Ci sono incassi inspiegabili nella storia del cinema. Film che, come direbbe il ragionier Ugo Fantozzi, sono <<una cagata pazzesca>> … eppure sbancano al botteghino nonostante siano di una bruttezza più unica che rara. E’ il caso di Street Fighter- Sfida Finale, una pellicola derisa dai fans e affossata dalla critica che ha avuto, però, un incasso di ben 100 milioni di dollari.

Trama inconsistente e interpretazioni poco convincenti (per essere gentili) hanno il merito di elevare quest’opera diretta da Steven E. de Souza come uno dei peggiori film d’azione di sempre.
Ma, nonostante tutto questo, è diventato un cult trash. Come mai?

Basato sull’omonimo videogioco Street Fighter – Sfida finale (ma finale poi perché? Non si è mai capito!) è stato un grande successo economico del 1994.
Sfruttando la popolarità del videogame, i produttori hanno incentrato  la sceneggiatura per lo più sulla trama e sui personaggi del capitolo Super Street Fighter II.
I due protagonisti dell’adattamento per il grande schermo sono Jean-Claude Van Damme e Raùl Julià, a cui è stato dedicato il film, dato che è deceduto poco dopo il completamento delle riprese.  

Il grosso introito di questa pellicola, ha spinto nel 2009 il regista Andrzej Bartkowiak a riportare al cinema i lottatori del franchise nel pessimo (ed era davvero difficile fare peggio del suo predecessore) Street Fighter – La Leggenda. E’ vero che oggigiorno con le nostre recensioni  non sprechiamo inchiostro, ma spendere altre parole su questo film sarebbe soltanto una perdita tempo. Preferisco, piuttosto, parlare dell’universo Street Fighter che è amato da milioni di gamers in tutto il mondo.

Street fighter: il videogioco

Street Fighter è una popolare serie di videogiochi di combattimento in cui i giocatori assumono il controllo di vari personaggi che partecipano a tornei di arti marziali in tutto il mondo, ognuno con le proprie mosse speciali.
E’ un tipico picchiaduro a incontri in cui si lotta l’uno contro l’altro.  

Il primo gioco della serie è stato pubblicato da Capcom nel 1987 ed è famoso per i suoi personaggi iconici, i combattimenti frenetici e le mosse speciali di ciascun personaggio.  
Nel gioco soltanto Ryu Ken Masters sono personaggi giocabili, mentre sono dieci gli avversari da battere, ognuno con la sua nazionalità.

Inizialmente, il videogame  si giocava con un sistema di controllo con joystick e due grossi bottoni con cui si determinava la potenza con la quale sferrare un pugno o un calcio. C’erano tre varianti di forza per ogni colpo.  Tanti giocatori avevano l’abitudine di premere i bottoni con troppa forza danneggiando il controller, così negli anni il sistema venne modificato con pulsanti tradizionali. Fu così che venne creata la configurazione a 6 pulsanti (six button layout) che divenne lo standard per tutti i giochi della serie Street Fighter.

Questa serie di videogiochi è così tanto amata  dai gamers di tutto il mondo che è stata oggetto di numerose trasposizioni, a partire dai fumetti, diventando anche un gioco di ruolo (Street Fighter: The Storytelling Game). E’ stata adattata sia per il piccolo che per il grande schermo. Oltre ai due film già citati, sono state realizzate due serie tv dirette da Joey Ansah (Street Fighter: Assassin First nel 2014 e Resurrection nel 2019) e due serie animate nel 1995 (Street Fighter ispirata al film con Van Damme e  Street Fighter II) .

Street fighter – Sfida finale: la trama del film

A Shadaloo, piccola cittadina costiera nel  Sud-est asiatico, il generale Mr. Bison (Raùl Julià) regna come un dittatore. Cattura dei cittadini occidentali e minaccia le Nazioni Alleate che lo stanno combattendo con un ultimatum: pagare un riscatto di 20 miliardi di dollari entro 72 ore o gli ostaggi moriranno. Al comando delle truppe nemiche, c’è l’impavido colonnello William F. Guile (Jean-Claude Van Damme) che dichiara una lotta aperta al dittatore pur di salvare le vittime catturate dallo spietato generale. E’ spinto anche da una motivazione personale: Bison ha preso come ostaggio un soldato,  Carlos Blanka, detto Charlie, (Robert Mammone) che per Guile è come un fratello.

Nel frattempo, in Thailandia, due truffatori spacciano dei giocattoli come armi potentissime al boss mafioso locale, Victor Sagat (Wes Studi). La coppia è composta da Ryu Hoshi (Byron Mann), un giapponese dal temperamento mite,  e Ken Masters (Damian Chapa), un americano scavezzacollo.  

Quando i due vengono scoperti, il gangster li obbliga a combattere nel suo giro di lotte clandestine. Durante un incontro, le forze delle Nazioni Alleate fanno irruzione e arrestano tutti, compresi Sagat, Ryu, Ken e Vega, lo sfidante di Ryu. I protagonisti finiscono nella fortezza di Bison, che tenterà in tutti i modi di difendere il suo impero con l’aiuto dei suoi alleati. Alla fine, però,  Guile riesce a sconfiggere il crudele dittatore e a salvare  gli ostaggi.

Nella versione home video è presente una scena extra dopo i titoli di coda. Si vede il braccio di Bison emergere e riattivare un computer, dando uno spunto di partenza per un  potenziale sequel. Mai prodotto, fortunatamente (aggiungo io!).

Street fighter – Sfida finale: la recensione

Il film presenta una serie di combattimenti coreografati e sequenze d’ azione che ricordano il videogioco, ma manca di profondità e coerenza nella trama.
I fan del franchise potrebbero comunque apprezzare alcune scene di lotta e la presenza di alcuni dei personaggi del gioco. Ma lo scarso spessore dei caratteri e la completa mancanza di originalità e profondità nella storia, sono forti ostacoli per essere soddisfatti di questo adattamento più che deludente.

Vedere i due eroi del videogioco, Ryu e Ken, ridotti a macchiette di contorno…fa male.
Prima vengono presentati come due superficiali e stolti truffatori da strapazzo; poi diventano degli infiltrati impacciati e legnosi. Un brutto tonfo per i protagonisti epici del mondo virtuale che vengono denigrati sul grande schermo per dare luce al tipico e banale salvatore della patria, il colonnello Guile.

Tra inesattezze, forzature ed effetti speciali incommentabili , Street Fighter – Sfida Finale è un film difficile da amare. Abbonda di luoghi comuni, personaggi bidimensionali e scontati…  fa soltanto leva sull’amore dei videogamers. 

Oggi, a trent’anni di distanza dall’uscita nelle sale, è solo quella folle nostalgia dei tempi spensierati passati davanti a una consolle, che ci spingono a riguardare una pessima pellicola come questa.

Ai nerd più accaniti ,in fondo, basta anche un filmetto con una trama inesistente e tanto trash per ricordarsi di quanto era bello starsene a casa a distruggere joysticks diventando Ryu e Ken.