Tutto può accadere a Broadway è l’italianissimo titolo di She’s funny that way. Il film nel passaggio linguistico perde qualcosa, ma resta intatto nella sua essenza; in fondo, lo diceva Shakespeare, la rosa, anche con un nome diverso, non perderebbe il suo profumo e il nuovo film di Peter Bogdanovich, regista cinefilo con un passato da critico cinematografico, ha decisamente un buon profumo.

Tutto può accadere a Broadway è un film che cita altri film, a partire dal bellissimo incipit, con dei protagonisti che parlano di cinema e che preparano uno spettacolo teatrale. Nel trionfo della metalinguistica, è chiaro che il riferimento principale è il cinema classico, in modo tuttavia talmente naturale, soprattutto nel parlare di attori e film da parte dei protagonisti, che viene naturale crederci, sentirsi coinvolti, nonostante l’assurdità dell’intrigo e delle coincidenze.

Ma a trionfare su tutto è il modo: that way!

Il modo in cui vengono caratterizzati i personaggi, anche con poche semplici scene, ma di straordinaria incisività, (vedasi ad esempio l’entrata in scena di Jennifer Aniston) caratterizzazioni sottili, mai scontate, subdole, sguardi precisi nei comportamenti umani.

Ma anche il modo in cui la storia è stata scritta, tutto puà accadere a broadwayassemblata in una sceneggiatura dal perfetto incastro. Sembra dunque scontato a questo punto lodare i dialoghi: puntuali, precisi, accattivanti, paranoici, che spesso ricordano quelli dei film di Woody Allen.

Quasi dimenticavo di dire che si ride e non ci si annoia mai: gli espedienti sono di vario genere, come la ripetizione, il doppio, la coincidenza esagerata, ma il merito è anche degli attori: la particolare bellezza e la bravura di Imogen Poots, musa di facili costumi, Owen Wilson “femminista” dalla personale interpretazione, Jennifer Aniston, psicanalista da psicanalizzare, Rhys Ifan improbabile playboy innamorato, Kathryn Hahn, Will Forte, George Morfogen e Austin Pendleton, che fa ridere solo a guardarlo. Costumi i loro, nel film, che calzano a pennello. Uno dei tranelli, in cui Tutto può accadere a Broadway non è caduto, era proprio quello della confusione e dell’approssimazione, vista la storia corale, di gruppo. Infine, Bogdanovich riesce anche a sorprendere, con un ultimo perfetto colpo di scena, prima di chiudere il sipario.

Bisogna allora ringraziare Wes Anderson e Noah Baumbach, i produttori che hanno voluto Bogdanovich e questo film, una commedia americana che sa distinguersi.

Print Friendly, PDF & Email