Un eroe del nostro tempo. È questa l’idea che Oliver Stone ha del protagonista del suo biopic Snowden, presentato al RomaFF11. Edward Snowden è l’informatico ventinovenne dell’Intelligence Americana che nel 2013 rivelò alcuni programmi di sorveglianza di massa usati dagli Stati Uniti, diventando uno degli snowden-2uomini più ricercati del mondo.

Tratto dal libro d’inchiesta di Luke Harding, il film cerca di trovare un punto d’incontro tra fiction e realtà, tra pubblico e privato, senza però riuscirci. Troppo parlato e pieno di spiegazioni per un film di finzione, troppo generico e romanzato per funzionare come documentario, questo biopic finisce per essere poco efficace sia nell’uno che nell’altro senso. Il risultato è pericolosamente retorico, condito da dialoghi sentenziosi e melodrammatici, soprattutto nelle troppe scene tra Snowden e la compagna Lindsay (Shailene Woodley). Un film che non riesce a dire niente di nuovo e nulla aggiunge alla conoscenza e alla comprensione di un personaggio controverso, sospeso tra l’accusa di tradimento e spionaggio e la venerazione come paladino dei diritti.

Nel raccontare la storia di Snowden il regista procede diritto per la sua strada, tracciando un ritratto troppo univoco per essere credibile.

Convinto delle sue opinioni, più interessato a mostrare “come” che a capire “perché”, Stone (anche sceneggiatore del film insieme a Kieran Fitzgerald) si dimentica di indagare davvero il suo protagonista, che ne esce fuori sfocato e poco sfaccettato nonostante la buona interpretazione di Joseph Gordon-Levitt e le tante informazioni su di lui che ci vengono propinate. Le molte contraddizioni che evidentemente lo circondano spariscono in un ritratto a senso unico che scade in un finale pericolosamente incensante e adorante, al limite dell’agiografia.snowden

Il travaglio interiore del giovane hacker è personificato dai due personaggi di Nicolas Cage e Rhys Ifans, l’uno geniale scienziato che per difendere la paternità del proprio lavoro ha perso carriera e prestigio, l’altro un “grande fratello” ricco e potente, che a noi italiani non può non far pensare al megadirettore galattico di fantozziana memoria.

Una divisione tra buoni e cattivi troppo manichea, che ricorda gli angeli e i demoni che compaiono sulle spalle dei cartoni animati, consiglieri opposti di bene e male.

Sicuro delle risposte, il film non si pone alcune domande importanti, una in primis. Perché quest’uomo è stato complice per anni del sistema prima di decidersi a rivelarne i segreti? “È come se fossi lanciato su una traiettoria da cui non posso tornare indietro” dice lo Snowden di Stone. Una risposta troppo comoda e troppo semplice. Come questo film.