Vie Privée scava con delicatezza ma senza esitazioni nelle pieghe dell’identità. Gioca con le difficilissime questioni universali: chi siamo davvero? Chi vorremmo essere? E chi ci è permesso essere? Un film intimo, personale, a tratti struggente, in grado di farci dubitare delle nostre certezze e del significato del successo.
Chi sono le grandi donne? Quelle infallibili?
Trama di Vie Privée
Liliane Steiner (Jodie Foster) è una psichiatra affermata che vive a Parigi. La sua vita, apparentemente regolare e tranquilla, viene sconvolta dal suicidio della paziente Paula Cohen-Solal (Virginie Efira).
Consumata dal senso di colpa e istigata da eventi esterni, ipotizza un omicidio e inizia a indagare insieme al suo ex marito Gabriel (Daniel Auteuil). Ciò che riesce a trovare mano mano però, mette in dubbio le sue certezze e delle vecchie ferite tornano a bruciare, minacciandola.
Recensione critica di Vie Privée
Il titolo stesso del film invita a riflettere sul confine labile tra ciò che mostriamo e ciò che nascondiamo: Vita Privata non solo in senso personale e intimo, ma anche nell’accezione del sopravvivere senza qualcosa o qualcuno. Tutto il film ruota attorno alla morte di Paula e come questo evento traumatico abbia scosso qualcosa di profondamente instabile. Il paradigma terapeuta/paziente si rompe e chi doveva ascoltare adesso desidera solo essere ascoltata nelle sue fragilità.
Un film che ci riguarda tutti: in un periodo in cui ogni cosa viene esposta e la perfezione ci schiaccia, il fallimento è insostenibile. Un presunto giallo, dove l’indagine è interiore.
Zlotowski adotta una regia elegante e misurata che lavora per sottrazione. I silenzi, le inquadrature isolate, le luci fredde disegnano il vuoto della protagonista. Possiamo dire che opera per gradi: dalla presentazione dell’impeccabile e imperturbabile Lilian al successivo sgretolarsi nel tempo, facendo emergere un disordine interiore.
Proprio le teorie di Sigmund Freud sono la chiave della struttura narrativa del film: sogni simbolici, desideri repressi, ritorni del rimosso e maternità. Un pubblico attento noterà come l’ombra dell’Olocausto agisce come un trauma collettivo che affiora senza essere mai tematizzato direttamente. Zlotowski allora mette in scena un viaggio psichico dove l’identità della protagonista si disfa sotto il peso di ciò che aveva creduto di poter controllare.
Nota negativa per il finale dove la regista sembra sceglierne uno più emotivo che risolutivo. Non ci dà risposte chiare, né tantomeno suggerimenti su quello che sarà il percorso di Lilian.
FAQ
Che cos’è Vie Privée?
Il lungometraggio thriller-psicologico segue le vicende private della psichiatra Lilian Steiner, dove “private” è da intendersi nella sua duplice accezione intima e di mancanza.
Chi è Rebecca Zlotowski?
Classe 1980, conosciuta come sceneggiatrice e regista. Celebre per Grand Central (2013), Les Sauvages (2019) e Les enfants des autres (2022). In una vecchia intervista, l’attrice Léa Seydoux racconta che, anche se Zlotowski si definisce “totalmente francese”, il suo senso dell’umorismo ebraico è così irriverente da far arrossire anche il francese più chic!
Di cosa parla Vie Privée?
Lilian, psichiatra a Parigi, indaga sulla morte sospetta di una sua paziente. Un thriller psicologico che esplora i confini tra mente e verità, realtà e finzione.
Che stile ha il film?
Regia moderata e sobria che lavora per sottrazione, di pari passo con lo sviluppo narrativo.
Dove si può vedere Vie Privée?
Pellicola presentata al Festival di Cannes 2025, in uscita il 26 novembre 2025 nelle sale francesi.
Perché vale la pena vederlo?
Il film mette in scena una protagonista che sembra avere tutto sotto controllo, ma il suo mondo razionale comincia a vacillare e a sgretolarsi: una tensione psicologica potente e ben costruita, soprattutto nell’era della perfezione ossessiva.
Nata nell'anno dell'introduzione dell'Euro e dell'Apocalisse. Laureata in Lettere Curriculum Storico Artistico, affamata di arte contemporanea, anime e film d'animazione, giochi di ruolo e videogiochi. Aquilana di nascita, ma abitante del mondo. Parola preferita? Tìshôk ', che in fiammese significa: "Embrace the light while it burns, 'cause it will not always last forever".