Per continuare il percorso tra le pellicole di Mel Brooks, Cabiria Magazine propone Che vita da cani! (Life Stinks), il film tragicomico del 1991 nel quale il regista statunitense si auto dirige mentre veste i panni del protagonista Goddard.
La commedia viene presentata fuori concorso al 44º Festival di Cannes e nel cast ci sono anche Lesley Ann Warren, Jeffrey Tambor, Howard Morris e Billy Barty.
Life Stinks, la sinossi del film

Che vita da cani! prende in prestito la premessa del classico I dimenticati di Preston Sturges del 1939, in cui Joel McCrea interpreta un regista di Hollywood che se ne va per strada come un barbone: infatti, anche qui il protagonista è un ricco uomo d’affari di nome Goddard Bolt che per una scommessa con il concorrente in affari Vance Crasswell (Jeffrey Tambor), deve sopravvivere per le strade di Los Angeles per 30 giorni senza un soldo, senza dire a nessuno il suo nome o il suo background.
La sfida comincia perché sia Vance sia Goddard intendono acquistare una vasta zona di Los Angeles, bonificare e costruire nuovi edifici, per ottenere un profitto immenso. Chi vince, si intasca il terreno.
Mentre è per strada, Goddard incontra una donna senza tetto di nome Molly (Lesley Ann Warren) e molte altre personalità, rendendosi presto conto che la vita per strada è davvero dura e che il denaro non significa tutto.
Quando il rifugio di Molly prende fuoco, Goddard le dice la sua vera identità per aiutarla, ma poco dopo scopre di essere stato raggirato e tradito dai suoi stessi uomini di affari (e da Vance).
Che vita da cani!, una storia per i buoni sentimenti

Che vita da cani! non viene spesso ricordato tra i film di Mel Brooks, probabilmente perché risulta una commedia senza lode e senza infamia, che cerca di fare un’operazione alla Charles Dickens sul ricco che si pente dell’uso del suo privilegio e che cerca la redenzione con l’altruismo e i buoni sentimenti. Ma c’è quell’elemento in più, sul giudizio di suoi colleghi dalla stessa estrazione sociale.
Ovviamente l’elemento comico è presente, peró la drammaticità della situazione a Los Angeles cozza tantissimo e ci si chiede se sia sfruttamento delle difficoltà delle persone da parte di Brooks per strappare qualche sorriso.
Il tutto resta leggero, a tratti quasi cartoonesco, dal plastico che rompe l’altro plastico a Goddard che balla per dei soldi.

Sorge spontanea una domanda: perché non concludere questa scommessa prima?
La storia forse non è poi così forte rispetto ad altre commedie di Mel Brooks e il risultato è un film di Natale senza luci. Una pellicola per buoni sentimenti, dove il protagonista viene guarito dalla solita donna speciale che lo aiuta senza pretese o senza voler niente in cambio.
Che vita da cani! non è, comunque, inguardabile. Ci sono delle scene buone, una tra tutte quella in cui i personaggi trasformano la povertà in fantasia, in una danza ispirata ai vecchi musical della MGM.
Rispetto ad altre commedie di successo, qui manca l’elemento extra ordinario che, pur facendo un commento su determinate situazioni, non si avvicinava mai a dei temi reali e tangibili, di cui onestamente è difficile ridere. Per questo motivo, Che vita da cani! non arriva ai livelli di Balle Spaziali o di Frankenstein Junior.
