Il genio comico Mel Brooks con La pazza storia del mondo non si accontenta più di parodiare Hollywood e i suoi generi, ma punta a ridere della storia dell’uomo, dalla preistoria fino alla Rivoluzione francese.
Film del 1981, scritto diretto e interpretato dallo stesso Mel Brooks, La pazza storia del mondo è decisamente uno dei lungometraggi più demenziali e farseschi del regista. Uscito in America con il titolo originale History of the World: Part I, come a far presagire un secondo capitolo imminente, in realtà il film non prevedeva minimamente una seconda parte, a dispetto del finale che preannunciava un leggiadro Hitler on ice o anche Ebrei nello spazio, ma era tutto parte della grande presa in giro di Brooks; almeno fino al 2023, anno in cui History of the World: Part II arriva davvero come serie televisiva di sketch comici e sì, Hitler danza sul ghiaccio!
La pazza storia del mondo: trama del film di Mel Brooks

La pazza storia del mondo è la parodia della storia dell’uomo, con la voce narrante di Orson Welles, è un concentrato di gag che partono dalla preistoria, con la grande citazione di 2001: Odissea nello spazio, ma qui i primi uomini scoprono il canto a suon di sassate, le pitture rupestri (con annesso critico d’arte azzeccatissimo) e i matrimoni; con un salto in avanti si arriva poi a Mosè, detentore delle famose tavole dei comandamenti che da 15 diventano 10 per una “piccola” svista.
S’inizia bene, questo è sicuro, le battute di Mel Brooks entrano e la sua parodia dei film di genere della grande Hollywood fa ridere davvero; man mano che si va avanti nella visione la risata di pancia va un po’ a perdersi con delle gag meno riuscite, ma sempre divertenti, che abbassano i toni della narrazione per riprendersi a sprazzi e riportare la risata al livello del più vitale Brooks che di cinema e parodia del cinema ne sa qualcosa.

Il regista e sceneggiatore per raccontare l’umanità sceglie alcuni momenti salienti sparsi qua e là per la storia (vera), con degli enormi salti temporali legati insieme da personaggi ricorrenti: c’è la storia dell’Impero Romano con il regista nei panni di Comicus, un filosofo impegnato chiamato ad esibirsi al cospetto del viziatissimo Nerone, Dom DeLuise, che ha come corte nientemeno che il Caesar’s Palace; celebre in questo episodio la fuga dei protagonisti e come scappare da dei centurioni se non grazie ad una gigantesca canna di erba spinella?!
Dall’antica Roma si arriva direttamente al grottesco e demenziale musical sull’Inquisizione spagnola, con macabre canzoni e balletti che riescono a far ridere il pubblico anche se tutti lì stanno andando a morire. Il gran finale, invece, è riservato alla Rivoluzione Francese e alla celebre ghigliottina pubblica che arriverà solo dopo la lunga panoramica sulla dissoluta corte di Luigi XVI, che pur di non morire cerca un suo sosia, tra sesso, disprezzo per la povertà e giochi di potere sempre in chiave dissacrante e parodistica.
Non un capolavoro ma comunque Mel Brooks

Certo, con La pazza storia del mondo non siamo più davanti al Mel Brooks degli anni ’60/’70, quello in formissima di Per favore, non toccate le vecchiette e soprattutto di Frankenstein Junior e per questo la critica si è fatta sentire a suo tempo; vuoi per la divisione in episodi che sfilaccia la narrazione, vuoi per qualche gag che fa fatica ad entrare o per qualche scenetta forse troppo prolissa, ma c’è da dire che anche questo film riesce ad avere le sue perle, come il “bello essere re” guardando in camera, che Brooks si porterà anche in Robin Hood, e il ben poco poetico ritratto dell’Ultima Cena, fantastico.
La pazza storia del mondo non è certo il capolavoro per eccellenza del grande regista della comicità americana, questo è certo, ma probabilmente le critiche che lo hanno voluto relegare a un filmetto mal riuscito o al grande inciampo del regista hanno avuto una penna forse un po’ troppo pesante.
Per gli amanti del genere comico, demenziale e parodistico il film riserva ancora qualche risata a distanza di anni, sia per battute veloci che parlano alla pancia del pubblico, sia per una comicità più sottile alla Brooks che calpesta qualche polveroso tabù che, anche se non lo si vuole ammettere, resiste ancora oggi.
Quello che è impeccabile è di certo la scenografia, con annessa scelta dei costumi, (anche se non sono mancate le critiche nemmeno qui) le ambientazioni, le riproduzioni storiche, volutamente sovraccariche a parodiare i peplum di quegli anni, rendono la visione un piacere per gli occhi, il tutto condito con picchi di risate sincere e qualche scivolone evitabile…ma il finale, il finale è genio puro!
