La ventesima edizione della Festa del cinema di Roma si apre con La vita va così, il film di Riccardo Milani che racconta la vera storia di un pastore sardo che si oppose al capitalismo sfrenato.
In sala dal 23 ottobre.

La vita va così: un braccio di ferro lungo più di dieci anni

Riccardo Milani decide di raccontare al grande pubblico la storia di Ovidio Marras (che nel film diventa Efisio Mulas) usando i toni tipici della commedia italiana, quella che fa ridere, che crea equivoci e mette in scena gag scanzonate, ma che poi lascia quell’amaro in bocca che ti porti dalla poltrona del cinema fino alla poltrona di casa.

La storia, realmente accaduta, è quella di un testardo pastore sardo che, per anni, rifiuta le offerte milionarie di un ricco imprenditore milanese Diego Abatantuono che, proprio su quella terra, vorrebbe costruire un resort di lusso. Nella convinzione che i soldi possano comprare tutto e tutti, in quel di Milano si pensa che “Efisio non sarà un problema” e invece quello con il pastore sarà un braccio di ferro lungo anni, tanti anni.

Milani questo tempo che scorre ci tiene a mostrarlo tutto, dall’inizio con il capodanno del ’99, quello dell’entrata nel nuovo millennio (bellissima l’alternanza tra l’opulenta festa dell’imprenditore e l’intima cena a casa di Efisio), fino all’arrivo dell’euro, dai mondiali del 2006 alle dimissioni di Ratzinger; insomma il mondo cambia, ma Efisio rimane imperturbabile, inscalfibile, con la stessa posa, lo stesso bastone, stesso cane e stesse mucche; ed è proprio questa immutabile quiete, quella che contraddistingue quella terra del Sud della Sardegna, che il vecchio pastore vorrebbe preservare, con la sua natura, i suoi odori e la splendida spiaggia di Bellesa manna, ma non per tutti è così.

Se Kubrick veniva qui Odissea nello spazio lo ambientava nel 3001…anche 4001

Efisio, interpretato dal credibilissimo pastore sardo Giuseppe Ignazio Loi, qui al suo debutto cinematografico, vive la sua vita come un eremita: una casa modesta, barattoli di pomodori secchi, le sue mucche che porta ogni giorno sulla spiaggia e una figlia, Virginia Raffaele, divisa tra l’amore paterno e la testardaggine di un uomo d’altri tempi.
Certo, se il mondo fosse solo quello di Efisio la pellicola sarebbe stata una bellissima storia di vita pastorale e di resistenza solitaria, divisa tra tradizione e innovazione, tra natura e colate di cemento, tra poveri e ricchissimi, ma il mondo non è solo Efisio Mulas, quindi?

Le ragioni degli altri

Dite che vi fa schifo il cemento ma non vedete l’ora che arrivi

Milani, dopo Un mondo a parte ambientato nell’Abruzzo meno conosciuto, approda nel Sud della Sardegna con La vita va così, per raccontare una storia che (intenzionalmente) contraddice se stessa: se Efisio da una parte è un eroe che lotta contro la cementificazione e si tiene ben saldo alle proprie radici, dall’altra può esser visto come un algido egoista, un uomo classe 1929 che al futuro dei giovani neanche ci pensa.

Il regista questo lo comprende perfettamente, anzi gioca su questo dualismo ideologico e, partendo dalla “semplice” storia di Efisio, allarga l’inquadratura a tutto il paese arrivando a confezionare una pellicola corale che ascolta e da spazio alle ragioni di tutti.

C’è chi ha bisogno di quel resort per lavorare, chi ha bisogno del turismo per vendere di più, e ancora chi vorrebbe salire di grado dopo anni o, più semplicemente, chi sogna solo di organizzare un matrimonio. Questo cortocircuito di ragioni, sulla carta validissime, confliggono tra loro scatenando la furia del paese che ogni giorno si reca, come in una disordinata processione, al cospetto di Efisio per convincerlo a vendere.

La risposta però è sempre no, no a milioni di lire e no a milioni di euro, neanche quando a chiederlo è suo figlio, Jacopo Cullin, partito per Londra anni prima proprio alla ricerca di un lavoro migliore. Ahia.

Tradizione e innovazione: come si fa a scegliere?

La vita va così, quindi, sveste i panni della commedia, con la linea comica tenuta in piedi dal simpaticissimo Aldo Baglio (tutto facce e fisicità come ci aveva abituato ai tempi del mitico trio), per indossare la veste ben più cupa della riflessione sociale, del coraggio che, molto spesso, deve cedere il passo alla necessità e dell’inevitabile e innegabile potere dei soldi.

Il no di Efisio, come dice lui stesso, non è un rifiuto verso i suoi concittadini, ma verso chi nella sua terra vede solo un modo semplice per fare soldi, basta buttare giù tutto, dare un colpo di ruspa e si ricomincia, ed è giusto? teoricamente sì; e ancora lui vuole che quella terra e quella spiaggia di Bellesa Manna siano della sua gente, di tutti e non di un ristretto gruppetto di ricconi che godono della natura dal balcone di un resort di lusso che quella stessa natura l’ha distrutta…giusto anche questo, ma se i giovani non hanno più futuro e sono costretti ad abbandonare questi luoghi chi si godrà quella spiaggia? Qui si racchiude un po’ la domanda delle domande e rispondere è tutto fuorché semplice, infatti il film non da risposte, non si schiera, lascia le ragioni di tutti sul tavolo e sarà il pubblico a schierarsi, se vuole.

Bella la storia, ma il finale un po’ meno

La vita va così è un film pieno: è divertente e strappa risate sincere, è doloroso e allora le risate si fanno amare, è comico e cupo come le vecchie commedie all’italiana, per poi farsi fiaba con l’arrivo di Geppi Cucciari che, come un moderno Deus ex machina, arriva sul finale per risolvere le sorti del conflitto.

Eppure c’è qualcosa che stona: il finale; tutta la riflessione, i primi piani inferociti, i colpi bassi tra concittadini e la resistenza estenuante di Efisio sembrano svanire con una chiusura che risulta estremamente didascalica e un filo retorica, quasi a voler chiudere con un sorriso bonario una folle storia (che poteva davvero essere una serie-tv per quanti punti di vista contiene al suo interno).

Comunque quella raccontata da Milani, nonostante il finale, resta una bella storia ben orchestrata, tra paesaggi mozzafiato, attori di lungo corso che si mescolano con non professionisti e le fantastiche musiche di Moses Concas che accompagnano tutta la narrazione.