Dalla Russia, dopo Coma di Nikita Argunov, arriva The Blackout di Egor Baranov, un altro film di fantascienza di grande inventiva, fantasia, in cui trovare tanti elementi, tanti ingredienti che già abbiamo conosciuto e sperimentato in passato, ma non riciclati bensì uniti in modo fantasioso, originale e sorprendente.
Sorprendente è sicuramente l’aggettivo con cui è più facile definire il film di Egor Baranov, che grazie anche ad un cast di buon livello (Pyotr Fyodorov, Aleksey Chadov, Svetlana Ivanova, Konstantin Lavronenko e Ksenia Kutepova) confeziona una storia in cui azione, colpi di scena ed estetica cinematografica regalano emozioni e divertimento.

In The Blackout viene riscoperta una dimensione distopica ed apocalittica inquietante, così come fu immaginata da Welles, Bates e Finney, senza però dimenticare  i tanti rimandi agli zombie-movies di Romero o Boyle. Una visione dominata dal buio, dall’oscurità, dalle tenebre della fine di un mondo che altro non è che la Russia sperduta, diroccata e uguale dall’alba dei tempi.

La trama vede il pianeta terra in preda ad un enorme blackout dal quale si salva solo una parte dei territori ed est di quella che una volta era Unione Sovietica.
Al di fuori di quel “Cerchio della Vita”, non vi è più notizia di nulla, alcuna comunicazione o segnale, ma cominciano ad arrivare sempre più informazioni su morti, su intere popolazioni che agiscono come automi, mentre persino la natura sembra impazzire e accanirsi contro i pochi umani rimasti.
Alla fine, toccherà ad un gruppo di soldati delle forze speciali russe affrontare l’origine del problema, confrontarsi con un’intelligenza aliena, tanto simile a noi, quanto disturbante, le cui intenzioni non sono affatto chiare.
Tra battaglie campali, sparatorie, segnali dal futuro e illusioni, tutto ciò che conoscevamo andrà in frantumi, e il mondo dovrà trovare un nuovo equilibrio.

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The Blackout
di Egor Baranov. ha davvero tutto dentro: scene d’azione fatte a regola d’arte, due battaglie da far invidia persino a Black Hawk Down di Ridley Scott, personaggi accattivanti seppur poco approfonditi e una sceneggiatura che più si va avanti più diventa stratificata.
Si intuisce l’influenza di una bella fetta di storia della fantascienza non solo connessa all’universo dei romani dei già citati Welles o Finney, ma anche ai miti di Lovercraft e alla dimensione videoludica che in questi ultimi vent’anni, ha donato veramente tanto al pubblico in termini di fantasia e mondi alternativi.

Visivamente sono fortissimi i rimandi ad Alien, ma anche ai film di Romero e a quelli di Bava, chiaro l’eco delle fascinazioni cyber-punk come nel finale che cita Matrix attraverso il concetto di umanità/alveare.
Il ritmo del film è perfetto ed incalzante e la CGI, usata in maniera davvero sorprendente, distacca The Blackout dall’essere un B-Movie, ma la fotografia monodimensionale, così come le limitate location, riportano il lavoro di Baranov alla sua piccola natura.

The Blackout rimane comunque un prodotto veramente valido, cupo, senza alcun tipo di retorica, umorismo spiccio o buonismo. Emerge la visione di un’umanità ferale, immutabile, costantemente votata a perdere la propria identità ed il controllo. Non esistono eroi, non esistono buoni o cattivi, esiste solo la lotta per sopravvivere, la mancanza di controllo e cadaveri che si accatastano.
In seconda lettura il fanatismo della masse strangola il libero arbitrio, mentre questa strana creatura aliena, evoca le dittature e gli oligarchi di un paese che solo nella sua cinematografia abbraccia la libertà d’espressione.