Nel 2001 Ben Stiller, regista, co-sceneggiatore e protagonista, porta sul grande schermo una delle sue creature più riuscite e riconoscibili: il supermodello Derek Zoolander. Per l’attore, lanciato da commedie sold out al botteghino come Tutti pazzi per Mary e Ti presento i miei, è l’occasione per scherzare su un mondo decisamente poco propenso a prendersi in giro e a ridere di sè: quello della moda.

Ben Stiller, affiancato da un azzeccato cast con Owen Wilson perfetta spalla nel ruolo dell’astro nascente Hansel, Christine Taylor in quello dell’immancabile giornalista in cerca di scoop, ma anche di giustizia, il villain Will Ferrell e il suo sicario impersonato da una perfida Milla Jovovich, nonché impressionante serie di ospiti VIP (giusto per citarne uno, il mai troppo compianto David Bowie che fa da arbitro nell’avvincente “duello” tra Zoolander e il rivale Hansel), ci introduce in un universo che sembra corrispondere in pieno al preconcetto che molti hanno di esso: spietati e spregiudicati stilisti/manager che muovono i fili di modelli e modelle dotati niente più che del proprio aspetto esteriore. Un’idea non proprio positiva, il che avrebbe potuto rendere la vita difficile a Stiller nell’invitare il suo pubblico a immedesimarsi nel protagonista, che incarna in tutti i suoi aspetti lo stereotipo del modello bello e stupido, tanto da aver dovuto ripetere addirittura la scuola elementare.zoolander-2

Nonostante ciò ci basta davvero poco per tifare il “bello, bello in modo assurdo” Derek, presentato come il più richiesto, “figoso” e celebrato modello dello star system, ma anche come il figlio rinnegato di una ottusa famiglia. Zoolander (soprattutto il primo) va oltre la riuscita critica al mondo della moda (ne rappresentano un esempio esplicativo i manifestanti “brutti” che irrompono in un mondo di “belli”) riuscendo a farci tifare per un personaggio al limite dell’antipatico.
La genuina stupidità dello strampalato protagonista e le sue inimitabili espressioni, parte integrante della trama, fanno sorridere e spesso ridere; ma Zoolander ha più di un’occasione di riscattarsi, come quando dà a Matilda consigli sul look.

Ognuno, nella vita, ha un talento e un compito. Quello di Derek, sottolineato dai suoi amici, è quello “di far star bene la gente mostrando quanto siamo figosi”. Ma non è un compito facile, essere belli per lavoro implica essere sempre al passo coi tempi, essere sempre alla moda, e le mode passano come niente, così Zoolander è soppiantato da Hansel, quindi rifiutato dal suo stesso mondo e chi lo ha rifiutato, cerca poi di servirsene per i suoi loschi scopi.
Siamo al cinema, e quindi il lieto fine è assicurato. Inutile dire che quasi mai è effettivamente così.

Quindici anni dopo Ben Stiller ci riprova, e così in questi giorni esce nelle sale Zoolander 2, già carico di polemiche (come era avvenuto per il prequel, contestato per la leggerezza con cui trattava temi come quello del lavoro minorile) Gli spunti per confezionare un altro buon prodotto cinematografico ci sarebbero tutti; è l’occasione di mostrare come un modello caduto nel dimenticatoio può riprendere in mano la sua vita, come in effetti Derek prova a fare dopo aver perso tutto ed essersi ritirato a vita privata nel New Jersey. Ma in questo caso, il gioco non funziona.Zoolander
La regia di Stiller, ottima nel primo film sullo stile dei reportage televisivi, è molto meno adeguata, il ritmo è vivace, ma non più effervescente, lo stesso protagonista, impegnato nel tornare alla ribalta nonostante quindici anni trascorsi, non riesce più a colpire nel segno con le sue espressioni. E soprattutto q                  uest’ultima considerazione pesa come un macigno sulla valutazione del film, considerando che, molto più del primo, Zoolander 2 punta tutto sul suo protagonista. Anche troppo, visti gli anni passati nella stesura della sceneggiatura, anche in questo caso co-firmata dallo stesso Stiller.

Diciamo quindi che Zoolander, grazie all’interpretazione di Stiller che contribuirà a lanciarlo definitivamente come star della commedia a stelle e strisce, alla realizzazione tecnica impeccabile e a un soggetto, come ampiamente detto, decisamente efficace, lascia un buon ricordo, per alcuni anche ottimo, nella cinematografia brillante di inizio millennio. Sarà difficile però che lo farà Zoolander 2, che paradossalmente rappresenta un prodotto perfettamente esplicativo di quel mondo costruito a tavolino fatto a pezzi nel primo film.