I Manetti Bros. tornano al cinema con U.S. Palmese, una commedia che racconta il lato buono del calcio, quello capace di unire interi paesi e far sognare in grande.
Dopo la cupa trilogia di Diabolik, i Manetti Bros tornano alla luce con U.S. Palmese, una commedia luminosa raccontata come fosse una bella favola calcistica.
In un presente in cui il calcio ha dimenticato d’essere un gioco e si è fatto sistema, azienda capace di muovere soldi, brand, persone e tanto (troppo) altro, i fratelli registi tornano alle origini, non solo a quelle del pallone, ma anche alle loro. Sì, perché Palmi, il piccolo comune calabrese, era la meta delle vacanze estive dei piccoli fratelli e quella Palmese, che oggi raccontano sul grande schermo, è la stessa squadra che vedevano sgambettare sul campo allora.
In una fantasia del passato, che si mescola al patinatissimo calcio del presente, i due registi creano una commedia molto divertente con cui rispolverano vecchie emozioni, ricordi e sogni impossibili.
U.S. Palmese: trama del film dei Manetti Bros.

L’idea, come raccontano gli stessi registi, arriva dal loro passato: erano gli anni ’80 quando i vecchi tifosi della Palmese scherzavano sulla possibilità di fare una colletta per comprare nientemeno che Maradona, così da poter risollevare le sorti della piccola squadra calabrese.
I Manetti Bros, con U.S. Palmese, hanno provato a realizzare questa piccola follia popolare creando una commedia che non tocca solo il mondo del calcio, ma è una lettera d’amore a Palmi e alla sua gente, e in un certo senso al tutto il Sud lontano dai soliti cliché cinematografici.
La storia del film U.S. Palmese inizia con Don Vincenzo, un agricoltore in pensione col volto del simpaticissimo Rocco Papaleo, che ha un’idea così folle da sembrare realizzabile: organizzare una colletta per tutta Palmi e ingaggiare Etienne Morville, Blaise Afonso, nella Palmese.
Morville è uno dei giocatori più forti al mondo, un prodigio della Serie A che è caduto nel vortice della fama tra soldi, auto di lusso, donne e scandali. La piccola squadra calabrese ha bisogno di lui e lui ha bisogno di ripulire la sua pessima immagine e, per uno strano gioco di coincidenze ed incastri perfetti, il miracolo avviene: la Palmese compra Morville.
Da qui il film prende il via in un vortice di incredulità, gioia incontenibile, la banda di Palmi che suona per il calciatore appena arrivato, il sindaco che lo accoglie, i cori per le strade, insomma, il calore del Sud mescolato con l’amore per il calcio esplode in un buonumore collettivo capace di valicare lo schermo.
È venuto ad aiutare la Palmese, ma sarà la Palmese ad aiutare lui

Ed è proprio in questa frase di Marco Manetti che si condensa lo spirito del film: riportare il calcio con i piedi per terra, rimetterlo nella sua dimensione di gioia e condivisione, di passione e, soprattutto, di squadra.
Morville qui è l’incarnazione del calciatore odierno, è un giovane prodigio umanamente corrotto dal sistema calcio, un ragazzo che ha dimenticato l’amore per il suo sport facendosi imbrigliare dai meccanismi “aziendali”. E se ci sono giocatori che preferiscono restare seduti sulla panchina della Serie A piuttosto che giocare titolari in una squadra sconosciuta, la Palmese è pronta a mostrare tutta la sua forza umana, mettendo in campo dilettanti che prendono un giorno di ferie per scendere in campo davanti a una manciata di paesani.
U.S. Palmese riesce ad essere una boccata d’aria fresca, pur parlando dello sport più inflazionato del mondo (anche cinematografico) per la sua realtà: i giocatori del film sono i veri calciatori della Palmese, le riprese dei Manetti Bros sono di vere partite dilettantistiche, insomma tutto risulta abbastanza credibile, addirittura il presupposto di partenza del film per cui un campione mondiale sgambetta sul campo da calcio di Palmi.
Il Sud di U.S. Palmese: collettività oltre gli stereotipi

Ma il film non è solo calcio, anzi, il pallone qui diventa quasi un pretesto per parlare delle persone, del sognare in grande, del concedersi qualche follia se capace di far stare bene, ma sempre restando ancorati al proprio io e agli altri.
Con U.S. Palmese i Manetti cercano di scardinare l’individualismo dello sport odierno, prendendo Morville da Milano e trapiantandolo nelle profondità del Sud, in una piccola realtà dove tutti sono partecipi dei successi di un concittadino.
A sottolineare questo grande orgoglio per “le eccellenze locali” c’è il divertente personaggio cucito su Claudia Gerini, qui trasformata dai registi in una morissima poetessa palmitana, che prende parte alla follia collettiva dedicando i suoi altisonanti versi proprio a Morville.
Nell’ultima commedia dei fratelli registi lo schermo è riempito non tanto dai calciatori quanto dalla soleggiata Calabria, quella buona e poco raccontata dal cinema, lontana dai soliti cliché della malavita e della povertà, non più la terra da cui tutti se ne vanno, ma quella in cui tornare, come Mroville e come gli stessi Manetti Bros, che tornano indietro nel loro tempo per raccontare Palmi in questa bella dichiarazione d’amore alla città.
