Dracula, si sa, è una figura così ben inserita nell’immaginario collettivo che le parodie sono inevitabili. Perché non parlare, allora, di due modi diversi di farci ironia?
Fracchia contro Dracula e Dracula morto e contento dimostrano, in ordine, come gli italiani e gli americani capovolgono il genere horror. 

Fracchia contro Dracula e Dracula morto e contento, di cosa parlano i due film

Chi lo dice che non si può scherzare con il macabro? Di certo non Neri Parenti e Mel Brooks, che rispettivamente firmano Fracchia contro Dracula e Dracula morto e contento, due horror tutti da ridere. 

Fracchia contro Dracula esce nel 1985 e fa parte del filone delle tragicommedie dedicate al geometra Giandomenico Fracchia, uno dei principali personaggi interpretati da Paolo Villaggio. Fracchia è un venditore di immobili che non conclude nemmeno un affare, ma trova uno spiraglio quando incontra lo spilorcio e miope ragionier Filini (Gigi Reder) il quale riesce a trovargli un’abitazione in Transilvania. Il maniero, però, ospita il Conte Dracula (Edmund Purdom) e sua sorella Oniria (Ania Pieroni). Qui incontrano anche altri personaggi sinistri, tra cui il maggiordomo cieco (Filippo De Gara) e il servitore gobbo Boris (Giuseppe Cederma).

Nemmeno le avvertenze di un notaio ferma Fracchia dal continuare con l’affare, anche se si è reso conto della tetricità della situazione, ma la minaccia di licenziamento e la cotta per la contessina (che reciproca) fa scatenare una serie di assurdità, tra cui una sfida a tennis contro Frankenstein (Romano Puppo). Nel corso della storia compare anche Luna Jabonsk (Isabella Ferrari), sorella di una vittima di Dracula e in cerca di vendetta. Ma forse è tutto un sogno…

Dracula morto e contento (in originale Dracula: Dead and Loving It), invece, viene pubblicato nel 1995 e fa parte delle tante parodie di Mel Brooks. In questa, per la prima volta, scrittura un altro talento della commedia americana, ovvero Leslie Nielsen che veste i panni del Conte Dracula. 

L’agente immobiliare Renfield (Peter MacNicol) va in Transilvania per concludere un affare con il Conte Dracula. Ovviamente, ritorna a Londra “un po’ cambiato”, e dopo una scorpacciata di insetti, il direttore del manicomio Jack Seward (Harvey Korman) lo fa rinchiudere. Nel frattempo, Dracula conosce Jonathan Harker (Steven Weber) la sua fidanzata Mina, figlia del direttore Seward e Lucy (Lysette Anthony), amica di Mina (Amy Yasbeck). Dracula mette subito gli occhi (e le zanne) su Lucy, che si mostra pallida e strana, per questo viene in soccorso Abraham Van Helsing (Mel Brooks) esperto in malattie dal sentore occulto.

Si susseguiranno tanto aglio, un pipistrello con volto umano, paletti nel cuore con conseguenze splatter e sale da ballo con grandi specchi. 

Fracchia contro Dracula: Parenti e la sua “furba commedia” 

Per quanto possa sembrare strano, Fracchia contro Dracula è un capostipite del cinepanettone: l’ambientazione è, in un certo senso, vacanziera ed esotica e si creano tutte quelle dinamiche tra i personaggi che Neri Parenti riproporrà nei film natalizi venuti dopo. Di seguito degli esempi:

  • Fracchia si muove per interessi personali e per farlo omette e manipola la realtà a discapito di altri;
  • La coppia comica Villaggio – Reder è protagonista nella sua interezza, in quanto senza uno o senza l’altro non ci sarebbe trama e sono dei personaggi già ben costruiti e conosciuti;
  • I malintesi nei vari dialoghi giustificano la creazione di situazioni assurde.

Insomma, se si prendesse un semplice “Natale a…” per sovrapporlo a questo film, è facile fare dei paralleli. Restano, però, più velate le gag slapstick (capocciate sul muro, ruzzoloni sulle scale o maggiordomi che cadono nel vuoto), mentre le battute non sono fatte per la risata facile, sono sottili e si basano soprattutto sulla dinamica tra Fracchia e Filini, dalle loro movenze e i loro modi di parlare.

