Fin da quando è stato annunciato tra i titoli del programma della Berlinale 2025, Mickey 17, ultima fatica dell’acclamato (e pluripremiato!) regista sudcoreano Bong Joon Ho, ha immediatamente sollevato la curiosità di pubblico e addetti del settore, non soltanto per il fatto che, appena cinque anni fa, il cineasta ha realizzato uno dei (pochi) lungometraggi che sono riusciti a mettere d’accordo (quasi) tutti (ricordate il sorprendente Parasite?), ma anche perché, anche soltanto da una breve, sommaria lettura della sinossi, la storia qui presentataci si preannuncia particolarmente accattivante. Ma vediamo, nello specifico, di cosa si tratta.

Mickey (impersonato da uno straordinario Robert Pattinson), dunque, è appena fuggito dalla Terra su un altro pianeta, dal momento che era perseguitato dagli strozzini.
Qui, insieme ad altre persone che hanno effettuato la medesima scelta, contribuirà a dar vita a una nuova comunità, guidato dal discutibile politico Kenneth Marshall (Mark Ruffalo), a sua volta costantemente seguito “da dietro le quinte” da sua moglie Ylfa (Toni Collette).

Fin qui, dunque, nulla di strano. Eppure, il nostro Mickey ha il singolare compito di contribuire allo sviluppo di particolari vaccini, morendo un’infinità di volte, per poi “rinascere”, venendo fedelmente ricostruito, cellula per cellula, da un innovativo macchinario. Ma cosa accadrebbe se, per errore, egli, creduto morto da tutti, dovesse essere duplicato? Così, dunque, Mickey 17 e Mickey 18, finiscono per coesistere…

Il tema del doppio, da sempre particolarmente caro a Bong Joon Ho, trova, dunque, in Mickey 17, una sua perfetta declinazione. Mickey 17 e Mickey 18, infatti, sono apparentemente due personalità completamente agli antipodi: calmo, riflessivo e talvolta un po’ pauroso il primo; ben più sanguigno, irascibile e violento il secondo. Eppure, in fondo, si tratta semplicemente di due lati della personalità del medesimo essere umano (ed ecco che anche qui uno dei concetti base dell’Espressionismo, più e più volte ripreso dal regista sudcoreano, svolge immediatamente un ruolo a dir poco centrale). E se, invece di continuare a farsi la guerra, i due “doppi” non cooperassero al fine di sconfiggere un nemico ben più grande e pericoloso?

Ed ecco che, finalmente, entra in gioco anche il sopracitato Kenneth Marshall: chi ci ricorda questo inquietante personaggio politico che cerca di accaparrarsi consensi attraverso l’odio e la paura, ma che, ben presto, finisce per rivelarsi completamente privo di spina dorsale e decisamente ridicolo nelle sue espressioni e nel suo chiedere costantemente aiuto alla moglie? Esatto! Se, infatti, il personaggio interpretato da un esilarante Mark Ruffalo non può non farci pensare proprio a Donald Trump, a molti sarà venuta in mente anche la sinistra figura di Elon Musk (in particolar modo per quanto riguarda la gestualità stessa adottata da Marshall).

La doppia natura dell’essere umano, uno sguardo lucido e tagliente sull’attuale situazione politica, ma anche importanti citazioni alla letteratura di Ray Bradbury, dunque, trovano in Mickey 17 un loro compimento all’interno di una commedia fantascientifica che non si lascia intimidire dal grande successo del precedente Parasite, ma che, al contrario, cambia intelligentemente registro rispetto alla piega che stava prendendo il cinema di Bong Joon Ho, al fine di trovare una propria, ben marcata identità.
L’acclamato cineasta, dunque, ancora una volta non ha deluso il suo pubblico. Il suo pubblico, piacevolmente divertito, ringrazia.