Un autobus che si rompe sembra essere un problema da nulla, uno di quegli eventi che capitano senza incidere molto sulle nostre esistenze. Sole cuore amore il nuovo film di Daniele Vicari, regista tra gli altri del duro e necessario Diaz, fa invece riflettere proprio su quanto anche queste piccole cose pesino enormemente sulle vite già al limite che tanti sono costretti a vivere in questi anni difficili.

sole-cuore-amore3Presentato al RomaFF11, il film ha per protagonista la giovane Eli, quattro figli e un marito disoccupato che nonostante gli sforzi non riesce a trovare lavoro. È lei l’unica fonte di sostentamento per la famiglia, ma il bar dove lavora si trova a due ore di distanza da casa sua. Una traversata oceanica, da Ostia fino alla parte opposta di Roma, che Eli affronta con energia e umorismo, anche perché, nonostante tutto, ama il suo lavoro e la liberta che le dà.

Una donna che non ha mai chiesto molto dalla vita, solo “sole cuore amore”: ma anche quel poco è diventato un’utopia, un obiettivo quasi impossibile da conquistare, un qualcosa da ricercare con fatica e difendere a costo di qualsiasi compromesso.

Il problema non è Eli ma la realtà che la circonda. Non quella di momenti particolarmente drammatici dell’esistenza, ma la realtà di tutti i giorni, con cui quotidianamente ci confrontiamo e che sta diventando davanti ai nostri occhi sempre più dura ed estrema senza che ce ne rendiamo davvero conto.

Non ci sorprendiamo neanche di fronte al datore di lavoro che rifiuta un giorno libero a settimana alla protagonista malata, stanca, disperata. Niente cattivi da operetta, né negrieri con la frusta, ma solo un uomo qualunque con in mano quella che è diventata la più forte arma di ricatto dei nostri tempi: il lavoro. È lui il volto comune di uno sfruttamento accettato e diffuso, quasi giustificato.sole-cuore-amore

Nel raccontare la storia di Eli, Vicari riesce ad essere realista nei dialoghi e nelle azioni evitando qualsiasi sbavatura, senza una scena in più o fuori posto.

Merito della riuscita del personaggio è anche della brava Isabella Ragonese, che esprime con il corpo, i gesti, le espressioni una vitalità spenta, rassegnata, ma mai davvero perduta. Meno riuscita invece la parte del film incentrata sull’amica e vicina di Eli, Vale, ballerina alternativa, che se nelle intenzioni doveva fare da controparte alla protagonista, finisce per essere solo un personaggio di contorno, poco sviluppato e non sempre necessario.

Un film spietato ma in modo quasi silenzioso. Sole cuore amore è come la sua protagonista: senza drammi gridati, senza una sofferenza eclatante ma con un dolore segreto, una malattia nascosta e invisibile che poco a poco consuma dall’interno.