Diverte davvero The Nice Guys, il film visto a Cannes e nelle nostre sale dal 1 giugno con protagonista la strana coppia composta da Ryan Gosling e Russel Crowe. Riesce a far ridere, e di cuore, senza far sentire in difetto o in colpa lo spettatore: perché il divertimento è tutt’altro che stupido o banale, anzi frutto di una macchina cinematografica perfettamente costruita, in cui tutti gli elementi concorrono a creare un Nice guyscocktail ben equilibrato di comicità e azione. Il merito di questo risultato si deve innanzitutto alla presenza dietro la macchina da presa di Shane Black (che il film l’ha anche scritto insieme ad Anthony Bagarozzi) già sceneggiatore del classico action movie Arma letale, di cui The Nice Guys sembra quasi un fratello maggiore.

Siamo nella Los Angeles degli anni ’70, psichedelica e variopinta, dove le luci al neon riescono a stento a oltrepassare l’inquinamento dell’aria e a illuminare una realtà fatta di feste, droga, alcool e pornografia. Dopo una sequenza d’inizio da antologia che catapulta lo spettatore a capofitto nella vicenda, rendendo subito chiaro il tono del film, ci vengono subito presentati i due protagonisti. Si raccontano loro, naturalmente con la voce fuori campo, come in ogni buon noir che si rispetti: Jackson Healy (Crowe) è un ex marine che distribuisce giustizia a pagamento sotto forma di pugni e braccia rotte, Holland March (Gosling) un detective truffatore interessato solo al denaro, che affoga nell’alcool il trauma della morte della moglie di cui si sente responsabile. A fargli da balia è Holly, la figlia tredicenne sveglia e intraprendete, coscienza morale del padre e vera adulta di casa. Questi due improbabili eroi (più mezza) si ritrovano ad indagare sulla morte di una pornostar e a seguire insieme le tracce di una ragazza scomparsa, l’evanescente Amelia, finendo ben presto impelagati in una vicenda più grande di loro, che coinvolge anche i vertici del potere economico e politico, personificati da un’algida e glaciale Kim Basinger e dallo spietato killer interpretato da Matt Bomer

La trama, intricata come quella de Il grande sonno di Hawks, sembrerebbe uscita da un romanzo dell’hard boiled, ma il film gioca invece a stravolgere in chiave di commedia tutti i luoghi comuni del genere con lo scopo di decostruire il mito del detective senza paura e senza peli sullo stomaco. I due “nice guys” non sono assi della pistola, non reggono la vista dei cadaveri, non affrontano il pericolo se non quando è strettamente necessario. Se riescono ad uscire dai guai è più per fortuna e grazie all’aiuto di Holly che non per le loro capacità deduttive. Il gioco di demistificazione funziona bene anche grazie agli attori, che riescono a dare sostanza e credibilità ai loro personaggi: se Russel Crowe sfrutta con sapiente
nice guys 5 ironia la sua fisicità da ex palestrato imbolsito, Ryan Goslig dà l’ennesima conferma di essere il più versatile degli attori in circolazione, capace di calarsi indimenticabile non solo nei ruoli da duro “alla Refn” ma anche nella commedia, sfoggiando una mimica esilarane e tempi comici perfetti, senza mai andare sopra le righe. Da tenere d’occhio anche la giovanissima australiana Angouirie Rice, che con la sua Holly non solo non si fa schiacciare dai due navigati mattatori, ma riesce in più di un caso a rubargli la scena.

Ha dei difetti The Nice Guys? Certo si potrebbe dire che forse c’è troppa carne al fuoco e che la conclusione della vicenda è un po’ faticosa: ma sono piccoli peccati che si perdonano volentieri a questa commedia action cinefila e citazionista, vero e proprio frullato di generi. Un “luminoso noir”, come l’ha definito lo sceneggiatore, in cui assistiamo tra l’altro a un incontro epocale: quello tra Crowe e la Basinger, ex coppia rovente nel classico del genere L.A. Confidential, trasposizione da James Ellroy diretta da Curtis Hanson nel 1997. Lasciamo al pubblico la curiosità di scoprire chi dei due divi ha retto meglio il passaggio del tempo.