Con The Eternals sono tornati i supereroi, con loro avventure, umorismo, divertimento e leggerezza, in perfetto stile Marvel. Oppure no?
The Eternals di Chloé Zhao, sbarcato a Roma per la Festa del Cinema come evento di chiusura, si pone come totale cesura con ciò che pensavamo di sapere sull’universo Marvel e in generale su ciò che erano stati fino a poco tempo fa i cinecomics.

La trama ricalca (fedelmente a livello semiotico, non molto a livello narrativo) la serie a fumetti del 1976 creata da Jack Kirby su un gruppo di misteriosi protettori della Terra, creati dagli onnipotenti e possenti Celestiali, entità tecno-divine che dirigono l’universo da secoli.
Gli Eterni, hanno come compito primario proteggere gli umani dai pericolosi Devianti, mostruose creature dall’origine ignota, senza però intralciare la normalità della vita dei terrestri.

A dare il volto a questo folto gruppo di supereroi, la Disney ha chiamato un nutrito cast formato da Gemma Chan, Richard Madden, Kumail Nanjiani, Lia McHugh, Brian Tyree Henry, Lauren Ridloff, Barry Keoghan, Don Lee, Gil Birmingham, Harish Patel, Salma Hayek e Angelina Jolie, con Kit Harington come ciliegina sulla torta.

Partiamo col dire che The Eternals è un cinecomic che paga dazio alla necessità di introdurre un nuovo mondo, una nuova linea narrativa completamente separata dalle tre precedenti fasi. Il che comporta, per la prima metà dei 156 minuti, una lunga spiegazione su chi sono che finisce con l’annoire in attesa dell’azione più coreografata.
La sceneggiatura sovente lascia poco all’immaginazione, si concentra sul voler spiegare e mostrare tutto ed elencare ogni dettaglio, togliendo a volte le ali all’insieme, costringendo tutto dentro limiti alquanto forzati.
Come se non bastasse, diversi elementi del cast appaiono mal gestiti o semplicemente totalmente fuori parte (Angelina Jolie su tutti) pagando il prezzo ad una dimensione di profondità, che ne lascia alcuni in disparte, altri forzatamente fin troppo in primo piano.
Un po’ più di equilibrio non sarebbe guastato, per non parlare di come i “Devianti”, a parte sembrare della versione 2.0 dei Dinobot, non è che spaventino o portino la narrazione verso uno sviluppo marcato.

Tuttavia, al netto di questi difetti, The Eternals convince, in virtù di una volontà di rendere profondamente umani, fragili e imperfetti i suoi protagonisti, nel dipingerci un mondo fatto di bugie, di impotenza, di responsabilità e relativismo.

Non esiste il male assoluto, non esiste il bene assoluto, esiste solo il fare o non fare, la paura che condiziona ogni azione, le conseguenze che sfuggono all’umana comprensione dell’universo, facendoci sentire piccoli, miseri, insignificanti.

Non vi è traccia in The Eternals di quell’oppressivo elemento di humor che talvolta rendeva i film Marvel fastidiosamente irritanti, enormi baracconi per l’infanzia a scapito del pubblico più maturo.
Qui domina la morte. Lo fa in modo sinuoso, poi via via più insistente nel donarci una visione dell’immortalità come fardello, come opprimente carico emotivo.
Inclusivo, multiculturale, riesce comunque a donare ai vari personaggi una personalità differente e definita, una dimensione esistenziale specifica, con poteri, ma soprattutto con emozioni e debolezze molto particolari e terrene.

Basterà per conquistare il pubblico e la critica americani ormai “ammaestrati” da vent’anni di falsa autorialità? Per ora è difficile rispondere, ma di certo questa “Fase 4” del MCU, imboccando una direzione nuova e rischiosa, potrebbe paradossalmente salvarci dai cinecomics troppo numerosi e troppo uguali tra loro.