementi per nulla banali, visto che il protagonista è lo sfigato mammone Jack (Karl Holt) che trovatosi per forza di cose obbligato a crescere e a prendersi le sue responsabilità, decide di buttare via il suo vecchio orsacchiotto Benny, per poi rendersi conto che è  una scelta alquanto sbagliata…

La storia sembra una perfetta di parodia di Chucky – La bambola assassina, ma in fondo è un qualcosa che già si è visto in moltissimi B-movie e addirittura in TV con I Simpson e I Griffin.
Benny Loves You  sa fare poco, come proporre un lungo elenco di gag slegate e di momenti comici zoppicanti, connessi ad un iter che quando non deve strizzare l’occhio ai cliché del genere, è veramente misero.
Manca sicuramente un protagonista all’altezza: Karl Holt si destreggia come regista, ma come interprete lascia molto a desiderare e si rivela a mano a mano che si va avanti una delle pecche più pesanti del film.

Benny Loves You potrebbe ambire ad essere una metafora della generazione millennian intrappolata dentro una sorta di eterna adolescenza, un po’ forzata e un po’ imposta, ma nemmeno questo aspetto è poi sviluppato e approfondito molto bene, così come il resto del film, che commette l’errore fondamentale di esagerare sempre, invece di inseguire un briciolo di coerenza e di filo logico.
La demenzialità, sempre ben gradita sullo schermo, è forzata e decisamente lontana da quella di un Mel Brooks, qui è solo mancanza di senso  che alla fin fine strangola ogni cosa buona della narrazione e non permette allo spettatore di capire il senso dell’operazione in sé, lasciandolo con la sensazione di aver visto qualcosa di poco riuscito.

Il citazionismo è l’elemento che è più azzeccato, l’energia c’è e si vede, ma purtroppo, il film di Holt non riesce ad elaborare tale elemento per creare qualcosa di nuovo e veramente gustoso, il tutto è affidato all’infernale Benny, villain che funziona e colpisce, ma smette di essere un aspetto positivo quando esagera e quando le situazioni con lui presente sono portate all’estremo.
A condizionare la riuscita della pellicola è sicuramente il budget davvero scarso a disposizione, che limita gli effetti speciali, ma viene anche preso come scusa per non appoggiarsi ad una scrittura più originale ed efficace e a delle idee più genuine.
Tutto quello che Benny Loves You riesce a fare, è di non scegliere nulla, scegliendo quindi male, come succede sempre in questi casi. Più che un b-movie, un film di serie b, persino per il genere al quale cerca invano di appartenere.