Taxi! Portami via da questo film!

Hedley Lamarr

Sulla soglia dei cento anni, Mel Brooks è il maestro vivente e indiscusso della commedia. Grazie al suo umorismo ha sfidato e ridicolizzato le norme sociali e cinematografiche. I suoi film sono non solo divertenti, ma anche profondamente intelligenti.

Attraverso la lente della parodia e della satira, col suo cinema è stato in grado di offrire una critica sagace della società. Con una carriera che abbraccia più di cinque decenni, Mel Brooks ha ridefinito il genere comico, spesso rompendo le convenzioni e sfidando i limiti del politicamente corretto. Molti dei suoi film, oggigiorno, sarebbero impossibili da produrre.

Mel Brooks è famoso per le sue parodie di generi cinematografici, che vanno dal western alla fantascienza, dall’horror al musical. Attraverso la parodia si diverte a ridicolizzare i cliché e le convenzioni dei generi, offrendo al contempo una riflessione critica e umoristica sulla cultura popolare. Il suo humor è spesso irriverente e senza peli sulla lingua.

Una delle caratteristiche delle sue opere è l’abbattimento della quarta parete. I personaggi si rivolgono direttamente al pubblico oppure fanno riferimenti espliciti al fatto di essere in un film. Questo elemento meta-cinematografico aggiunge un ulteriore livello di divertimento e auto-consapevolezza alle sue pellicole. Mel Brooks affronta temi come il razzismo, l’antisemitismo e l’avidità in modo provocatorio e sempre efficace. Non ha paura di utilizzare il linguaggio e le situazioni poco politically correct per mettere in luce l’assurdità dei pregiudizi e delle discriminazioni.

Uno dei suoi lavori più memorabili che sfida tabù e stereotipi razziali è la commedia western del 1974 Mezzogiorno e mezzo di fuoco (titolo originale: Blazing Saddles ovvero “selle fiammeggianti”).  

Il film è un mix di umorismo visivo e verbale, con gag e battute che spaziano dal sofisticato al volgare e che combina elementi di satira, slapstick e parodia. Rompendo spesso la quarta parete e introducendo elementi meta-cinematografici, Mezzogiorno e mezzo di fuoco è una satira tagliente dall’umorismo senza freni e pungente.
Rimane una delle opere più celebri e discusse di Mel Brooks.

Trama di Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Stati Uniti, 1874 (anche se ci sono molti anacronismi voluti riferibili agli anni settanta).
Nel vecchio West, la corrotta amministrazione ferroviaria decide di costruire una nuova linea attraversando la cittadina di Rock Ridge. Per cacciare via gli abitanti, il procuratore generale Hedley Lamarr (Harvey Korman) decide di nominare uno sceriffo afroamericano, Bart (Cleavon Little), sperando che l’intolleranza razziale provochi una rivolta.
Tuttavia, Bart, con l’aiuto del suo amico alcolizzato, il pistolero Waco Kid (Gene Wilder), si guadagna il rispetto e la fiducia della comunità, sventando i piani di Lamarr.

Mezzogiorno e mezzo di fuoco: la sceneggiatura

Questo è proprio il colmo. Noi ci prendiamo il disturbo e la fatica di scannare tutti quanti gli indiani del West, e per che cosa? Per far nominare uno sceriffo che è più nero di qualsiasi indiano! La cosa mi deprime.

Taggart

La sceneggiatura, scritta da Mel Brooks insieme a Richard Pryor, Andrew Bergman, Norman Steinberg e Alan Uger, è piena di dialoghi spiritosi e situazioni comiche.
Il film affronta temi come il razzismo e l’avidità in modo ironico e provocatorio, utilizzando il contesto del western per esplorare le ingiustizie sociali. Le battute sono spesso politicamente scorrette, tanto da essere state considerate offensive da qualcuno. A volte, risultano anche volgari e piuttosto scurrili. Ma l’intento di Brooks è solo quello di far riflettere sull’assurdità di certi preconcetti.

Il copione scritto da questo folto gruppo di autori era di 412 pagine e venne poi ridotto in sede definitiva attraverso numerosi tagli.  Se si deve trovare una pecca a questa commedia demenziale, il dito va puntato verso la mancanza di organicità. Il film è più che altro un susseguirsi di siparietti divertenti e trovate buffe, ma senza una vera e propria struttura narrativa unica portante.

La Warner Bros, che produceva il film, bocciò diversi titoli proposti da Mel Brooks, tra cui il suo preferito Tex X (con un evidente riferimento al defunto leader dei Black Muslims Malcolm X). Alla fine, l’ispirazione per il definitivo “Selle Scintillanti”, venne al regista…sotto la doccia! Il titolo italiano, che non ha nulla a che vedere con l’originale, s’ispira palesemente al celebre western Mezzogiorno di fuoco di Fred Zinnemann.

