Zack Snyder’s Justice League Justice League: Director’s Cut conferma lo stile visivo di Snyder e ne esalta pro e contro

Dopo tante attese e smentite, critiche e battibecchi tra fan ed haters, alla fin fine la Justice League di Zack Snyder è sbarcata su HBO Max.
Da subito al timone del progetto, il regista di Man of Steel dovette abbandonare la nave a causa del grave lutto familiare. Fu chiamato a sostituirlo Joss Whedon, che operò cambiamenti tanto radicali da allontanarsi decisamente troppo da quella che era l’idea di partenza. Il risultato fu un fiasco!

Zack Snyder’s Justice League è un’opera composta da quattro ore di combattimenti che per simbologia nascosta e dimensione visiva si allontanano tantissimo dalla prima versione. Una piccola parte del film è composta da riprese aggiuntive dove compaiono sotto-trame e personaggi esclusi dal primo montaggio, il nucleo resta comunque il materiale precedente seppur rimontato e rivisto graficamente con il finale girato ex-novo.
Di certo la differenza sta tutta nell’impronta di Snyder, uno dei registi più divisivi e discussi degli ultimi vent’anni, al pari di Michael Bay.

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L’iter narrativo della Director’s Cut è molto più complesso rispetto alla versione di Whedon infatti trovano un minutaggio maggiore le storie di Flash e Cyborg, appena accennate prima. Oltre ai due supereroi appena citati, che finalmente ottengo lo spazio che meritano, compare anche il famigerato Darkseid che nella prima versione era semplicemente evocato.

Le prime due ore hanno meno azione di quanto ci si aspetti, ma non per questo Snyder rinuncia agli slow motion che l’hanno reso iconico, ad un tappeto musicale pop e al caricare e rendere solenne il maggior numero possibile di fotogrammi.
La volontà da parte del regista è quella di fondere la sua dimensione visiva (più che narrativa) con l’identità dei supereroi così come era nei fumetti, aggiungendo inquadrature e sequenze che avvicinino questi personaggi all’immagine degli eroi della mitologia classica, esattamente come avveniva in 300
I supereroi per Snyder, a differenza di quelli dell’universo Marvel, non sono simpatiche canaglie, divi bizzosi o umanissime creature piene di difetti, sono divinità legate alla mistica, all’epica e non si fanno problemi a lasciare una scia di sangue dietro si sé. 

La durata di Zack Snyder’s Justice League è di 242 minuti e si sentono tutti: i dialoghi non suscitano particolare interessante (quelli tra Amy Adams/Lois Lane e Diane Lane/ Martha Kent toccano vette di noia non indifferenti), ma il tutto viene bilanciato e messo a soqquadro da un finale gigantesco e sanguinolento, sorprendente e spiazzante, in cui Snyder diventa più cupo e pessimista. 

L’insieme è, in fin dei conti, perfettamente coerente con la visione di Snyder dell’eroe: ispirandosi a Sofocle, i protagonisti del regista di Watchman sono da un lato possenti e invincibili, dall’altro anche profondamente fragili e insicuri. Sono creature in bilico tra istinto e ragione, condannati a lottare in eterno contro il destino e contro sé stessi, devono salvare il mondo e devono capire che ruolo hanno all’interno di esso.

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La componente musicale è troppo invasiva in Justice League, ogni personaggio è continuamente accompagnato dal suo tema musicale, il che alla lunga stanca e non poco e toglie paradossalmente ogni energia all’epica. Questo, unito ad un abuso della tecnica slow-motion (a cui Snyder non riesce proprio a rinunciare), fanno sembrare il film “vecchio” e sorge la domanda: davvero vi è ancora spazio per questo stile visivo nel cinema di oggi?

La realtà ci ha detto che la Warner con i suoi cinecomic ha avuto successo grazie a giganteschi fumettoni fatti per divertire senza pretese come Aquaman, Shazam o Wonder Woman, oppure con opere mainstream spacciate per cinema d’autore, come il Joker di Todd Phillipps o il prossimo Batman di Reeves, in cui emergono citazioni dei grandi classici ed elementi del cinema noir o crime.

Snyder stilisticamente, almeno per quello che si è visto in questa Justice League: Director’s Cut, sembra invecchiato troppo e quasi fuori dal tempo. L’universo cinematografico imposto dalla Marvel prevede un forte legame con la dimensione videoludica e velocità e intensità votate al gigantismo dove però la narrazione è la vera protagonista. Snyder non riesce nemmeno ad avvicinarsi a ciò e se i fan del regista adoreranno questa pellicola, per i restanti spettatori rimarrà un film pesante e troppo lungo.