Si è parlato spesso al cinema, nel corso degli anni, di come la guerra venga vissuta da chi vive lontano dal fronte. E mentre, allo stesso modo, numerosi sono i lungometraggi che ci parlano delle drammatiche condizioni di vita di ogni popolazione proprio al termine di un conflitto bellico, vi sono comunque ancora determinati aspetti di tali realtà di cui quasi nessuno, al giorno d’oggi, conosce i dettagli. A raccontarci la situazione di alcune donne in Danimarca (e in Europa in generale) proprio al termine della Seconda Guerra Mondiale, però, ha pensato la regista danese May el-Toukhy, la quale, in corsa per il Leone d’Oro all’83° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, ha presentato Woman Unknown, la sua ultima fatica.

Woman Unknown: la trama

Woman Unknown, dunque, ci racconta la storia di una giovane donna, così come di tante altre donne che, come lei, hanno tentato in ogni modo dopo la guerra di “conquistarsi” una vita dignitosa, con tutte le difficoltà del caso. Marie (impersonata da Mathilde Arcel) sta per sposare Christian (Carsten Bjørnlund), vedovo benestante per cui ha lavorato come domestica e bambinaia. La donna, tuttavia, ha un passato oscuro, in quanto, proprio durante la guerra, ha avuto una relazione con un soldato tedesco, da cui ha anche avuto un figlio, deceduto subito dopo la nascita. Per le donne, però, hanno avuto una relazione con il nemico, il popolo danese, desideroso di vendetta, ha in serbo un trattamento piuttosto brutale che, nella migliore delle ipotesi, le lascerà marchiate a vita. Cosa potrebbe accaderle, dunque, se un giorno ella dovesse incontrare qualcuno a conoscenza del suo passato e pronto a ricattarla?

Corpi

Come ha affermato la stessa regista, dunque, Woman Unknown mette al centro della messa in scena non soltanto le donne in generale, ma lo stesso corpo femminile, sovente trattato come oggetto e come se, di fatto, talvolta nemmeno appartenesse alle donne in questione. Emblematico, in tal senso, il vestito da sposa appartenuto un tempo alla defunta moglie di Christian (appeso in una stanza buia e mostratoci, attraverso una porta semi chiusa, quasi come se fosse un fantasma) e che a breve diventerà il vestito da sposa di Marie. Così come emblematica è la scena in cui la protagonista vede per strada una donna picchiata, rasata a zero (con tanto di cuoio capelluto sanguinante) e marchiata con una svastica rossa proprio per aver commesso il suo stesso “crimine”.

Vittime e carnefici

Non ci risparmia proprio nulla, May el-Toukhy, in questo suo Woman Unknown, in perfetta tradizione cinematografica nordeuropea. Le vicende della protagonista ci colpiscono sovente come un pugno allo stomaco, e all’interno di una sceneggiatura in cui nessuno dei personaggi può dirsi realmente senza macchia, ecco che ci rendiamo conto che è proprio la guerra, sebbene finita da tempo, a disumanizzare ogni persona, rendendo ognuno, a seconda dei casi, vittima e carnefice allo stesso tempo. Nel raccontarci ciò, dunque, May el-Toukhy ha dimostrato di sapere benissimo il fatto suo. Eppure, nonostante tutto, questo suo Woman Unknown non sempre convince.

Ingenuità

Di fianco, infatti, a scene di grande impatto visivo (l’immagine di Marie vestita da sposa che guarda in macchina con espressione vuota, mentre Christian, con volto severo e giudicante, le sta vicino è particolarmente potente), ecco che in Woman Unknown la regista si è fatta prendere troppo la mano da inutili virtuosismi (come, ad esempio, poco riuscite dissolvenze durante la scena di un pestaggio) o da momenti ridondanti, tralasciando al contempo importanti risvolti e personaggi che avrebbero necessitato di un maggiore approfondimento. La storia ci arriva, un riuscito crescendo di tensione anche. Ma per dar vita a un lavoro davvero impeccabile bisogna ancora affinare le armi.

Dov’è stato presentato in anteprima Woman Unknown?

Woman Unknown di May el-Toukhy è stato presentato in anteprima mondiale in concorso all’83° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Cosa ci racconta Woman Unknown?

Woman Unknown di May el-Toukhy ci racconta le difficili condizioni di vita e le persecuzioni di alcune donne danesi del secondo dopoguerra per aver avuto, durante il conflitto bellico, una relazione con soldati nemici.

Dov’è ambientato Woman Unknown?

Woman Unknown è ambientato in Danimarca nel secondo dopoguerra, ed è frutto di una coproduzione tra Danimarca, Svezia e Lettonia.