Le cose non sono mai come sembrano. E ancora: sarebbe bello se si potesse tornare indietro e cancellare gli errori passati. Sembrano entrambe frasi fatte, ma, se contestualizzate e messe in scena nella giusta maniera, possono rivelarsi decisamente sorprendenti. Lo sa bene il regista Ray Mac Donnacha, che nel suo cortometraggio Was that a Yes? – realizzato nel 2019 e presentato in anteprima italiana nella speciale edizione online dell’Irish Film Festa, denominata Irish Film Festa in Short – ha fatto delle suddette frasi i fili conduttori dell’intero suo lavoro.
La macchina da presa ci mostra, in primo piano, un camino acceso. Una donna giace inerme sul pavimento. Un uomo, sopra di lei, le dà violenti scossoni. La macchina da presa si muove a ritroso: in ralenty, un rewind sta per svelarci la verità. Cosa è successo ai protagonisti? Un commento musicale dai toni del dramma sta, al contempo, a suggerirci uno specifico scenario. O forse no?
In poco più di quattro minuti – e senza far uso di dialoghi – Ray Mac Donnacha è riuscito a ricreare alla perfezione un contesto domestico come tanti, per una situazione dai risvolti decisamente inaspettati. Il tutto grazie, appunto, alle due “magiche R” – rewind e ralenty – e a un unico, studiatissimo piano sequenza.
La macchina da presa del regista si muove, agile e fluida, all’interno dell’appartamento in cui si trovano i due protagonisti. E man mano che la messa in scena procede a ritroso nel tempo, assistiamo anche a un cambio di scena. Un cambio di scena che porta con sé anche un riuscito cambio di toni, ulteriormente sottolineato da un commento musicale ad hoc. Ed ecco che, pian piano, il dramma lascia il posto all’ironia e al paradosso, alleggerendo (per quanto possibile) l’atmosfera e strappando allo spettatore anche più di una gustosa risata.
Data la fluidità dei movimenti di macchina e l’apparente semplicità dell’intera messa in scena, si potrebbe addirittura pensare che un lavoro come il presente Was that a Yes? sia stato, nel complesso, piuttosto semplice da realizzare. Eppure, proprio come ci viene “insegnato” dal presente lavoro, non tutto è come sembra, dal momento che non è facile far sì che una storia del genere funzioni – senza sbavatura alcuna – in soli pochi minuti e per di più senza l’uso di dialoghi. Ray Mac Donnacha, dal canto suo, ha dimostrato una buona padronanza del mezzo cinematografico, riuscendo sapientemente a cambiare registro in soli pochi minuti, prestando attenzione a ogni minimo dettaglio e dando vita a un lavoro complessivamente pulito, che in una particolare eleganza visiva vede un suo ulteriore punto di forza.
Ed ecco che questo piccolo e originale Was that a Yes? si rivela un’ulteriore bella sorpresa di questa particolare edizione dell’Irish Film Festa. A suo modo innovativo nella messa in scena, ibrido nei generi, raffinato quanto basta, ma che, al contempo, non si prende, volutamente, troppo sul serio, il presente cortometraggio rivela un’ottima maturità stilistica del regista irlandese, facendoci venire voglia di conoscere più da vicino i suoi lavori e la sua poetica. E ci auguriamo di averne presto nuovamente l’occasione.
