Niclas Larsson firma il suo primo lungometraggio con Mother, Couch, un racconto surreale presentato al RFF 2023, nella sezione Freestyle.

La storia di Mother, Couch, basata sul romanzo Mamma i soffa di Jerker Virdborg, parte da una premessa semplice quanto assurda: una madre anziana e i suoi due figli adulti entrano in un negozio di mobilio per cercare una fantomatica cassettiera, la donna si siede su un costosissimo divano e non ha intenzione di muoversi più.

Era tutto molto semplice, cercavamo solo una cassettiera, il sangue sarebbe colato molto più tardi

Mother, Couch sembra quasi un’assurda pièce teatrale portata sul grande schermo, un susseguirsi di eventi paradossali, al limite del grottesco, che si svelano pianissimo e solo ad un occhio attento.

Al centro di tutto c’è David, interpretato da uno spaesato Ewan McGregor, che cerca di sbrogliare la matassa di questo intricato film; perché sua madre non vuole alzarsi? perché i suoi fratelli (la sorella maggiore sopraggiunge dopo) non sembrano essere interessati alla vicenda quanto lui? perché quel negozio è così strano?

Il punto di vista di David coincide con quello del pubblico: non capiamo cosa stia accadendo, ma subiamo le continue pressioni a cui è sottoposto il protagonista, lui che deve dar conto a sua moglie che lo aspetta alla festa di compleanno della figlia e non sa come giustificarsi, lui che non vuole chiamare il 911 perché, insomma, è di sua madre che stiamo parlando…tutto porta il pubblico a porsi un’unica domanda: cosa diavolo sto guardando? cosa sta succedendo?

La ragione dietro l’assurdo

Tra i corridoi cupi del negozio, i mobili antichi che sembrano quasi una scenografia teatrale messa lì a dare contesto, ma che allo stesso tempo diventa un luogo alieno, posticcio, straniante, la mente di David continua a farsi domande, e noi con lui.

Sua madre, la grande Ellen Burstyn, non dice molto, è enigmatica e criptica, come viaggiasse sul filo che divide pazzia e segreti. C’è qualcosa che non sappiamo? forse, anche perché i due fratelli Gruffudd e Linda, rispettivamente Rhys Ifans e Lara Flynn Boyle, sembrano presi da tutt’altro, o anche da nulla, piuttosto che dalla madre. E poi c’è la figlia di uno dei due proprietari del mobilificio, Bella, col volto angelico di Taylor Russel, che sembra venire da un altro mondo.

Insomma, Mother, Couch è cinema dell’assurdo, forse fin troppo assurdo, perché per cercare di dare almeno una risposta alle infinite domande che ci si pone durante la visione bisogna pazientare, immergersi in questo gioco delle parti e aspettare la fine della pellicola, quando il marasma generale cambia faccia.

Sì, perché Mother, Couch si trasforma, lentamente, in un dramma familiare circoscritto, un rapporto madre-figlio malsano che per tutta la durata della visione è stato riempito, come quel vecchio mobilificio, da artefici, veloci movimenti di macchina, che svelano la buona tecnica di Larsson, tensione e dissimulazione. Ma poi la nebbia si dirada.

È ora di lasciarmi andare David

Il confronto finale tra Ellen Burstyn e Ewan McGregor è una perla incastonata in terremoto di immagini, la madre parla con parole che un figlio non vorrebbe mai e poi mai ascoltare, eppure siamo tutti lì, con lui, a sentire come una madre possa essere anche solo una donna che vive e sbaglia.