I sentieri di gloria portano solo alla tomba
recita un verso dell’Elegia scritta in un cimitero campestre di Thomas Gray. Ed è proprio da questo verso che, nel 1935, lo scrittore Humphrey Cobb prese ispirazione per dar vita a quello che sarebbe divenuto non solo un capolavoro della letteratura del Novecento, ma anche, a sua volta, ulteriore fonte di ispirazione per un lungometraggio che ha fatto letteralmente la storia del cinema: Orizzonti di Gloria (il cui titolo originale, riprendendo proprio i versi di Gray, è, appunto, Paths of Glory), capolavoro (senza paura di esagerazione alcuna) del grande Stanley Kubrick datato 1957.
E, di fatto, perfettamente in linea con il romanzo originale, ciò che il maestro Kubrick ha voluto realizzare con il suo Orizzonti di Gloria è un’opera innanzitutto fortemente antimilitarista, in cui sono i grandi potenti a dover fare un tanto necessario quanto urgente mea culpa per voler sacrificare ogni volta vite umane al solo scopo di arricchirsi. Ma, di fatto, per chi ancora non conosca il presente lungometraggio, di cosa parla questo leggendario Orizzonti di Gloria? Presto detto.

Ci troviamo, dunque, in piena Prima Guerra Mondiale. Il codardo ma ambizioso generale francese Paul Mireau (impersonato da George Macready) decide, sotto incarico del generale Georges Broulard (Adolphe Menjou) di condurre la sua divisione a una missione praticamente suicida, al fine di conquistare “il Formicaio”, una posizione tedesca quasi del tutto inespugnabile.
Quando, tuttavia, tale piano finirà nelle mani del colonnello Dax (il grande Kirk Douglas), questi capirà immediatamente che una simile impresa potrebbe soltanto indebolire e decimare l’esercito francese. Ma cosa accadrebbe, però, in caso di un eventuale ammutinamento?
Quando pensiamo a Orizzonti di Gloria (ammettiamolo pure!) ci viene immediatamente in mente Douglas mentre cammina per le trincee, mostratoci tramite una magistrale carrellata a precedere. Eppure, questo non è l’unico elemento degno di nota all’interno del presente lungometraggio, anche se si vuole soltanto restare in ambito prettamente registico.

Già, perché, di fatto, solito rapportarsi a ogni qualsivoglia genere cinematografico, Kubrick si è rivelato perfettamente maturo, lungimirante e innovativo anche nel trattare il genere bellico, dando vita a un’opera fortemente simbolica, in cui ogni singola inquadratura, studiata fin nel minimo dettaglio, assume un significato ben preciso.
Nulla è lasciato al caso, in Orizzonti di Gloria. E mentre particolarmente d’impatto è la contrapposizione tra due mondi ben distinti (quello dei governanti, ambientato in un lussuoso palazzo, e quello dei giovani soldati che ogni giorno rischiano la vita in polverose trincee), impossibile non ricordare una cantante tedesca (Susanne Christian, che, tra l’altro, sarebbe addirittura diventata la futura signora Kubrick) intenta a intonare La troyer Hussar, così come la leggendaria sequenza finale (niente paura, non vogliamo spoilerare nulla!).
Acclamato da pubblico e critica già dalla sua prima proiezione ufficiale, mal visto (almeno inizialmente), dai francesi (troppo doloroso, talvolta, dover fare un esame di coscienza), al punto che il film fu vietato in Francia per ben diciotto anni, Orizzonti di Gloria è, oggi, un film sempre (tristemente) attuale, oltre a un vero e proprio manuale di regia che non ci stancheremmo mai di vedere e di rivedere. Meglio ancora se su un grande schermo. E chissà se presto non ne avremo nuovamente occasione!
