Gli Hitler ballerini e fantasisti se ne possono andare, a noi interessano solo gli Hitler cantanti!

Guardando una delle scene più surreali, intrisa di un irresistibile umorismo Yddish, anche solamente la battuta sopracitata sarebbe più che sufficiente per rinfrescare i più bollenti e sonnecchianti pomeriggi di luglio. Per favore, non toccate le vecchiette (da The Producers, ennesimo titolo assurdamente tradotto in italiano, ma per una volta con un risultato più esilarante dell’originale nel doppio senso sboccato) è l’opera prima del leggendario Mel Brooks il quale, già con questo dirompente gioiellino (che gli frutterà un Oscar per la sceneggiatura, un musical a Broadway da 12 Tony Award e un dimenticabile remake nel 2005), conquisterà Hollywood.

Folgorante, Per favore, non toccate le vecchiette, lo è fin dalla memorabile scena dei titoli di testa! Nel sottobosco viscido e brulicante di Broadway il produttore da quattro soldi Max Bialystock (un Zero Mostel sudaticcio) riceve nel suo studio una lunga serie di anziane signore per soddisfarne gli appetiti (mai invecchiati) in cambio di cospicue donazioni per i suoi futuri spettacoli.

In questa precarietà economica Max escogita con il nevrotico contabile Leo Bloom (Gene Wilder, attore feticcio di Brooks, alla sua prima leggendaria interpretazione) un piano per rialzare le proprie finanze: produrre l’orribile musical Primavera per Hitler, scritto dal folle nazista Liebkind (Kenneth Mars), così da incorrere in un flop che gli consenta di tenere il guadagno per sé, senza dover distribuire le quote alle anziane finanziatrici.

Già nel suo primo lungometraggio Mel Brooks condensa tutta la sua satirica capacità di pungere lo spettatore (e spesso la società tutta) rivisitando al contempo in forma parodica i generi canonici del cinema americano, esponendo una spiccata autoriflessività e metacinematograficità, al cui centro è protagonista la tipica faccia tosta con il gusto per lo sberleffo che, di matrice squisitamente ebraica, deriva direttamente dai fratelli Marx.

In Per favore, non toccate le vecchiette, infatti, messo alla berlina è il mondo teatrale di Broadway, come estensione, però, del mondo dello spettacolo tout court (che Brooks cavalcava dagli studi televisivi a quelli cinematografici), deridendo la tendenza quasi prostitutiva del produttore alla ricerca dei finanziamenti e quella (tutta capitalistica) dello spasmodico amore per il denaro (“Voglio tutte le belle cose che si vedono nei film!” esclama Bloom una volta convintosi all’illecito con la promessa di un considerevole guadagno).

La regia priva di guizzi e il ritmo altalenante sono bilanciati da una messa in scena ricca di scenografie e personaggi grottescamente spassosi (la segretaria Ulla, ad esempio) che ridicolizzano un sistema, quello produttivo (invece che artistico) asservito al capitale, trovando l’esilarante apice nella mise en abyme dello spettacolo Primavere per Hitler (in cui, ovviamente, non si risparmiano ridicolizzazioni del regime nazista).

Ed è proprio qui che, però, il film dimostra di essere datato, poiché la realtà oggi ha superato la finzione e dunque crediamo di esserci fatti “infinocchiare dalla propaganda alleata”, che “Hitler sapeva vestirsi meglio di Churchill”, e, perciò, preferiremmo vedere Primavera per Hitler (ma fatto bene), piuttosto che Per favore, non toccate le vecchiette.
Che dire, dopo tanti anni, da buona satira qual è, l’opera di Brooks punge ancora.