Su carta potrebbe sembrare poco potente che Filini scambi i pipistrelli per canarini e una corona d’aglio per un omaggio floreale e che Fracchia scambia il chiedere aiuto della donna che lo stava seducendo per una richiesta di allontanarsi dalla stanza, eppure la loro interpretazione rende super efficaci queste scene. Esecuzioni che fanno ancora più ridere se contrapposte alla serietà di Edmund Purdom e Ania Pieroni, nei panni del Conte “Dracula” Vlad e della Contessina Oniria.

Con Fracchia contro Dracula, Neri Parenti strizza l’occhio alla piú alta commedia italiana, complici la fotografia di Luciano Tovoli e le scelte musicali di Bruno Zambrini, ma fa una mossa di marketing furba, servendosi del dell’universo dei personaggi di Paolo Villaggio e del suo consenso televisivo. 

Dracula morto e contento: Brooks – Nielsen divertenti ma non troppo 

Mel Brooks è, senza ombra di dubbio, pioniere delle parodie, eppure questa non sbanca al botteghino, tantomeno viene considerata un’opera ben riuscita dai fan. 

Dracula morto e contento, infatti, non ha molto mordente e le battute sono portate un po’ alla lunga, come la scena dell’autopsia che fa svenire gli studenti di medicina o quella dell’ultima parola in una lingua sconosciuta (che poi ritorna persino nei titoli di coda). Questo perché più che una ricerca della battuta, c’è una diretta parodia che attinge a vari film su Dracula.

In particolare, Leslie Nielsen esaspera le caratteristiche dell’attore ungherese Bela Lugosi, la cui interpretazione è tra le più iconiche tra i Dracula cinematografici. Nielsen marcia su un accento straniero ed esagera le espressioni che rende il personaggio molto buffo, quasi “scemo”, però non strappa tante risate. Eccezione fatta per la scena in cui il controllo mentale di Dracula si ritorce contro di lui e rapisce la donna sbagliata. 

In generale, le battute presenti non sono molto forti ed efficaci, nonostante ciò ci sono diversi elementi che sono da apprezzare, una tra tutti è l’interpretazione Peter MacNicol nel ruolo di Renfield, che ruba la scena sia al protagonista Nielsen, sia al regista-attore Brooks, splendendo con la sua commedia fisica.

In aggiunta, in Dracula morto e contento c’è un piccolo dettaglio (ma molto divertente) che merita attenzione:

“Lucy è Nosferatu. / She’s Nosferatu.”

“Lei è sarda? / She’s Italian?”

– Van Helsing e Jonathan Harker

Il film è uno dei tanti esempi che dimostra come il doppiaggio italiano (diretto dal compianto Tonino Accolla, famoso per aver dato la voce per anni ad Homer Simpson) sia un lavoro certosino, che rende molto comprensibile le battute al pubblico italiano senza snaturare quelle originali. 

Fracchia contro Dracula e Dracula morto e contento, horror e commedia hanno molto in comune

Fracchia contro Dracula e Dracula morto e contento dimostrano che i maestri della paura e della risata giocano nello stesso campionato: si muovono con l’esagerazione dell’assurdo e superano la linea sottile del buon gusto, rispettando alla stessa maniera la cadenza dei tempi e dei ritmi, fondamentali per evocare reazioni viscerali involontarie sul pubblico, che è sempre portato ad essere teso, in attesa di fare un urlo, un sobbalzo o uno scoppio di risa. 

Non è un caso che esista l’umorismo macabro e morboso, capace di sovvertire il brutto in qualcosa che faccia amaramente ridere (e riflettere!)

Dunque, al di là della fattura dei film, Fracchia contro Dracula  e Dracula morto e contento funzionano proprio perché prendono gli elementi horror (scenografia, storia, ambientazione, luci…) e li riscrive per ironizzarci sopra. In fondo, non è un’operazione così lontana se si pensa che gli horror, anche quelli “puri”, recano spesso inconsuete risate o diventano meme. Il recente Nosferatu di Eggers ne è da esempio.