Madri tossiche e figlie ferite: quando l’eredità emotiva
diventa condanna
Tratta dal romanzo Sulla pelle di Gillian Flynn, la stessa di Gone Girl, e diretta da Jean-Marc Vallée, Big Little Lies, Sharp Objects è una mini serie HBO, uscita nel 2018 e divisa in otto episodi; è un’indagine dentro e fuori la protagonista che scava nella realtà dei fatti ma, sempre e solo, attraverso i suoi ricordi e i suoi innumerevoli traumi. Qui la realtà si fonde con i flashback, le allucinazioni del passato, le immagini e le sensazioni che perseguitano la protagonista, una bravissima Amy Adams, che non fa altro che inciampare nelle sue cattive abitudini e nei suoi meccanismi deleteri, tra abuso di alcol, autolesionismo e traumi materni mai superati.
Con una messinscena ben calibrata, tutta immersa nell’atmosfera cupa del thriller investigativo, tra morti violente, ricordi falsati e sangue, Sharp Objects tenta di portare avanti due livelli di narrazione: da una parte la ricerca dell’assassino e dall’altra, invece, si cerca di trovare il bandolo della matassa che aggroviglia l’esistenza di Camille, il punto d’origine dei suoi mostri…perché sì, il mostro non è quasi mai solamente uno, quindi attenti anche qui contro chi puntate il dito.
Trama della serie HBO Sharp Objects

Partiamo dal principio: due ragazzine uccise, torturate e con i denti rimossi: la giornalista Camille Preaker, torna a Wind Gap, sua città natale dove non mette piede da una vita, per scrivere di questi omicidi. Se, almeno inizialmente, la domanda sembra solo “chi è l’assassino?”, man mano che la narrazione va avanti, e scava sempre più in profondità, la domanda diventa un’altra: cos’è successo a Camille? La protagonista, infatti, nel corso degli episodi si prende sempre di più la scena, con atteggiamenti che lasciano il pubblico interdetto, con un modo di agire da adolescente irrisolta, Camille nasconde qualcosa, un segreto che viene distillato lentamente e che, solo sul finale, riuscirà a mettere un punto alla sua ricerca. Forse.
La madre come gabbia d’amore

Tornare nella sua città significa per Camille tornare da sua madre, Adora, interpretata da Patricia Clarkson; lei è una madre distaccata, infastidita dalla presenza di quella figlia che non è come vorrebbe. Adora è tutta esteriorità, una perfetta confezione che nasconde il suo marcio contenuto tra le mura di casa, una madre presente ma solo alle sue condizioni, è il non risolto di Camille, quella che la mette in discussione, che non comprende i suoi traumi, che la giudica senza mai avvicinarsi davvero, che la disprezza sorridendo perché Camille non è mai stata la figlia perfetta di cui lei aveva bisogno. Marian lo era, la sorella minore della protagonista, morta giovanissima e, in un certo senso, ora rimpiazzata da Amma, Eliza Scanlen, ultima figlia di Adora, sorellastra di Camille, ribelle fuori casa ma una bambola di pezza con sua madre. Adora è, come Camille e Amma, un personaggio estremamente sfaccettato, una madre pessima che alterna cura estrema a distacco totale, è il motivo per cui “gli oggetti appuntiti” del titolo hanno marchiato il corpo della giovane protagonista, è l’apparire prima dell’essere, una mente malata e manipolatrice che trascina Camille, senza neanche accorgersene, nel suo baratro personale da cui, da tutta la vita, sta tentando di uscire. La madre qui è la gabbia da cui, a fatica, si tenta di scappare, è la figura ambivalente che mostra “amore” per Amma e un certo disgusto per Camille, è l’inizio dei traumi e, in un certo senso, ne è anche la fine. Ma tutto, in Sharp Objects, si scopre lentamente, gli omicidi e la vera natura di Adora, i traumi e la loro genesi, il male e la capacità di rovinare intere generazioni. La vera famiglia della protagonista sembra essere quella che si è scelta, il suo capo e la moglie, quelli con cui si confida, quelli a cui confessa le sue paure e quelli che, inevitabilmente, dovranno salvarla da una madre a cui di materno è rimasto ben poco.
Sharp Objects: un’indagine su due livelli

La serie, quindi, dall’indagine alla True Detective (serie a cui è stata spesso paragonata, nel bene e nel male) diventa un thriller alla scoperta del passato della protagonista, un’indagine nella sua psiche attraverso la quale il pubblico vede tutta la storia. Questo, infatti, è il tratto distintivo di Sharp Objects, ogni fatto, ogni avvenimento, viene presentato al pubblico attraverso il filtro di Camille, attraverso i suoi traumi che modellano e distorcono la realtà, trascinando lo spettatore nel buio della sua anima che, pian piano, riesce a farsi un po’ più chiara. Si sospetta di tutti, si cerca di mettere in fila i pezzi di un puzzle che ci viene mostrato attraverso dei flashback sparsi, che appaiono sullo schermo così come affiorano alla mente di Camille, in una sorta di flusso di ricordi scombinati a cui nemmeno la protagonista riesce a dare un senso. L’indagine sugli omicidi continua ma, andando avanti con gli episodi, sbiadisce sempre di più, lasciando praticamente tutto lo spazio alla scoperta del passato della protagonista, ma anche del suo presente in balia della folle sorellastra, alla ricerca di un ordine tra tutte le parole con cui lei stessa ha marchiato il suo corpo. Molte piste seguite dal detective Willis, Chris Messina, sembrano rimanere sospese fino a svanire dietro alla storia della protagonista che cattura sempre di più l’interesse dello spettatore. Ecco, forse, è proprio questa la piccola pecca della serie Sharp Objects, il precario equilibrio tra indagine pura e ricerca nell’interiorità dei personaggi, dove quest’ultima diviene un turbine di informazioni e svelamenti che coprono totalmente il fatto di sangue iniziale che torna ad essere funzionale solo ed esclusivamente per la risoluzione del caso madre-figlia.

Ad ogni modo, Sharp Objects è una serie da vedere, è un thriller psicologico che alterna presente e passato, verità e bugie, con uno sguardo attento sull’autolesionismo e la salute mentale nascoste dietro agli abusi, in questo caso di alcol. Piccola grande menzione per la colonna sonora di Sue Jacobs che alterna Led Zeppelin, Snoop Dogg, The Acid e tanti altri ma che, soprattutto, mette in apertura di ogni episodio lo stesso brano interpretato in otto stili differenti, sfaccettandolo proprio come i protagonisti della serie, perché ogni cosa può essere vista in molti diversissimi modi.
Attenzione! rimanete incollati fino ai titoli di coda perché il vero finale è in una sequenza post credit! (scelta discutibile ma tant’è…).
FAQ
Di cosa parla Sharp Objects?
La miniserie HBO è un thriller psicologico che alterna indagine poliziesca a ricerca interiore della protagonista, una bravissima Amy Adams alle prese col suo passato tormentato.
Perché vedere Sharp Objects?
Per ricostruire la vita della protagonista attraverso i piccoli indizi lasciati lungo gli episodi, e poi se vi piace
