Magnetico. Magnetico è, molto probabilmente, l’aggettivo più adatto a descrivere il cortometraggio d’animazione Abe’s Story, diretto da Adam H Stewart nel 2019 e presentato in anteprima italiana nella speciale edizione online dell’Irish Film Festa, denominata Irish Film Festa in Short.

Già. Perché, questo piccolo e raffinato lavoro di Stewart attinge principalmente a piene mani da quanto realizzato in passato, dando vita, al contempo, a qualcosa di totalmente nuovo e personale, dove classico e moderno creano un riuscito contrasto, mai eccessivo o forzato.

Abe’s Story. La storia di Abe. Ma chi è, di fatto, il nostro Abe? Abe è un giovane manager teatrale che sogna, un giorno, di realizzare il suo primo romanzo. Nessuno sembrerebbe credere in lui, tantomeno il suo capo, che, al contrario, non fa che sminuire tutte le sue idee, affidandogli incarichi a lui poco graditi. Eppure, tra una corsa e l’altra, tra un compito e l’altro, la fantasia galoppa. E piano piano la storia prende forma.Irish-Film-Festa-in-short-recensione-Abe-s-story-Adam-H-Stewart

Eleganti silhouette che tanto stanno a ricordarci i piccoli capolavori di Lotte Reiniger ci riportano immediatamente nell’Ottocento. Al contempo, fondali realizzati in computer grafica sono in continua mutazione e, di volta in volta, ci conducono in un mondo diverso. Il tutto per una serie di suggestioni ed effetti visivi sì già visti, ma anche, nel loro insieme, del tutto soggettivi.

Se, dunque, appare, qui, chiaro l’omaggio che il regista ha voluto fare alla Reiniger, allo stesso tempo vortici bidimensionali dalle tonalità del rosso non possono non farci pensare al capolavoro hitchcockiano La Donna che visse due Volte. E mentre, nel frattempo, vediamo i personaggi muoversi all’interno degli scenari, ecco che gli stessi vengono improvvisamente ribaltati, rivelando nuove forme, nuove architetture, nuovi universi di nolaniana memoria.

Che il regista irlandese Adam H Stewart sia totalmente innamorato non solo del cinema, ma del mondo dell’arte in generale, lo si nota fin dalle prime sequenze. Non a caso, più e più volte ci ritroviamo nella platea dello storico Lyceum Theatre. E non a caso è innanzitutto un grande amore per la letteratura e, nello specifico, per il genere horror a fare da filo conduttore dell’intero Abe’s Story. E con questo suo piccolo e prezioso lavoro, il cineasta ha voluto rendere omaggio non soltanto a grandi registi contemporanei e del passato, ma anche – e soprattutto – a qualcosa (o sarebbe meglio dire a qualcuno?) che si palesa al pubblico soltanto in seguito a un riuscito twist finale.

Sono tutti questi fattori, dunque, a rendere il presente cortometraggio un prodotto particolarmente degno di nota, che dà tanto l’idea di una sorta di “trampolino di lancio” per il regista stesso. Quali belle sorprese ci regalerà, dunque, Adam H Stewart, nel momento in cui avremo modo di visionare un suo lungometraggio? Probabilmente, dovremo aspettare ancora un po’ di tempo per saperlo. Al momento, però, possiamo solo lasciarci trasportare dalle immagini eleganti ed evocative del suo Abe’s Story, vivere una Londra di fine Ottocento dal fascino decadente e dai mille segreti e goderci tutti gli effetti che analogico e digitale riescono a creare insieme. E questo, di certo, non è poco.