Introduzione

Tra il soffio lieve della memoria e il respiro lento di un’isola dimenticata, Sciatunostro di Leandro Picarella approda alla 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma (qui per il programma), nella sezione Progressive Cinema, con la forza quieta dei racconti destinati a restare.

Il vissuto che attraversa Sciatunostro

Nell’isola di Linosa, nel cuore del Mediterraneo, Ettore e Giovannino (Ettore Pesaresi e Giovanni Cardamone), due amici inseparabili di undici e sette anni, si preparano a vivere l’ultima estate insieme. Ettore, costretto a trasferirsi ad Agrigento per proseguire gli studi, lascia sull’isola un vuoto che Giovannino dovrà colmare fino all’arrivo della bella stagione successiva.

Non una trama qualsiasi, ma un tessuto di memorie condivise.

Recensione critica Sciatunostro

Lo sguardo della macchina da presa è spesso basso, all’altezza dei bambini, e il ritmo segue
il tempo dell’isola: lento, circolare, sospeso.

Più che un semplice documentario, Sciatunostro si configura come un racconto di formazione visivo e poetico, che rievoca per toni e struttura alcune grandi opere della letteratura siciliana. La narrazione lenta, intima, scandita dal passare delle stagioni e dal ritmo naturale della vita paesana, richiama immediatamente la prosa contemplativa di Gesualdo Bufalino, in particolare per Argo il cieco, dove la Sicilia diventa uno spazio della memoria e dell’interiorità.

Come nel viaggio simbolico di Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini, anche qui la separazione, l’attesa e il ritorno si caricano di un valore esistenziale. Le immagini di paesaggi assolati, di comunità raccolte attorno a tradizioni popolari — come la Madonna del mare ripresa da Picarella — ricordano la tensione tra passato e presente di Giovanni Verga e Leonardo Sciascia.

Lentezza ma carica di senso, in cui ogni sguardo, ogni gesto, ogni memoria condivisa diventa testimonianza di crescita e di legame profondo con la propria terra. Una storia semplice e universale che mette insieme in equilibro narrazione poetica e osservazione.

FAQ

Che cos’è Sciatunostro?

Film documentario di Leandro Picarella, con il suo modo delicato e genuino di raccontare la quotidianità

Chi è Leandro Picarella?

Nato ad Agrigento nel 1984, è un regista e documentarista italiano. Si afferma con opere che intrecciano realtà e fiction, esplorando memoria, paesaggio e identità. Esordisce nel 2015 con Triokala, seguito da Divinazioni e Sciatunostro. Il suo è un modo di fare cinema intimo e profondamente legato ai suoi luoghi d’origine.

Di cosa parla Sciatunostro?

Con i colori brillanti che solo un’isola nel Mar Mediterraneo può donare, Sciatunostro è la storia di un’amicizia, della sofferenza di un paese schiacciato dal peso dell’urbanizzazione e delle tradizioni che si cerca di tramandare, nonostante la globalizzazione.

Che stile ha?

Pur essendo un documentario, l’opera assume a tratti le caratteristiche di un film di formazione. Di fronte alla notizia sconvolgente della partenza imminente di uno dei due, Ettore e Giovannino, vivono la loro ultima estate insieme come un rito di passaggio, riempiendola di ricordi e di video che diventano testimonianze della loro amicizia. Durante l’inverno, separati dalla distanza, continuano a maturare, animati dal desiderio profondo di ritrovarsi.

Picarella alterna scene di paesaggio a primi piani intensi, restituendo tanto l’intimità dei protagonisti quanto il respiro del contesto che li circonda. Momenti di festa comunitaria si susseguono a frammenti di vita più raccolta, come per Pino e le vecchie videocassette che conservano la memoria di un passato in cui non aveva tutte quelle rughe sul volto. Profondità emotiva e un legame circolare che si chiude con Giovannino che si interessa al montaggio video e alle riprese, in attesa del ritorno dell’amico. Un vuoto che evidentemente viene colmato dal cinema.

Perché vale la pena vederlo?

Per respirare un attimo quella vinta lenta, lontana dalla frenesia quotidiana, e per rivivere insieme a Ettore e Giovannino quell’amicizia del cuore cha ha plasmato la nostra infanzia.

Sciatunostro in due parole

Emotivo e profondo

Curiosità

Il titolo del film richiama il termine siciliano Sciantu che significa soffio. Una parola che, in dialetto, assume anche un significato affettuoso: sciatu mio (ovvero fiato mio), espressione di un un amore essenziale, vitale, come il legame che unisce Ettore e Giovannino.