Presentato ad Alice nella città, Fortuna è un cortometraggio che recupera le superstizioni popolari dell’Abruzzo

Leggende, miti e credenze popolari sono un retroterra ancora pulsante nella cultura disincantata dell’Italia contemporanea. Senz’altro in alcuni luoghi sono anche un ricordo, se non parti di un vero e proprio immaginario, ancora tanto sensibilmente percepibile da ispirare giovani narratori come Maurizio Forcella, il quale con Fortuna, infatti, ricostruisce un Abruzzo permeato da superstizioni e misticismo.

Prodotto da Associazione Stazione Cinema e IFA Scuola di Cinema, in collaborazione con Cotopaxi della Polonia e la società Analog People Cinematek della Grecia, e presentato ad Alice nella città, il nuovo cortometraggio del regista si inserisce tra sogno e realismo magico, forse in dialogo con le ultime esperienze di Alice Rohrwacher.

Trama di Fortuna

In un remoto paese dell’Abruzzo, Fortuna (Flora Infante), una dolce bambina con una “voglia di vino” sotto l’occhio, viene stigmatizzata dai genitori poiché ritenuta “una storpia” il cui futuro matrimoniale (unico destino accettabile per una donna in quel contesto sociale) è incerto.

L’arrivo di un pastore (Ivan Franek) scuoterà la coscienza del padre (Arturo Sconsiglio) il quale, credendo che il “tocco di uno zingaro” possa estirpare quella macchia quasi come Padre Merrin fece con il maligno ne L’esorcista, deciderà di ingaggiarlo per compiere l’epurazione.

15 minuti bastano

Immersi in un’atmosfera trasognata sulle rime arcaiche dei poeti a braccio, in soli quindici minuti Maurizio Forcella costruisce una narrazione che non si limita ad accennare ad alcuni punti di un intreccio fumoso, come accade nella maggior parte dei cortometraggi che finiscono per relegare esclusivamente alla forma (nel migliore dei casi) i principali pregi; al contrario qui il regista tenta e riesce arditamente a costruire un racconto che, con pochi elementi e ottimi interpreti, resta incisivo.

Fortuna: tra superstizioni, realismo magico e Abruzzo

Tu sei un seme.

Fortuna

L’ignoranza e la superstizione come involontarie (e non per questo innocenti) forze motrici della crudeltà umana sono il focus su cui il cortometraggio costruisce un universo ancestralmente sovrannaturale, in cui non sempre, però, il sottile equilibrio tra elementi fantastici e realtà riesce a rimanere solido, probabilmente a causa di un montaggio a volte non molto elegante.

Nonostante ciò, Fortuna di Maurizio Forcella, ritraendo un Abruzzo rurale e mistico non del tutto originale, ma pur sempre lontano dallo stucchevole mondo fiabesco dell’ultimo Milani, si conferma come un’ottima promessa per il futuro di un giovane autore che si proietta verso il suo primo lungometraggio.