Fallire senza rumore in un ciclo infinito di tentativi inutili
C’è qualcosa di accogliente nel fallimento, è come un abbraccio familiare che definisce la persona. Questo concetto trapela dalla storia raccontata dai fratelli Joel e Ethan Coen in A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis), con protagonista Oscar Isaac.
Il film del 2013 è ispirato alla vita del cantante folk Dave Van Ronk, amico di Bob Dylan, la cui carriera ha uno scarso successo commerciale, ma un impatto culturale significativo tra gli ambienti newyorkesi legati alla musica folk.
A proposito di Davis, di cosa parla il film

New York, Greenwich Village nel 1961: il cantante folk Llewyn Davis prova a guadagnare da vivere come può, mentre affronta il lutto del miglior amico ed ex collega Mike (Marcus Mumford) e il flop del suo album d’esordio da solista titolato Inside Llewyn Davis.
In questo circolo vizioso egoista e poco lungimirante, Davis si ritrova spesso sui divani di amici, tra cui i Gorfein (Ethan Phillips e Robin Bartlett) e la coppia composta da Jean Berkey (Carey Mulligan) e Jim Berkey (Justin Timberlake). Con Jean ha avuto dei rapporti, e per questo deve anche rimediare dei soldi per un aborto.
Tra i tentativi di fare soldi velocemente cantando con Jim e Al Cody (Adam Driver), un’audizione a Chicago con il produttore Bud Grossman (F. Murray Abraham), un viaggio con l’ eccentrico e jazzista Roland Turner (John Stephen Goodman), un gatto lo accompagna nell’autodeterminazione della sua disfatta, mentre la storia del folk si riscrive con l’arrivo di un “certo” Bob.
Il folk attraverso la visione dei fratelli Coen
Hang me, oh, hand me,
I’ll be dead and gone.
Davis Llewyn
In questo fascio di luce dall’alto proviene la voce di Davis Llewyn, chino sulla sua chitarra, solo tra la gente. È subito chiaro che si tratti di un film dei fratelli Coen, conosciuti per l’utilizzo di protagonisti disperati, con quella punta di nostalgia per gli Stati Uniti di un tempo, che questa volta non si manifesta con una rivisitazione del genere noir o western, ma come un’ode alla musica folk.
Per sua natura, tale genere è il canto degli oppressi, dell’isolamento e della sofferenza, ed è l’espressione massima per un’anima come quella di Davis, che ha bisogno del genere folk per rimanere fermo al suo dolore, e dunque alla sua identità. La morte del suo partner musicale e migliore amico, è anche la sua morte.
In questo, il corpo di Oscar Isaac riflette perfettamente questa depressione, a tratti personale e a tratti generazionale, dimostrando ancora una volta di essere uno dei migliori attori del nostro tempo.
A proposito di Davis, il fallimento diventa comfort zone

Davis è incapace di superare il lutto, che ha segnato profondamente il suo essere, ma durante il film si scopre che la sua è una depressione più profonda, precedente alla perdita del suo migliore amico. È come se non riuscisse ad essere felice, altrimenti perderebbe l’autenticità folk che lo caratterizza.
Davis, infatti, non si vende, rifiuta ogni opportunità di evolversi, anche quando un accenno di sorriso gli esce mentre canta con gli altri due musicisti Please Mr. Kennedy, che diviene un successo ma lui ha venduto i diritti sin da subito. Si aggrappa all’idea dell’artista tormentato e incompreso anche quando ci sono vie d’uscita per ricominciare: quando scopre di essere padre e passa vicino alla città dove vive la sua ex, ma sceglie di non fermarsi per riconnettersi o assumersi responsabilità, quando abbandona il gatto sul ciglio della strada che ha investito, e quando rifiuta di entrare in un gruppo.
I registi, non a caso, rendono A proposito di Davis ciclico, proprio come un cane che si morde la coda: la prima scena e l’ultima sono simili con l’unica differenza che all’ultima scena, quando Davis viene di nuovo malmenato, sul palco del Gaslight compare il giovane Bob Dylan, che sappiamo innoverà la musica folk con un enorme successo.
C’è un’amara ironia in tutto questo, ma forse anche una speranza che Davis possa aver imparato dai suoi errori e che delle nuove voci folk possano portare delle dolci novità.
A proposito di Davis, i simbolismi

