Avete presente quando, in Cuore di tenebra di Joseph Conrad, Kurtz, in preda al delirio, ripete solo la parola ‘orrore’? Il suo volto lo si immagina scavato dall’esperienza, i suoi occhi spalancati verso l’ignoto mentre il ricordo delle conseguenze del potere lo lacerano internamente. Corrado Rinaldi (Paolo Pierobon) ha a che fare con giochi di potere ogni giorno; come alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare è spesso testimone di quanto alcuni esseri umani vengano meno a questo appellativo, eppure nulla sembra sfiorarlo.
L’ordine assoluto è l’unico metodo per contrastare il caos, nelle azioni, nelle decisioni, persino nei sentimenti, ma quando questo viene meno, anche solo per un istante, ogni equilibrio si sfalda tramutando la contemplazione dell’orrore in realtà.

ordine-delle-cose-recensione-cabiria-magazinePer L’ordine delle cose, presentato fra le Proiezioni Speciali alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, Andrea Segre torna ad uno dei temi cari alla sua poetica, anticipando nella finzione alcuni dei recenti (e reali) provvedimenti sulla questione migratoria.

In un’edizione del festival in cui si fatica a scorgere una regia consapevole e meritevole di essere definita tale, il regista veneto coniuga una sceneggiatura densa ad un uso responsabile della macchina da presa, con cui descrive la scricchiolante identità di un uomo ligio che per la prima volta, in un centro di detenzione per migranti in Libia, vede negli occhi della giovane Swada (Yusra Warsama) la vera natura della sua professione.

È con una ripresa fissa che conosciamo Corrado, i suoi gesti, le sue abitudini; è con il fuori campo che capiamo i suoi silenzi, la sua necessità di alzare delle barriere fra se stesso e la sua famiglia, fra la sfera personale e quella professionale; è dalla confusione libica, dalle grida, da una maggior libertà filmica che comprendiamo un Paese in cui, seppur frammentato, il potere è pericoloso e la giustizia inesistente.

lordine-delle-cose-cabiria-magazineCorrado, in fondo, è ognuno di noi: ascoltiamo il numero degli sbarchi sulle nostre coste, leggiamo notizie, vediamo immagini, a volte proviamo pena, ma alla fine guardiamo e passiamo, sempre. Quel Paese dove tutto è irrimediabilmente beige non è così lontano, forse già ci viviamo.
Andrea Segre è schietto, mette in tavola i fatti – in questo caso li precede – li espone con intelligenza e ci impone di vedere, capire, smettere di distogliere lo sguardo e disabituarci all’ingiustizia. Per farlo, sceglie come protagonista un eccellente Paolo Pierobon, nella sua prova più calibrata, e gli affianca un egregio cast, fra cui spiccano Giuseppe Battiston, Roberto Citran e Fausto Russo Alesi.

In L’ordine delle cose non c’è la poesia a cui il cineasta ci ha abituato, non avrebbe avuto senso. Quello che rimane, nella fissità di un breve piano sequenza è l’indifferenza, il cinismo e i nostri occhi volontariamente chiusi.

L’ordine delle cose sarà nelle sale dal 7 settembre 2017