Bramare il potere, non è forse il primo passo per esserne plagiato e corrotto?
Manuel López-Vidal (Antonio De La Torre) è un influente vice segretario regionale con tutte le carte in regola per diventare il nuovo Presidente della Regione e fare il gran salto per arrivare a Madrid, alla politica nazionale. Stimato dall’attuale Presidente, che vede in lui il naturale successore del suo “regno” e dai compagni di partito con cui condivide cene in ristoranti esclusivi e pomeriggi in lussuosi yacht, Manuel vedrà la sua scalata al successo frenata da una fuga di notizie che incrimina prima l’amico e collega Paco e poi lui stesso in uno scandalo per corruzione. Quell’oggetto del desiderio, denominato potere, a cui era così vicino, si allontana minuto dopo minuto mentre Manuel cerca un appiglio sicuro su cui contare.

Fin dalla prima sequenza di questo thriller politico, è facile intendere che l’obiettivo della macchina da presa avrà l’unico scopo di assistere alla disfatta della vita professionale e privata di un uomo così sicuro di poter raggiungere le vette della politica, da non arrendersi a nessuna evidenza.
Manuel è conscio di essere colpevole, ma sembra non concepire la sua condotta come illegale, quanto più una normale conseguenza della sua carica.
Complice un montaggio serrato, ciascuna scena corrisponde ad un caparbio tentativo di trovare una via fuga, di scagliare le sue colpe altrove, ma la sentenza emessa dai suoi colleghi sembra essersi diffusa velocemente, tanto da rendere ogni persona a lui vicina un possibile traditore. Anche la minaccia di svelare uno scandalo ben più grave non riesce a smuovere il partito, che riesce ad insabbiare tutto e a costringere Manuel ad allontanare la moglie Inés (Mónica López) e la figlia.

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Il regista Rodrigo Sorogoyen riesce a narrare la vicenda di un personaggio scomodo con estrema chiarezza, riuscendo non solo a delineare le fasi di una vera lotta contro i mulini a vento compiuta dal protagonista, ma a far sentire lo spettatore dalla sua parte: l’ingiustizia compiuta nei suoi confronti e la costante ricerca di essere assolto, convincono in fretta che Manuel sia la vittima di un sistema corrotto, facendo quasi sperare che la verità lo renda nuovamente libero. Ma è proprio nella scena finale, nella quale è pronto a rivelare i fatti alla stampa, che una domanda ci ricorda il suo ruolo e la sua insindacabile colpevolezza.

Già vincitore di sette premi Goya, Il Regno è finalista del premio LUX – che ha lo scopo di promuovere il cinema europeo, rendendo i film accessibili ad un pubblico più ampio in diverse lingue e culture – assegnato dal parlamento europeo durante la 76esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia.

Distribuito in Italia da Movies Inspired, Il Regno uscirà nelle sale il 5 settembre.