Quantin Dupieux trasforma una star del web in un’epitome grottesca, sospesa tra isolamento, ricatto e… omicidio.

Introduzione

Presentato tra i film in concorso alla 20° Festa del Cinema di Roma (a questo link il programma completo), L’Accident de piano segna il ritorno di Quantin Dupieux, il regista francese che ha fatto dell’assurdo un genere tutto a sé.

Dopo film-cult come Mandibules (visto e amato al Festival di Venezia) e Daaaaaalí! (con lacolonna sonora di Thomas Bangalter, ex Daft Punk) Dupieux firma qui la sua opera più glaciale e contemporanea. E forse anche la più necessaria.

L’Accident de piano racconta la storia di Magalie, influencer planetaria e la sua caduta in una sorta di count down 3, 2, 1…
È un film sugli influencer? Sì. È un film critico sul mondo dei social? Molto di più: è un film tragicomico con un protagonista antipatico – in pieno stile francese – che fa riflettere sull’industria del contenuto.

Ma cosa distingue davvero un’influencer che si ferisce in diretta da chi ne fa un titolo a effetto?

Trama

L’Accident de piano, la trama spiegata in 3 fasi.

Fase uno – Il gelo e la posa

La fase del silenzio.
Atmosfere rarefatte, alla Fargo. Neve, silenzio e follia patinata. Magalie si rifugia in uno chalet di lusso insieme a Patrick, assistente devoto e succube, una sorta di Smithers simpsoniano che ti sputa nella zuppa.
Lei è ricchissima, scortese, annoiata, forse disturbata mentalmente. Tutto intorno a loro è bianco, immobile, artificiale e impersonale.

Ma chi è davvero Magalie? Una stunt-woman? Una sciatrice olimpica? O solo il prodotto di un’epoca che applaude chi riesce a farsi male nel modo più originale?

Fase due – Amorale/Immorale

La fase verbosa.
La verità filtra dal ghiaccio: dietro il ritiro della ragazza e del maggiordomo c’è un affare criminoso, l’accident del titolo.
Lei, ora lo capiamo, è l’influencer più famosa del pianeta, diventata un fenomeno virale grazie ai suoi video estremi: «Ciao sono Megapope, oggi provo a…» e subito dopo, bruciature, anatomia, ferite, ossa rotte. Il suo corpo non sente nulla a causa di una neuropatologia cronicizzata anche a livello emotivo.

L’Accident de piano, ovvero l’incidente del piano(forte) è ora chiaro: qualcuno si è fatto male durante le riprese dei video e, se venisse fuori, Magalie e Patrick rischierebbero un secolo di galera.

Poi arriva l’email di Simone, giornalista professionale e professionista, che scrive male ma parla come un’enciclopedia social liberale. Sa tutto, vuole l’intervista esclusiva. E Magalie, per quanto la disprezzi clamorosamente, non può rifiutare.
Nel loro faccia a faccia, da una parte c’è il contenuto estremo e a-morale, dall’altro il contenuto sensazionalmente immorale.

Fase tre – La caduta

La fase della violenza.
Da qui, tutto crolla. La caduta è fisica e delirante, ragionata e allo stesso tempo impulsiva, coerente persino nell’uso dello strumento di morte: un’opera d’arte da 3 milioni di euro.
Sangue e humour noir si mischiano e non c’è redenzione, solo una performance finale perfetta, turpe, inevitabile.

Recensione critica di L’Accident de piano

Quanto ci piace Quentin Dupieux e il suo tratto sempre più autoriale. Con lui il cinema ridiventa Cinema e torna nella culla, la Francia.
L’Accident de piano lo conferma come il maestro di un surrealismo plausibile, capace di rendere l’assurdo non solo credibile ma anche necessario.

La sua narrazione per immagini, volutamente irregolare, è come i suoi personaggi: frammentata, ma in qualche modo sia pacata sia delirante.

Magalie è bizzarra e emotivamente abissale come una Baby Jane francese. Nella sua parabola si riflettono i temi del voyeurismo, del divismo e della desensibilizzazione causata dai social. Dupieux spinge poi la lama verso i media: giornalisti incapaci di scrivere, deontologicamente poverissimi ma impettiti, affettati, pseudo-intellettuali. E alla fine l’immoralità viene uccisa dall’arte, l’amoralità capitola praticamente in diretta.

Il film si chiude con una piccola resurrezione sullo schermo e un gran bell’applauso al termine della proiezione stampa alla Festa del Cinema di Roma.

Conclusione

Distribuito da Netflix (e direi anche per fortuna, visto che è assolutamente da vedere e rivedere), il film è un piccolo evento.
Giusto un consiglio: ok lo streaming, ma che sia almeno su una TV da 70 pollici, perché in questo caso di cinematografia da grande schermo ce n’è tantissima.

Quentin Dupieux non delude mai. Con L’Accident de piano ci regala un film sociologicamente indispensabile, cinico e tenero insieme.

Bello. Bello. Bello.

FAQ

Che cos’è L’Accident de piano?

È il nuovo film di Quentin Dupieux, presentato alla 20ª Festa del Cinema di Roma e distribuito da Netflix.
Racconta la storia di Magalie, un’influencer che trasforma il dolore in spettacolo fino alla sua definitiva caduta.

Chi è Quentin Dupieux?

Regista francese, autore di un cinema surreale e ironico. Tra i suoi film più noti: Le Daim, Mandibules, Le Deuxième acte e Daaaaaalí! (con musica di Thomas Bangalter dei Daft Punk).

Di cosa parla L’Accident de piano?

Il film esplora i temi del voyeurismo, del divismo e della desensibilizzazione dei social, intrecciando ironia, orrore e arte in una riflessione sull’epoca dell’immagine e del dolore spettacolarizzato.

Che stile ha il film?

Dupieux adotta il suo classico humour noir alla francese: ritmo surreale, inquadrature statiche, dialoghi stranianti e un equilibrio perfetto tra cinismo e tenerezza.

Dove si può vedere L’Accident de piano?

Il film è distribuito da Netflix. Meglio guardarlo su una smart TV grande: è cinema da godere in alta definizione, non su uno smartphone.

Perché vale la pena vederlo?

Perché è un film necessario — sociologico, ironico e profondamente umano. Dupieux ci mette davanti al nostro tempo e preme “play”: dolore, like, replay.