Al cinema dall’11 luglio, Fly me to the moon – Le due facce della Luna è la nuova commedia di Greg Berlanti dove, tra satira e romanticismo, l’America vende l’America.
Anni ’60, l’America si prepara al lancio dell’Apollo 11 e Fly me to the Moon è il racconto, condito con una buona dose di satira, sentimentalismi e dramma, di tutto quello che ha rappresentato per il mondo quel frenetico periodo della corsa alla spazio. USA e URSS erano le due grandi potenze rivali (non solo allora) e se i russi erano riusciti a mandare il primo uomo nello spazio, l’America non poteva certo farsi “rubare” la Luna; dopo il fallimento della prima missione, quella tragica dell’Apollo 1. il cui ricordo apre tristemente la pellicola, gli USA sono pronti per riprovarci.
Storicismi a parte, il film di Berlanti, con la sceneggiatura di Rose Gilroy su soggetto di Keenan Flynn e Bill Kirstein, è una commedia che cerca di non prendersi troppo sul serio, scherzando con sé stessa e con l’ossessione prettamente americana di vendere tutto, anche la Luna.
Fly me to the Moon: come vendere la Luna?

E infatti la storia di Fly me to the Moon-Le due facce della Luna è proprio questa, ossia quella di vendere un sogno, di vendere l’America stessa e di far appassionare nuovamente gli americani all’idea di poter vedere il primo uomo arrivare sulla Luna; e come fare se non con il mitragliante marketing? Da qui il film prende il via, con una splendida Scarlett Johansson nei panni di Kelly Jones, una pubblicitaria spregiudicata capace di vendere la qualunque, un po’ Mad Men ma dall’aspetto scoppiettante di Midge Maisel, incaricata da un onnisciente Woody Harrelson, assistente di Nixon, di rendere appetibile nientemeno che la NASA.
Lo “scontro” non tarda ad arrivare quando la coloratissima Kelly arriva nel grigiore asettico dell’agenzia spaziale e fa la conoscenza di Cole Davis, l’integerrimo direttore del lancio, reduce da 52 missioni in Vietnam, interpretato da un Channing Tatum tutto stretto in maglioncini a collo alto. Tra i due c’è subito chimica, il che sarà il sottotesto da rom-com di tutto il film che ogni tanto fa capolino per abbassare i toni satirici sull’allunaggio e sull’America tutta (perché gli USA si prendono in giro ma fino a un certo punto).
Fly me to the Moon, quindi, si divide in due racconti paralleli, quello dei tecnicissimi preparativi per il vero allunaggio e quello del più agguerrito marketing per vendere quel sogno a chiunque. Gli orologi degli astronauti, la penna che è stata sulla Luna, vero o no vale tutto, perché la giusta pubblicità può rendere quei tre astronauti più famosi dei Beatles, non basta “solo” andare sulla Luna. Tra battute sull’area 51, gli alieni e il presidente Nixon, il film gioca molto anche sulla veridicità degli eventi, sfruttando il più grande cavallo di battaglia dei complottisti: ma alla fine, ci siamo mai arrivati sulla Luna?
Fly me to the Moon: verità e finzione, satira e complotti
Non è l’arrivo del primo uomo sulla Luna, ma l’America che batte la Russia in diretta TV
E se l’intento è questo fallire non è un’opzione, quindi via alla finzione nella finzione, non basta più il marketing, ora si gira un falso allunaggio! la narrazione parallela del film continua e, mentre i tre astronauti Neil Armstrong, Edwin Aldrin, e Michael Collins sono sempre più vicini al lancio, in un hangar segretissimo si ricostruisce la Luna, con Jim Rash nei panni dell’eccentrico regista che dirige, tra urla, incidenti e fuoco sul set, un manipolo di finti astronauti con tanto di casco e tute spaziali.

Il pregio di Fly me to the Moon è sicuramente questo, ossia quello di sapersi prendere in giro dando adito, almeno per un po’, alle varie versioni della storia in modo da giocare con il pubblico su quale sia la verità. Meno efficace, invece, è la storia d’amore che fa capolino per scaldare i cuori del pubblico, ma che risente della poca chimica tra i protagonisti Johansson e Tatum, il che è un gran peccato ma forse su Tatum non hanno costruito un ruolo così simpatico come quelli a cui ci aveva abituato nelle sue più recenti pellicole.
Fly me to the Moon: un mix di generi ben calibrato
In Fly me to the Moon – Le due facce della Luna, quindi, c’è un po’ di tutto, c’è lo spettro della Guerra Fredda, c’è il cinismo delle istituzioni, incarnate perfettamente dal grande Woody Harrelson, c’è il dramma del post Vietnam e del primo lancio finito in tragedia, c’è la storia d’amore, la commedia divertente, il video fake, i complotti e quel lato dell’America che sa prendersi poco sul serio; (attenzione però, prendersi in giro sì ma ricordare ogni tanto quanto è bello essere americani e cosa significa essere parte di un così grande Paese e le bandiere e se non noi chi, questo c’è sempre, è chiaro).
Insomma, Fly me to the Moon è una simpatica commedia ben riuscita, colorata e perfettamente calata in quel clima anni ’60, non solo per il contesto ma anche per gli splendidi costumi, soprattutto per quanto riguarda i coloratissimi tailleur della protagonista e per le musiche che fanno da accompagnamento alla simpatica narrazione. é una storia vera? è una storia finta? il video esiste davvero? film ci dice la sua, che poi è quella della storia scritta sui libri, ma ci lascia con una bella frase:
La verità è la verità, anche se nessuno ci crede. Una bugia è una bugia, anche se tutti ci credono.
E quindi fine dei complotti. O no?