A proposito di Davis si lascia leggere attraverso metafore e simboli, uno tra tutti la presenza del gatto, che nella sua natura sfuggente è metafora di Mike, di Davis e delle opportunità che se ne vanno, morenti sul ciglio della strada. Si “sostituisce” a Mike ed è l’unico con cui riesce a stringere un contatto, seppur per poco. La sequenza in cui Davis abbandona il gatto e Roland nell’auto è di una potenza straordinaria, tanto che in quel momento il gattino ruba totalmente la scena.
I fratelli Coen, nella stesura della sceneggiatura, fanno anche un’operazione intelligente chiamando il gatto arancione Ulisse, così da rendere più efficace la personale odissea di Davis da New York a Chicago per un’audizione che non va come sperato.
Anche il personaggio di Roland Turner è un riferimento epico e mitologico infatti viene associato a Caronte, il traghettatore delle anime attraverso il fiume Acheronte nell’Ade, figura che viene citata per la prima volta nell’Odissea e successivamente nell’Eneide di Virgilio e nella Divina Commedia di Dante. Se non fosse stato per Roland, Davis non avrebbe mai potuto fare quel viaggio.
Ma c’è un altro parallelismo con Caronte, che si collega anche con la ciclicità del film: chi non può pagare il tributo a Caronte è destinato a vagare per centinaia di anni come un fantasma, proprio come Davis che, perdendo la licenza da marinaio, non può più imbarcarsi e deve, ancora, rimanere nel suo limbo personale.
A proposito di Davis, dove e perché vederlo
Da Apple Tv a YouTube, sono tantissime le piattaforme dove è possibile noleggiare A proposito di Davis. Vale la pena vederlo, sia per la fotografia color seppia con qualche spicchio di colore dato dal gatto, intrisa in una luce soffusa che sfuma tutti i contorni dei personaggi come se fossimo in un sogno, sia per la magnifica colonna sonora, dove gli attori danno prova della loro forza canora. Justin Timberlake e Marcus Mumford sono principalmente dei cantanti, mentre Oscar Isaac conferma di avere una voce talmente adattabile che riesce non solo a fare ruoli etnicamente ambigui, ma anche a cantare e suonare.
FAQ – Domande frequenti su A proposito di Davis
Sí può considerare il film una biopic?
Non proprio. Davis non è Dave Van Ronk, ma il film è liberamente tratto da alcuni passaggi dell’autobiografia postuma del cantautore, intitolata The Mayor of MacDougal e pubblicata nel 2005.

Com’è stata l’accoglienza del film?
A proposito di Davis viene celebrato sin dall’uscita all’interno della kermesse del Festival di Cannes e del Torino Film Festival.
Nel primo, l’opera conquista il prestigioso Grand Prix Speciale della Giuria, oltre alla candidatura per la Palma d’Oro. Sempre nel 2013, il National Board of Review inserisce la pellicola tra i dieci migliori film dell’anno.
Non mancano i riconoscimenti ai Premi Oscar, con le candidature per la miglior fotografia e miglior sonoro e ai Golden Globe e ai BAFTA, dove il film gareggia come miglior film commedia o musicale e Oscar Isaac è tra i favoriti come miglior attore.
C’è qualche scena iconica in A proposito di Davis?
La scena più famosa del film è la sequenza di registrazione in studio di Please Mr. Kennedy, pezzo della colonna sonora orecchiabile e molto divertente eseguito in trio da Oscar Isaac, Justin Timberlake e Adam Driver. Gli “UH OH” e “OUTER…SPACE” di Al Cody sono molto buffi e spezzano tantissimo la pesantezza del film, è strappano un sorriso perfino a Davis.
La canzone, inoltre, era in lizza per la migliore canzone originale ai Bafta.
Quali altri film dei Coen sono da recuperare?
“Il regista a due teste” Ethal e Joel Coen è un duo che fa la storia del cinema moderno: lavorano in sincrono e spesso sono autori del montaggio dei propri film, (sotto pseudonimo di Roderick Jaynes), e hanno vinto quattro premi Oscar, tra i quali miglior sceneggiatura originale per Fargo e miglior film, regia e sceneggiatura non originale per Non è un paese per vecchi. Dunque, questi due sono assolutamente da recuperare, il primo perché è un crime-comedy e il secondo perché è un neo-western.
Altri cult da vedere sono la commedia noir surreale Il grande Lebowski, l’odissea comica e musicale Fratello, dove sei? e il noir da Palma d’Oro L’uomo che non c’era.
