Sono passati ormai cinque anni da quando, tornando in treno dall’università, un amico mi chiese se avessi guardato il pilota di questa “nuova serie” tratta da una saga fantasy letteraria, “Qualcosa tipo Tron”, mi disse. Perplesso, la sera stessa recuperai la puntata in questione e rimasi folgorato: finalmente una serie tv di stampo fantasy senza ridicoli effettacci visivi, cruenta e più vicina alla Storia che alla fantasia. Questo è stato il mio approccio a Game of Thrones (o, se preferite, Il Trono di Spade) e tuttora rimango affascinato dalla trasposizione televisiva dei libri scritti da George R. R. Martin, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco -saga fantasy tuttora in corso. A questo punto ci sarebbe da iniziare a sudare, ma andiamo con ordine. Spesso mi è stato chiesto perché Game of Thrones è una serie da non perdere: cos’ha di tanto speciale da indurre (quasi) tutti ad amarla? Un primo banalissimo motivo è senza dubbio il suo carattere innovativo. GOT 4Se analizziamo il panorama televisivo fantasy non troviamo granché, a parte i manifesti anni ’90 che non si prendevano poi troppo sul serio come gli Hercules e Xena made in Raimi che, sia per mancanza di un budget particolarmente elevato, sia per epoca e pubblico, esibivano effetti speciali poco credibili. Ma ci piacevano anche per quello, in fondo. Più recentemente si potrebbe ricordare La Spada della Verità, serie tratta dall’omonima saga letteraria di Terry Goodkind, ma non mi esprimerei in termini troppo lusinghieri, rimando alla mera citazione. Proprio il fallimento, in termini commerciali, dell’adattamento televisivo dei libri di Goodkind avrebbe potuto – e forse dovuto scoraggiare la HBO a produrre una serie su un’altra saga fantasy, ma ecco che arriva la novità: Game of Thrones non è un prodotto fantasy per ragazzi, ma una storia monumentale fatta di intrighi, violente battaglie e personaggi che muoiono dopo averti lasciato giusto il tempo di affezionarti a loro. Niente interpretazioni imbarazzanti e sopra le righe, niente effetti visivi talmente orridi da risultare quasi divertenti: tutto è calibrato, ogni attore è stato scelto con cura e la scrittura è supervisionata dall’autore originale dell’opera. Aggiungiamo che per l’HBO la sperimentazione è sempre stata di grande importanza, è anche per questo che le serie tv come le conosciamo oggi poggiano sui pilastri di questa casa di produzione (ad esempio Oz e I Soprano).

Ulteriore causa di successo è sicuramente il realismo rappresentativo presente nell’adattamento televisivo messo a punto dalla premiata ditta Benioff&Weiss: Game of Thrones appare più un resoconto storico che una serie fantasy, la magia c’è, ma va a sorprendere chi la riconosce come una forza da tempo dimenticata e che lentamente riaffiora, smentendo chi la credeva una favola per bambini. Inoltre l’intera storia è una gigantesca allegoria dell’eterna lotta tra il bene e il male e un affresco di come la brama di potere e ricchezze possono trasformare l’animo umano. Inoltre Benioff e Weiss avevano il difficile compito di riuscire a gestire numerosi personaggi, tutti con un notevole spessore psicologico, in modo intelligente senza deludere i lettori della saga che rappresentano un pubblico esigente e difficile. Il risultato è una serie che rimane fedele all’opera originale, pur cambiando qualcosa qua e là, ma sempre con criterio e riuscendo a stupire tutti, anche quelli già a conoscenza dei fatti narrati da George Martin. Personalmente detesto le variazioni dall’ originale: sono ben disposto ad accettarli se contestualizzati e giustificati e in Game of Thrones accade puntualmente. Quindi anche se alcuni personaggi vengono eliminati, ce ne sono altri già noti che ne fanno le veci, ampliando la loro già fitta storyline. Stagione dopo stagione si è creata una sorta di dimensione televisiva parallela a quella cartacea, molto simile ma con qualche differenza.GOT 2

Per alcuni i problemi sono iniziati dalla stagione in corso, la quinta, nella quale le differenze con la saga letteraria sono sempre più in aumento, dato che la serie sta ormai superando la storia raccontata nei libri: gli autori hanno annunciato che da qui in poi la serie anticiperà alcuni fatti che verranno narrati nei tomi di prossima uscita. Al di là di questo, Game of Thrones deve il suo successo anche a interpreti di valore come Peter Dinklage (Tyrion Lannister, diventato un vero e proprio personaggio cult) o Iwan Rheon che nonostante sia comparso relativamente tardi si è già aggiudicato l’antipatia del pubblico per lo spietato Ramsay Snow. Anche questo è un punto di forza della serie, riuscire a coinvolgere totalmente lo spettatore con la storia di ogni personaggio: ogni character scatena una reazione, dall’empatia per i più “buoni” (termine improprio, vista la sottilissima linea tra bene e male su cui camminano i protagonisti) all’odio incommensurabile che scatenano quelli puramente malvagi. Non è tutto qui. Non è solo la costruzione dei personaggi degna de I Soprano (pur entro i limiti, comprendo di aver citato una serie sacra et inviolabile) a rendere di Game of Thrones innovativo e magnetico, ma anche la cura per le ambientazioni e gli effetti visivi di altissimo livello, con riferimento sia ai draghi di Daenerys, sia alle suggestive panoramiche di Approdo del Re o di Bravoos. Insomma, questo show è senza dubbio tra quelli che più hanno cambiato il modo di vedere (e di realizzare) i serial negli ultimi anni, dimostrando che sempre di più la differenza tra l’intrattenimento televisivo e quello cinematografico si sta assottigliando in maniera evidente. Non dimentichiamo che ha anche contribuito a dare vita ad un essere orribile (e per questo affascinante) come Petyr Baelish.