Cuffie al collo e aria trasognante e distratta, Cole Carter, interpretato da Zac Efron, è un ragazzo della San Fernando Valley, North Hollywood, che persegue l’ambizione di diventare un famoso DJ, guidato dalla convinzione che serva un’unica traccia, quella giusta, per riuscire nel suo intento. A supportare il suo desiderio di ribalta e di cambiamento sono i suoi tre amici, scapestrati e sregolati, e James Reed, celebre DJ che lo accoglie sotto la sua ala.

Max Joseph, al suo primo lungometraggio, fresco dell’esperienza di Catfish, con We are your friends resta all’interno del mondo giovanile d’oggi e delle dinamiche che lo trainano, cercando di assemblare, in quella che a difficoltà può dirsi sceneggiatura, tutto ciò che fa tendenza. Innanzitutto la scelta di Zac Efron, eterno teenager, ed Emily Ratajkowski, dalla popolarità sempre più crescente, soprattutto grazie ai social. Difficile infatti ipotizzare che sia stata scelta per le doti recitative, tuttavia Joseph si limita a qualche primo piano del décolleté e non osa mai di più. Infine la proliferazione dei DJ e la moda che avvicina sempre più ragazzi alla consolle anziché agli strumenti musicali. Ne esce però una parata di stereotipi, di mutandoni fuori dai pantaloni, feste sopra le righe, spaccio di droghe ai concerti e personaggi privi di introspezione psicologica e profondità. Alle riprese, in fase di montaggio, vengono aggiunte grafiche e didascalie, intente a spiegarci a mo’ di tutorial come realizzare una canzone al computer, tra suoni digitali e analogici, battiti cardiaci e il tentativo di nobilitare la musica da discoteca, alzandola a forma d’arte e di musica.

we are your friensLa colonna sonora segue dunque didascalicamente il tema del film, con le canzoni diegetiche composte da Cole e quelle extradiegetiche sulla medesima falsariga.

Tutto ciò che accade, tragedia compresa, va infine a giustificarsi nel finale, la traccia giusta di Cole, che ora (da uomo vissuto), può finalmente sfondare come DJ alle feste.

Cosa vuole dunque essere We are your friends? Un semplice e diretto intrattenimento no, perché questo non è il suo intento, un ritratto generazionale nemmeno, non essendo capace di dipingerlo con pennellate incisive, riconoscibili, emblematiche. Un puro prodotto commerciale? Forse sì.

A determinare il successo di We are your friends sarà proprio quel target giovanile, e caro al questo tema, a cui ci si rivolge. Al momento tuttavia, negli Usa, sembra non aver fatto presa.

Al di là del mio indomito razionalizzare, uscito dalla sala, come da routine, mi sono confrontato con il parere di pancia della mia fidanzata, che, alla domanda “cosa ti è piaciuto del film?”, mi ha risposto: “l’appartamento del DJ”.