Arance e Martello è l’esordio alla regia di Zoro, all’anagrafe Diego Bianchi, video-blogger e conduttore della fortunata trasmissione televisiva Gazebo.

L’intento di Zoro era quello di trasportare l’atmosfera di Fa la cosa giusta di Spike Lee (citato abbondantemente nel film) a Roma e raccontare il microcosmo del mercato di via Orvieto: un universo urbano fatto di contrasti tra etnie diverse, fedi politiche e calcistiche opposte e scontri generazionali.

Tutto si svolge durante “il giorno più caldo dell’estate più calda degli ultimi centocinquanta anni di unità d’Italia”, nel quartiere San Giovanni: la radio locale “Carbonara Sushi Station” dà la notizia che il sindaco è intenzionato a chiudere il mercato, i commercianti allora si rivolgono alla sezione locale del PD, ma per avere chiarezza e un cambio di rotta dal Comune dovranno ricorrere ad una occupazione.

Arance e MartelloArance e Martello vuole raccontare l’Italia di oggi mostrando, come in una sineddoche, una parte per intendere il tutto, la base quindi è un ottimo spunto comico che Bianchi imposta in maniera semplice, immediata e piacevole, ma mano a mano questa idea si perde e si ripiega su se stessa, implodendo in un film confuso sia sul piano narrativo che su quello stilistico.

L’esordiente regista alterna due tipi di ripresa: da un lato abbiamo quella propriamente cinematografica con una fotografia che ricalca quella del sopracitato Fa la cosa giusta, con una composizione delle inquadrature mutuata sempre da Spike Lee e dall’altro quella stile selfie-amatoriale, giustificata dal fatto che Zoro impersona se stesso che gira un documentario sul mercato.

La presenza di Bianchi all’interno della narrazione vuole dare una riconoscibilità di stile, ma risulta un peso per l’economia della visione che è troppo frammentata e questi momenti sembrano quasi un riempimento buttato a casaccio per allungare il brodo: quest’ultimo tipo di immagini sono adatte e funzionali al mezzo televisivo o telematico, ma al cinema funzionano poco e rovinano, in questo caso, una potenziale ottima commedia.

La pellicola, alleggerita da queste situazioni, è piacevole, montata bene, con una sottile autoironia e una regia abbastanza buona.

Il problema di Arance e martello è che Zoro vuole “dedicarlo” al suo pubblico fidelizzato, dimentica di uscire dal personaggio del video-blogger per accaparrarsi una platea più grande che nella prima parte del film era riuscito a coinvolgere.