A proposito della Warner Bros, fu scontenta anche dell’utilizzo della parola “negro“, dell’eccessiva volgarità della scena delle flatulenze coi fagioli nel bivacco e di quella in cui l’ebete forzuto Mongo stende un cavallo con un pugno. La produzione chiese a Brooks di togliere queste sequenze, ma lui aveva il diritto del final cut sulla versione definitiva e non si piegò a queste richieste. L’unica scena tagliata vedeva Bart e Lili in uno scambio di battute dall’eccessiva connotazione sessuale. I due erano soli al buio e lo sceriffo pronunciava questa frase: «I hate to disappoint you, ma’am, but you’re sucking my arm» (“non vorrei contrariarla signora, ma mi sta succhiando il braccio“).

Per quanto concerne le accuse xenofobe legate al film, nel 2012 durante un’intervista per DGA Quarterly venne chiesto a Mel Brooks la motivazione dell’utilizzo del termine dispregiativo “negro” in un film comico. Lui dichiarò che all’epoca delle riprese originarie aveva ricevuto l’assenso e il supporto sia da parte di Pryor che di Cleavon Little, entrambi di colore. Confermando che adesso, nell’era del trionfo del politicamente corretto, se venisse girato un remake di Mezzogiorno e mezzo di fuoco sarebbe impossibile mantenere quel termine.

Tra intuizioni brillanti, gag esilaranti e deliranti, la pellicola regala grasse risate. Ma, in una recensione sulla parodia western più divertente di sempre, diventa praticamente un dovere elogiare il finale del film. Uno dei più geniali di sempre. Solo a una mente illuminata (e folle) come quella di Mel Brooks, può venire l’idea di far concludere la storia con un rocambolesco inseguimento nello spazio e nel tempo, fino ad arrivare nel bel mezzo di un balletto di tip-tap e in un cinema dove è proiettato ricorsivamente Mezzogiorno e mezzo di fuoco.

<< Ragazzi, la ricreazione è finita e non state lì a prendere il sole tanto non vi serve.>> [riferendosi agli operai di colore] – Taggart

Mezzogiorno e mezzo di fuoco: il cast

Mel Brooks si scontrò con la Warner Bros anche per quanto riguarda il cast. Lui avrebbe voluto Richard Pryor nel ruolo dello sceriffo. Purtroppo, l’attore aveva una dipendenza dalla cocaina che veniva ritenuta dagli studios un forte ostacolo per ricoprire un ruolo così importante. Restò nel film in qualità di co-sceneggiatore, ma Brooks fu costretto a ripiegare su Cleavon Little per la parte di Bart. L’attore, comunque, è stato molto carismatico con la stella a cinque punte sul petto, combinando fascino, intelligenza e senso dell’umorismo.

Per indossare gli stivali del pistolero Waco Kid, il regista aveva scelto Gig Young. Ma essendo molto malato, collassò sul set il primo giorno di riprese. Al suo posto, arrivò Gene Wilder…decisamente in tutta fretta, ma cucendosi addosso il personaggio. L’amatissimo attore di Frankenstein Junior eccelle come spalla comica grazie al suo caratteristico stile di recitazione pacato e ironico. Harvey Korman e Madeline Kahn (che interpretando la sensuale cantante Lili Von Shtupp, fa la caricatura di Marlène Dietrich) offrono interpretazioni esagerate e divertenti, in linea con il tono del film. Memorabile il cameo di Mel Brooks, che davanti la macchina da presa appare due volte: come capo indiano e come governatore pazzo e libidinoso… semplicemente un fuoriclasse!

Mezzogiorno e mezzo di fuoco: una rivoluzione di genere

Rompendo molte barriere con il suo approccio audace e irriverente, la pellicola è stata rivoluzionaria per la sua epoca e l’ha portata a diventare un classico del cinema comico che ha influenzato altri film e registi. Basti pensare che, nonostante si tratti di una parodia,

Mezzogiorno e mezzo di fuoco è stato candidato agli Oscar nel 1975 per: la miglior attrice protagonista (Madeline Kahn), il montaggio e la canzone originale. Questa pietra miliare del demenziale continua a essere rilevante e divertente anche decenni dopo la sua uscita.

La sua miscela esplosiva di satira e di personaggi memorabili giustifica anche l’uso di battute becere, rendendolo un esempio brillante di come la commedia possa essere utilizzata per criticare e riflettere sulla società…in barba al politically correct!