It’s-a me, Mario!

Più scattante di Mario Balotelli, più melodrammatico di Mario Merola e più famoso del tanto citato “Mario Rossi”, è Super Mario, l’idraulico basso e baffuto di discendenza italiana che dagli anni Ottanta è divenuto un’icona globale.

Sono bastati poco più di due comandi, un character design e un level design memorabili affinché il Jump Man di Shigeru Miyamoto, eroe dell’arcade Donkey Kong e ribattezzato poi Super Mario nel leggendario Super Mario Bros. (1985), divenisse l’inconfondibile mascotte della Nintendo.

Per celebrare il Mar10 Day, l’evento annuale che la veneranda casa di Kyoto ha dedicato alla sua icona più famosa, ricordiamo non solo le numerosissime incarnazioni che hanno fatto del personaggio la più nota personificazione del medium videoludico (tra platform in 2D e quelli in 3D che da Super Mario 64 arrivano fino a Super Mario Odissey; oppure la variante racing game di Mario Kart, quella picchiaduro di Super Smash Bros. o la miriade di spin-off), ma anche i suoi salti intermediali nel cinema.

Se, infatti, è vivido ancora il ricordo della più recente avventura d’animazione dell’idraulico in Super Mario Bros. – Il film, prima che il cinema raggiungesse l’odierna consapevolezza (declinata in una miriade di adattamenti) dell’importanza culturale di generatore di miti contemporanei del videogioco, una trasposizione live action era già stata arditamente tentata nel 1993 da Rocky Morton e Annabel Jankel.

Super Mario Bros., quello degli anni Novanta non casualmente capace di dissolvere irrimediabilmente ogni possibilità di carriera per i due registi, mette in scena il tentativo di salvataggio da parte di due fratelli idraulici Mario Mario (Bob Hoskins) e Luigi Mario (John Leguizamo) – già si vola altissimo – dell’archeologa Daisy.

Questa, rapita dagli scagnozzi del perfido despota Koopa (un Dennis Hopper spero sotto acidi), finisce in un bizzarro (è un eufemismo!) universo parallelo popolato dai discendenti dei dinosauri(?!).

Qui, i malvagi dominatori sono alla ricerca di un frammento di meteorite, caduto sulla terra milioni di anni fa, in grado di infrangere la barriera tra il loro mondo e quello degli umani.

Dopo un prologo nell’era giurassica con un’inquadratura di pixel che sembra quasi echeggiare un’archeologia mediale (che conduce quindi dalla visione reticolare dei dinosauri a quella filmica della Brooklyn dei protagonisti), il film si getta rapidamente dal quartiere newyorkese nel mondo sotterraneo di Koopa dove mirabolantemente si condensa la Gotham City di Burton e il cyberpunk di Blade Runner, i lucertoloni alla Jurassic Park e i macchinari bio-futuristici alla Cronenberg , mentre i tipici funghi rossi di Super Mario diventano liquami patogeni che potrebbero sembrare essere stati d’ispirazione per The Last of Us.

Questa estetica sovrabbondante, disomogenea e chiassosa, sotto cui soggiace una lore (è d’obbligo usare un gergo videoludico qui!) che farebbe invidia a Elden Ring, si alterna in un crescendo di sequenze trash, kitsch e assurde, condensando anche la peggior estetica anni Novanta e qualche citazione da brividi al videogioco (l’imbarazzante urletto che ogni principessa in pericolo grida nelle opere del franchise Nintendo: “Mariooooo!”).

Dunque, quando un film è così brutto, cosa succede?

Beh, succede che la loro bruttezza inenarrabile gli permette di fare il giro, tramutandoli in cult esilaranti!

Super Mario Bros. rientra proprio in questa categoria; ma ancor di più, se messo in prospettiva con il film del 2023 (regia di Aaron Horvath e Michael Jelenic per Illumination), risulta avere una straripante inventiva e un grande cuore (o, nel caso di Super Mario, stella?).

Se, difatti, il film degli anni Novanta delira nel reimmaginare cinematograficamente (e anche troppo creativamente) il Regno dei Funghi, quello animato, nonostante una realizzazione tecnica impeccabile e un inizio goliardico promettente, si crogiola ben presto in uno scimmiottamento non sempre riuscito e subito noioso delle dinamiche videoludiche (ovviamente gremite da innumerevoli e sterili easter egg). Restano comunque, però, i bellissimi arrangiamenti delle musiche originali e il memizzabile assolo di un Bowser innamorato (sempre spassoso Jack Black).

Aggiungendo a ciò il fatto che Super Mario Bros. con il grottesco villain di Hopper aveva addirittura predetto il ben più assurdo Donald Trump (persino la capigliatura giallognola lo ricorda!), non resta che celebrare questo Mar10 Day aspettando un nuovo capitolo della saga videoludica con l’esilarante compagnia di Mario Mario e Luigi Mario!