Cosa rimane di immutato in noi durante il procedere della nostra vita? È una delle domande che porta con sé Moonlight di Barry Jenkins, film di apertura dell’undicesima Festa del Cinema di Roma.

moonlight-3La vicenda si concentra su tre momenti dell’esistenza del protagonista, tre blocchi distinti e limitati della sua vita da bambino, da adolescente e da adulto. Si parte dall’incontro del “piccolo” (questo è anche l’odiato soprannome che si trova appiccicato) Chion, ragazzino taciturno e bullizzato della malfamata periferia di Miami, con lo spacciatore Juan, unico punto di riferimento per lui che vive in balia di una madre schiava della droga, e si arriva allo Chion adulto, divenuto immagine speculare del suo padre putativo.

Nel mezzo c’è l’adolescenza, vero momento di svolta nella vita del protagonista, punto di cesura tra il bambino che era e l’adulto in cui sarà costretto a trasformarsi.

Se esteriormente Chion è molto diverso in queste tre fasi, ciò che rimane immutata in lui è una sensazione di “diversità” che si trasformerà con il procedere della vita in una difficile e rimossa consapevolezza del sentimento, ricambiato, che lo lega al compagno di classe Kevin. È questo il nodo umano intorno a cui si sviluppa il film e il personaggio.

Muovendosi in un ambiente ostile, dove l’omosessualità è ancora un tabù difficile da rompere, Jenkins riesce a far intuire più che a mostrare, ad avvicinare con delicatezza la sfera sentimentale e con più duro realismo quella sociale. Ed è proprio quest’ultima che sembra avere la meglio sulla prima, conducendo i protagonisti verso un futuro inevitabile, una strada che per loro è già segnata. Questi ragazzi cresciuti troppo in fretta si troveranno di fronte alla consapevolezza di essere diventati solo quello che gli altri si aspettavano da loro.

moonlight-2
Uno spiraglio sembra però restare aperto, lasciando intravedere una pur flebile luce. Il tempo può cambiare il nostro corpo, il nostro volto, addirittura il nostro nome. Ciò che si vede da fuori è però una copertura che nasconde la nostra verità interiore, una maschera che la vita ci mette addosso con le sue avversità, i suoi urti, i suoi scontri.

Qualcosa che, come le placche d’oro con cui lo Chion adulto copre i suoi denti umani troppo candidi per spaventare, può essere rimossa per mostrare la parte autentica, mai davvero mutata, che ci portiamo sempre con noi.