In una gelida Russia post-rivoluzionaria, una anziana donna in punto di morte confessa al genero di aver nascosto i suoi preziosissimi gioielli all’interno di una delle sedie che ormai non le appartengono più. Sono sufficienti solo queste poche righe per dare inizio ad una curiosa, grottesca e incredibile epopea di tre perdenti alla disperata ricerca di un tesoro ormai disperso e irraggiungibile.
Con il suo secondo film Mel Brooks continua a portare avanti quella sua idea di cinema comico fatto di richiami al passato e caratterizzato da una ilarità intelligente. Parliamo di Il Mistero delle 12 Sedie pellicola del 1970 tratta dal romanzo degli scrittori russi Il’ja Arnol’dovič Il’f e Evgenij Petrovič Petrov.

Nell’Unione Sovietica di fine anni Venti, Ippolit (Ron Moody) è un nobile decaduto che vive nel villaggio di Stargorod e prosegue la sua vita lavorando all’anagrafe del paese.
Nel momento in cui viene a sapere che la suocera è in punto di morte, va a trovarla e scopre che l’anziana ha nascosto il suo corredo di pietre preziose all’interno di una delle sedie della loro sala da pranzo. Gli oggetti ormai hanno preso il volo per altre destinazioni, dopo essere state sequestrate dai bolscevichi. Senza darsi per vinto, Ippolit torna nella sua vecchia dimora per avere notizie dal suo ex domestico Tichon (Mel Brooks), ed è proprio qui che incontra Ostap Bender (Frank Langella) un mendicante furfante che lo ricatta per poter beneficiare anche lui dal ritrovamento della sedia fortunata.
Nel frattempo, però, Padre Fëdor (Dom DeLuise) ha saputo dei gioielli nascosti durante la confessione dell’anziana. Così, il prete si lancia a capo fitto nella ricerca della sedia tentando disperatamente di arrivare prima dei suoi avversari. In verità la spasmodica caccia sarà lunga e piena di imprevisti per tutti e tre i protagonisti, che gireranno la Russia sperando fino alla fine di raggiungere (o nel caso di Ippolit di riconquistare) la ricchezza.

Sebbene il film sia molto meno crudo rispetto al libro (in cui Ostap fa una brutta fine), vale la pena sottolineare come la scelta di puntare su un finale dolce-amaro non snatura quel clima di stravagante comicità, ma accentua ancora di più la metamorfosi di uno dei protagonisti.
È proprio Ippolit colui che si arrende di fronte alla sconfitta, si rassegna alla perdita dei gioielli, ma mantiene la sua avidità prendendo esempio dal suo compagno di avventura Ostap. Sia Moody che Langella, infatti, incarnano una improbabile coppia di truffaldini, accomunati dalla loro fame di ricchezza. Mentre il primo vorrebbe ritornare ai suoi fasti passati, il secondo spera di guadagnarsi una condizione di benessere. Ma tra Ippolit e Ostap c’è Padre Fedor, un terzo personaggio che funge da antagonista ed è terribilmente iperbolico nell’affrontare gli insuccessi della caccia all’oro.

Il Mistero delle 12 Sedie è una commedia che punta enormemente sull’abilità degli attori nel dare un certo spessore alla comicità.
Sono proprio loro, infatti, ad essere il fulcro di tutto il film, grazie alle loro inarrestabili nevrosi: Ippolit e Padre Fedor si contrappongono alla più saggia calma e astuzia di Ostap, che già abituato alla povertà, ritorna presto con i piedi per terra.
Se in Per favore, non toccate le vecchiette assistiamo alla messa in scena parodistica di un musical sul nazismo, ne Il Mistero delle 12 Sedie siamo catapultati all’interno di una comicità antipolitica che sbeffeggia quella burocrazia ingolfata in cui “non bisogna bussare alle porte dei numerosi uffici per non disturbare i lavoratori”.
Nello specifico Mel Brooks si diverte a parodiare la politica comunista attraverso il leitmotiv dell’avidità morbosa e l’abbandono più completo degli ideali e della fede religiosa.

Il Mistero delle 12 Sedie gioca con una fotografia dal sapore teatrale, facendo un uso scarso di ombre e giochi di luce. Ciò che colpisce maggiormente sono i riferimenti alla comicità del cinema muto, nello specifico quel movimento rapido e continuo che riporta la mente alle corse e agli inseguimenti tipici delle commedie di Buster Keaton e di Charlie Chaplin.
Parliamo del forsennato inseguimento di tra Ippolit, Ostap e Padre Fedor caratterizzato da una certa accelerazione e da una molto marcata enfasi dei movimenti, soprattutto durante la lotta.
Oggi Il Mistero delle 12 Sedie rimane un film che si pone più in ombra, rispetto ai più sdoganati e di successo Mezzo Giorno e Mezzo di Fuoco, Frankenstein Junior e Balle Spaziali.
La pellicola è il secondo flop al botteghino di Mel Brooks (dopo Per favore, non toccate le vecchiette) in cui tuttavia si delineano chiaramente l’esagerata irriverenza, la parodia e la critica sociale. Caratteristiche memorabili che ci fanno amare, ancora oggi, la filmografia di un genio della risata.
