Stampato nella memoria delle vecchie generazioni, Alla ricerca della valle incantata è il film d’animazione, del 1988, diretto da Don Bluth e prodotto da Steven Spielberg e George Lucas.

Un preistorico racconto di formazione, tra amore e disperazione, Alla ricerca della valle incantata è il frutto del lavoro di tre menti straordinarie: in primis Don Bluth che, dopo anni di lavoro alla Disney, ha cominciato il suo percorso in solitaria tornando alla sua fascinazione per le vecchie fiabe, quelle fatte di bellezza ma anche di un po’ di paura e angoscia (Brisby e il segreto di Nihm e Fievel sbarca in America ne sono testimoni); Spielberg, regista celeberrimo che ha fatto dell’emotività il suo marchio di fabbrica e che ha dimostrato nel tempo di essere abilissimo nel riportare al pubblico il punto di vista dei più piccoli; e, infine, George Lucas, padre della fortunatissima saga Star Wars con la sua infinita lotta tra bene e male e quella sua volontà, da lui stesso spesso dichiarata, di portare al cinema quelle storie che il se stesso bambino avrebbe voluto vedere sul grande schermo.

Quello di Alla ricerca della valle incantata è stato un lavoro di rottura dai classici, con una narrazione diversa e un modo di presentarla sul grande schermo tutto nuovo, anche se ormai, visti anche i quasi quarant’anni passati, è lontanissimo dal nostro stile veloce e chiassoso di comunicare attraverso le immagini; Alla ricerca della valle incantata, infatti, è una pellicola fatta di tempi lunghi, di silenzi e nessuna canzoncina orecchiabile e intramontabile stile Disney, è un film lento come il cammino stesso dei suoi protagonisti.

Alla ricerca della valle incantata: trama del film d’animazione

La storia è quella di Piedino, un piccolo dinosauro collo lungo che, con la mamma e i suoi due nonni, cerca di raggiungere la famosa Valle incantata, un luogo ricco di vegetazione rimasto miracolosamente risparmiato dalla siccità e le altre calamità naturali che continuano a sconvolgere il pianeta, dove i protagonisti sperano di poter continuare a vivere.

Il piccolo Piedino, però, sarà ben presto costretto a proseguire il suo viaggio da solo, in seguito alla morte della sua amorevole mamma, avvenuta mentre cercava di salvare il suo piccolo dalle grinfie del temibile Denti Aguzzi; come se non bastasse, i nonni finiscono su un altro pezzo di terra, a causa di un violento terremoto, e si separano da Piedino anche loro (una tragedia!).

Il film, come lo stesso regista desiderava, affronta quindi la disperazione del lutto, struggente soprattutto se visto dagli occhi di un bambino (è un dinosauro, sì, ma l’animazione riesce a far empatizzare il pubblico con la qualunque) e ancora la solitudine, l’abbandono e quel senso di vuoto interiore che solo la tristezza sembra poter colmare.

Alcune cose le vedi con gli occhi, altre le vedi col cuore

Come già accennato, quella de Alla ricerca della valle incantata non è, certamente, l’animazione Disney a cui eravamo e siamo tutt’oggi abituati, qui c’è tanto buio e moltissimo silenzio, colmato solo dall’azzecatissima colonna sonora di James Horner che accompagna tutto il film; i toni del paesaggio sono cupi, terrosi, e sembrano riflettere lo stato d’animo del protagonista, così piccolo eppure posto davanti ad un compito così grande: crescere da solo.

Sicuramente, se si osserva bene, si vede l’influenza del lavoro di Bluth presso la grande casa Disney, per quel carattere antropomorfo dei suoi personaggi (anche se qui sono tutti dinosauri s’intende!) ma quello che è più nettamente visibile è il suo volersi discostare da quel modo “gioiso” di narrare, la sua voglia di riportare alla luce i minuziosi e bellissimi dettagli che caratterizzano l’animazione, le luci, le ombre e, soprattutto, quel senso di sofferenza e riflessione interiore a cui, secondo Bluth, l’animazione non deve mai rinunciare.

Certo, la collaborazione con Spielberg e Lucas non ha lasciato libero sfogo a tutte le idee di Bluth, tanto che alcune scene, le più cruente e angoscianti, vennero tagliate dalla pellicola, con grande sconforto del regista ma, probabilmente, meglio così, Piedino ha fatto piangere grandi e piccini nella sua versione tagliata, figuriamoci nell’originale.

Ovviamente, va detto che nella pellicola trovano posto anche risate e divertimento, parliamo pur sempre di un film per bambini: Piedino trova degli amici dinosauri che condividono con lui il viaggio, la sua infantile curiosità, la voglia di giocare e divertirsi, nonostante tutto. C’è Tricky, triceratopo femmina che rappresenta, in un certo senso, i muscoli del gruppo, è lei quella tosta della compagnia; ci sono poi Ducky, Petrie e Spike, ognuno con le sue speciali caratteristiche che li rendono unici e insostituibili, dal volatile che non sa volare fino all’ingenuo e goloso cucciolone.

Piedino, quindi, non è più solo ma, nel suo personalissimo viaggio fuori e dentro di sé, riesce lo stesso a sentire la sua mamma vicina, come fosse la sua guida che lo accompagna da lontano, ed è proprio grazie a questo seguire la sua voce interiore che il protagonista e i suoi nuovi piccoli amici riusciranno a raggiungere la tanto desiderata Valle incantata. Quello di Piedino, quindi, è un vero e proprio viaggio di formazione, un cammino attraverso il dolore e la consapevolezza che arriva fino alla felicità finale, all’accettazione e, quindi, alla crescita.

Non c’è un solo modo per rivolgersi al piccolo pubblico

Alla ricerca della valle incantata, con i suoi adorabili protagonisti, prende spunto dalla fascinazione dei bambini per i dinosauri e per il lontano mondo preistorico, così studiato eppure così assurdamente misterioso (e poi la figura di Godzilla aveva creato un grande scompiglio già da metà degli anni ’50).

La storia di Piedino, con la sua durata di giusto 69 minuti, riesce ad insegnare ai più piccoli (attenzione, non così tanto piccoli altrimenti il trauma infantile è dietro l’angolo) il valore dell’amicizia, del coraggio ma anche della paura, dell’avventura e del credere nelle proprie capacità, anche quando le sfide della vita possono sembrare impossibili. Questo modo di raccontare di Bluth e il suo approccio cinematografico, dove edulcorare la pillola per i più piccoli non era neanche preso in considerazione, nasconde una sorta di rispetto per il piccolo pubblico, una fiducia nella loro capacità di comprensione e un modo, a tratti poco ortodosso, di non considerare i bambini in grado di seguire meccanicamente solo canzoni orecchiabili e colori sgargianti, ma anzi di vederli come individui capaci di recepire messaggi profondi, storie “reali” e insegnamenti di vita.

Proprio per questo coinvolgimento emotivo e per le infinite possibili declinazioni di una storia così aperta come quella di un gruppo di piccoli dinosauri, col tempo, Alla ricerca della Valle incantata è divenuto un franchise con decine di sequel (a cui nessuno dei tre autori principali ha partecipato) che hanno consolidato la fama delle avventure di Piedino e dei suoi amici, con versioni più colorate e divertenti, ben distanti dal difficile racconto originale. E pensare che l’idea iniziale di Spielberg era semplicemente quella di creare una nuova versione di Bambi ma con i dinosauri e in un certo senso, in quanto a disperazione ce l’ha fatta…da qualche parte nel mondo c’è ancora chi si deve riprendere dalla morte della mamma di Bambi, ed era il 1942!