Però è vero che ce sta una giustizia, a questo mondo… Uno soffre, ne passa di tutti i colori, ma poi viene il momento d’esser felici per tutti.
Cabira (Giulietta Masina)
Le notti di Cabiria è un film coraggioso. Nel 1957 era impensabile che la protagonista di una pellicola fosse una prostituta! Eppure…un certo Fellini, grazie alla suo talento unico, ci ha regalato un’opera drammatica che esplora la ricerca della felicità e dell’amore dal punto di vista di un personaggio inedito sul grande schermo. Col suo tocco di poesia e d’umanità, il maestro di Rimini dirige il suo settimo lungometraggio, un capolavoro del cinema italiano. E’ indubbiamente una delle migliori collaborazioni tra Fellini e la moglie Giulietta Masina che riservò alla coppia un’infinità di premi prestigiosi, tra cui l’Oscar al miglior film straniero nel 1958.
Le notti di Cabiria, che François Truffautdefinì il «Miglior film mai visto», racconta la storia di Maria Ceccarelli ( Giulietta Masina), una prostituta di Acilia che si fa chiamare Cabiria. La donna ha un cuore d’oro e nonostante il suo mestiere ai margini della società, cerca incessantemente l’amore e la felicità. Nemmeno le numerose delusioni e i tradimenti che la vita le riserva riescono a spegnere i suoi sogni.
Dopo aver subito un furto, una serie di eventi la porteranno a incontrare persone che, in vari modi, cambieranno il suo destino, sia in bene che in male. Tra sogni e realtà, momenti di gioia e di profonda tristezza, Cabiria cercherà la sua redenzione. E, nonostante tutto, non si arrenderà. La sua forza e la sua vulnerabilità la rendono una figura di grande empatia e di grande poesia.
Fellini, pur avendo come protagonista una donna di strada, non scivola mai nel melodramma o nella tristezza gratuita. Riesce a tratteggiare i momenti più cupi con una delicatezza che tocca il cuore.
Il film è anche una riflessione sulla società dell’epoca, sulla condizione delle donne e del degrado delle periferie. Ma, al di là dei temi sociali e politici, Le notti di Cabiria è prima di tutto un’opera sul desiderio umano di trovare qualcosa di più grande, che va oltre la solitudine e la disperazione quotidiana.
Noi possiamo fingerci cinici, calcolatori, possiamo anche credere di esserlo, ma poi quando all’improvviso ci troviamo di fronte un esempio di purezza, di candore, allora la maschera del cinismo cade e tutto quello che c’è di migliore in noi si sveglia.
La sceneggiatura de Le Notti di Cabiria è stata scritta da Fellini insieme a Ennio Flaiano, Tullio Pinelli ePier Paolo Pasolini. Questi giganti sono in grado di cambiare registro, dal grottesco al poetico, con una naturalezza sorprendente. Riescono a raccontare l’esistenza di una bella di notte con una profondità psicologica e un’affettuosa compassione che trasportano lo spettatore in un mondo così lontano dal proprio quotidiano, eppure così vicino.
Il messaggio della pellicola è universale, incanta per la sua disarmante bellezza anche nei momenti più bui. Il merito è sicuramente nella maestria di Fellini nel ritrarre una Roma decadente, borgatara, povera, a stento sopravvissuta alla guerra. Questa fotografia della Capitale non fu decisamente apprezzata dal governo dell’epoca. Così come la scelta di avere una prostituta come protagonista.
Fellini, infatti, dovette faticare molto per convincere il produttore Dino De Laurentiis a realizzare il suo progetto. Lui accettò a una sola condizione: il regista doveva tagliare dal copione alcune scene da lui ritenute superflue. Nonostante questo, in Italia il film uscì nelle sale anche censurato! Sette minuti in meno, quelli che raccontano l’ormai famoso episodio dell’uomo col sacco che, attualmente, si puo’ vedere nella versione integrale.
Il nome “Cabiria” viene dall’omonimo colossal italiano del 1914, mentre il personaggio è basato sula vita di Wanda, una vera prostituta che Fellini aveva conosciuto durante le riprese de Il bidone.
Per ottenere una maggiore autenticità nei dialoghi del film, il regista chiese la consulenza di Pier Paolo Pasolini, che era famoso per la sua familiarità con il sottoproletariato romano di quegli anni. Ma se questa donna di strada è rimasta nel cuore di ogni cinefilo, il merito è di Giulietta Masina. Con il suo viso espressivo e col suo corpo che sembra muoversi come in un sogno, dà una straordinaria dimensione umana al personaggio di Cabiria. La sua capacità di alternare momenti di esuberante ottimismo a profondi momenti di tristezza la rende incredibilmente autentica e simpatica. In grado di suscitare empatia anche nei momenti più difficili.
Fellini, con la sua regia, mescola il dramma con la leggerezza. Nonostante racconti la miseria sociale, la solitudine, l’amore non corrisposto, il maestro lascia sempre accesa la fiamma della speranza. In effetti, la caratterizzazione di Cabiria è emblematicamente felliniana nella sua capacità di essere al tempo stesso realistica e onirica. Quel mondo unico in cui solo la sua macchina da presa sa trasportare, tra fiaba e verità, tra risate e lacrime e lampi d’illuminazione improvvisi.
La fotografia del film, a cura di Otello Martelli e Aldo Tonti, è suggestiva e ricca di contrasti. Va a sottolineare il divario tra il mondo interiore di Cabiria e la cruda realtà che la circonda. La scelta di un bianco e nero così ad alto contrasto tra luci e ombre, dà al film un’atmosfera quasi surreale. Perfetta per raccontare l’universo felliniano. Ma senza una colonna sonora in grado di accompagnare ed enfatizzare le emozioni, che capolavoro sarebbe? Infatti, è impossibile non citare il maestro Nino Rota che ha creato la musica perfetta per sottolineare l’emotività del film. I suoi temi sono leggeri, gioiosi, ma anche ricchi di malinconia. Note che accompagnano le immagini senza mai sopraffarle.
Le notti di Cabiria è un capolavoro di dolorosa meraviglia. Un classico senza tempo del cinema italiano e mondiale che invita a guardare la luce che entra dalla crepa, invece che la distruzione che ci circonda.
La figura femminile che incarna la Masina è l’emblema della potenza, della forza delle donne che si rifiutano di essere vittime e che non smettono mai di lottare. Un messaggio, questo, attuale oggi più che mai. Ma la tenacia di Cabiria è un invito universale: mai arrendersi, mai abbandonare le speranze di un futuro migliore.
La sua vita fin dall’infanzia è scandita a 24 fotogrammi al secondo. Una passione diventata studio nell'Accademia dell'immagine de L'Aquila e poi professione, ma non ditele che il cinema è un mestiere, per questa fotografa, filmmaker e cinefila marsicana è un viaggio, ogni frame un’emozione che ti accompagna per la vita che necessariamente va raccontata a 24 fotogrammi al secondo.