Bisognava capire immediatamente che un regista come Fritz Lang avrebbe regalato tanto e tanto alla settima arte, al punto di fare scuola in tutto il mondo (sia dal punto di vista registico che delle tematiche trattate) persino ai giorni nostri. Pare difficile credere, dunque, che un lungometraggio come Destino, realizzato dall’allora trentunenne regista nel 1921, nonché vero e proprio gioiello espressionista dal carattere fantasy, non abbia inizialmente ottenuto il meritato successo. Fatto sta che la pellicola, recentemente restaurata, è considerata, oggi, il primo, importante lungometraggio del regista viennese.

Destino, dunque, riprende direttamente un canto folkloristico tedesco, in cui Amore e Morte giocano i ruoli principali. In un piccolo villaggio tranquillo, arriva un giorno un misterioso straniero (impersonato da Bernhard Goetzke), il quale sceglie di stabilirsi proprio vicino al cimitero. Ben presto, egli si rivelerà essere proprio la Morte. Allo stesso modo, viene turbata la serenità di una giovane coppia di innamorati (Lil Dagover e Walter Jansen), nel momento in cui la Morte deciderà di portare il giovane con sé. La ragazza, disperata, raggiungerà lo straniero negli inferi, al fine di convincerlo a ridargli il suo innamorato. Potrà mai l’Amore sconfiggere la Morte? Per dimostrare ciò, la giovane dovrà salvare almeno una vita delle tre che stanno per spegnersi. Avrà così inizio un lungo viaggio tra Baghdad, Venezia e la Cina, al fine di portare a compimento la difficile missione. Riuscirà la nostra eroina nei suoi intenti?

Diviso in sei atti, Destino si distingue immediatamente per la cura registica con cui è stato realizzato. Ci troviamo, dunque, nel 1921. In quello stesso anno Robert Wiene stava realizzando il suo Il Gabinetto del Dottor Caligari (i cui modellisti, peraltro, si occuparono anche delle scenografie del film di Lang), considerato a tutti gli effetti il primo, grande film espressionista della storia del cinema. Eppure, già da diversi anni forti erano gli influssi della celebre corrente anche nel mondo della settima arte. Fritz Lang lo sapeva bene e in questo suo Destino particolarmente evidenti sono gli elementi che possono essere collegati a ciò.

In primis, non possiamo non notare la lunga scalinata bianca (magistralmente incorniciata da un arco a sesto acuto) su cui sale la protagonista nel momento in cui cerca di raggiungere il suo amato nell’Aldilà. Per non parlare delle numerose anime dei defunti che la stessa vede nei pressi del cimitero mentre si accingono ad attraversare il grande muro di pietra (lodevole, a tal proposito, il lavoro di sovrimpressione). Allo stesso modo, le scene ambientate di volta in volta nelle diverse location attraversate dalla ragazza si distinguono per una particolarissima cura degli ambienti ricostruiti, così come dei costumi.

Fritz Lang non lasciava nulla al caso. E questo suo Destino rappresenta una prova lampante del suo grande genio e della sua lungimiranza, oltre che del suo forte desiderio di “giocare” con la settima arte, sfruttando appieno tutte le numerose potenzialità che la stessa ha da offrire. Amore, Morte, ma anche Tradizione, Espressionismo e Fantasy si incontrano per dar vita a qualcosa di unico e prezioso. A qualcosa il cui valore è stato, oggi, finalmente riconosciuto da tutti.